Archiviata la batosta di Sassari, la Pallacanestro Varese riparte in vista della partita interna di domenica 26 marzo alle ore 20:00 contro la Tezenis Verona, gara insidiosa, assolutamente da non sbagliare per i biancorossi, immersi in una bagarre playoff che non ammette passi falsi.

La OJM cerca, con il ritorno al Lino Oldrini, di riprendere il cammino lasciato in sospeso dopo la partita con Pesaro, relegando a mero passo falso il tonfo in terra sarda. Uno stop che ha evidenziato una volta di più, se fosse ancora necessario, la forte trazione americana su cui si basa la OJM attuale. Una trazione che passa dalla regia di Ross, ai colpi di Brown, al carattere di Johnson, alla versatilità di Reyes, all’atletismo di Owens. E quando questo quartetto non funziona? Beh è chiaro che la situazione si fa critica, anche perché il pacchetto Made in Italy biancorosso non sta avendo l’impatto, per certi versi clamoroso, che aveva avuto lo scorso anno, più o meno proprio in questo periodo.

E’ vero, parliamo di due ideologie differenti, due gestioni molto diverse, due situazioni, di squadra e di contesto agli antipodi, però gli interpreti che lo scorso anno guidarono Varese dalla zona retrocessione a quella playoff, con un filotto di vittorie impressionante, targato Roijakkers, sono gli stessi che quest’anno stanno vivendo una stagione da comprimari in cui fanno fatica ad emergere.

De Nicolao, Caruso, Librizzi, Virginio, sono parte di un contesto di gioco nel quale non stanno riuscendo ad esprimersi con il valore elevatissimo dell’annata passata. I due casi più emblematici sono proprio De Nick e Libro, con il primo che più di tutti sta pagando la nuova corrente tattica biancorossa, decisamente meno incline alla difesa, suo habitat naturale e più votata ad un attacco fatto di tanti punti nelle mani dei propri esterni. Il secondo, invece, passato da piccolo prodigio capace di stupire tutta Italia a jolly nelle rotazioni, in cui però sta trovando molto meno spazio, nonostante l’apporto che riesce a dare in campo sia sempre più che apprezzabile, vedasi la prova del PalaSerradimigni.

Caruso potrebbe fare caso a sè, visto l’altalenarsi di prestazioni che ne sta contrassegnando la stagione, molto più riconducibili ad un normale percorso di crescita in cui poco può centrare l’effetto Brase, mentre per Virginio, dopo la crescita costante ed anche improvvisa sotto la gestione Roijakkers, il momento attuale non è dei più semplici, con pochissimi minuti di utilizzo a fronte di tanto lavoro in allenamento, ma la sensazione forte è che Nicolò avrebbe bisogno di un altro palcoscenico e categoria, per poter continuare a crescere.

Ferrero e Woldetensae li abbiamo tenuti volutamente a parte: sul capitano il discorso è ormai chiaro, il fatto che dopo un inizio di stagione molto positivo sia finito in fondo alle rotazioni è dato evidente, il motivo è rimandabile solo a scelte tattiche di coach Brase e Galbiati nelle quali facciamo fatica ad addentrarci, limitandoci a valutare l’utilizzo ed il minutaggio del capitano, sempre più in picchiata.

Sul numero 8 invece, le valutazioni sono più ampie. Uomo svolta della gestione Roijakkers, oggetto misterioso di quella Brase. Nonostante il coach americano gli abbia dato fiducia, minuti, titiolarità nel quintetto in maniera costante e continua, la risposta di Tomas è stata ben poche volte appagante. Poco efficace nel tiro da tre, sua arma principale, assente in fase di gestione della palla, meno concreto e solido in fase difensiva, l’involuzione dell’esterno biancorosso è culminata nella gara sassarese chiusa con un nulla di fatto in ogni statistica in 20′ di utilizzo. Un problema non da poco per la guardia titolare della squadra quinta in classifica.

Un quadro generale nel quale si evidenzia come gli azzurri biancorossi, perfino quelli cresciuti in un contesto di gioco prettamente americano come De Nicolao, Caruso e Woldetensae, “figli” delle University a stelle e strisce, stiano facendo fatica ad integrarsi nella nuova filosofia di squadra, in maniera per certi versi inaspettata. Sensazione sicuramente accentuata dall’elevato livello degli americani che il GM Arcieri ha portato ai piedi del Sacro Monte l’estate scorsa, segnando un cambio netto di passo nel valore tecnico generale di squadra, in cui però il pacchetto Made in Italy biancorosso deve tornare a incidere prepotentemente, come fece lo scorso anno in questo periodo, per far sì che Varese continui a stupire, nel momento più importante della stagione.

Alessandro Burin

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