La stagione della Varesina è stata un’annata intensa fatta di luci e ombre. Se però a inizio anno l’obiettivo dichiarato è quello della salvezza, e la matematica certezza della permanenza in categoria arriva con ben sette giornate d’anticipo, allora la stagione non può che essere pienamente positiva.

Questo è infatti il bilancio di mister Marco Spilli che, tuttavia, con occhio critico non manca di sottolineare quelli che sono stati i difetti della sua squadra: “Se guardiamo alle premesse dobbiamo essere super soddisfatti perché, da neopromossi, la nostra volontà era quella di difendere la categoria e l’abbiamo fatto alla grande. Ci sono arrivati tanti complimenti, forse troppi visto l’epilogo, perché non siamo stati bravi a rinegoziare i nostri obiettivi: dopo la matematica salvezza sapevamo di avere la possibilità di fare qualcosa di straordinario e lì invece non siamo stati bravi, abbiamo avuto la pancia piena e ci siamo adagiati sugli allori”.

Che voto daresti alla stagione?
“Sicuramente alto: direi un 9 per il percorso fatto prima delle battute finali, mentre la valutazione è chiaramente insufficiente se si guarda alle ultime partite. La stagione resta comunque ben sopra la sufficienza e i complimenti vanno a tutti, dai ragazzi e dallo staff fino alla società che ci ha sempre consentito di lavorare nel miglior modo possibile”.

Nel girone di ritorno avete confermato pregi e difetti del girone d’andata: un attacco sempre incisivo, a maggior ragione in virtù degli innesti di Tedesco e Casolla, mentre in difesa avete continuato a concedere qualcosina di troppo…
“Concordo con l’analisi, anche se un allenatore ben sa come non si debba mai distinguere l’attacco dalla difesa: in una squadra di undici giocatori contemporaneamente in campo, tutti devono contribuire in egual misura alle due fasi. Diciamo che abbiamo convogliato le nostre energie per fare gol piuttosto che per evitare di prenderli: in fase offensiva tutti hanno dato un contributo importante, mentre a livello difensivo non sono mancate le reti subite da palle inattive o frutto di distrazioni e di cali mentali. Credo sia nella natura di qualsiasi giocatore: se devo fare uno scatto per segnare lo faccio, se devo farlo per difendere magari mi viene meno naturale. Detto questo, ha sicuramente inciso anche il livello estremamente equilibrato del campionato: soprattutto nelle ultime giornate chiunque poteva perdere contro chiunque”.

A proposito, dopo playoff e playout, ti aspettavi questi verdetti? Una menzione speciale non può anche andare al Varese…
“Quando costruisci una squadra e imposti una stagione hai delle aspettative che inevitabilmente possono complicarsi. Chiunque c’è passato e ogni situazione è profondamente diversa: credo che il campionato del Varese si sia complicato fin da subito, ma sono stati bravi a rialzarsi per andare ai playout dove è successo quello che è successo e non sta certo a me giudicare, anche perché io darei ragione ad entrambe (sorride, ndr). Detto questo ho sempre ribadito come il Lumezzane avrebbe vinto il campionato, e l’hanno fatto anche se con il brivido per merito di un Alcione che ha reso al di sopra delle proprie possibilità; mi aspettavo di più da Brusaporto e Franciacorta, anche se quest’ultimi sono stati condizionati dai tanti infortuni”.

Tornando a voi, invece, hai parlato di “pancia piena”: perché non siete riusciti a superare il momento di flessione?
“Come ho detto prima, chi più chi meno, eravamo arrivati al punto di avere la pancia piena e ci è mancata la cattiveria agonistica. I famosi dettagli di cui si parla spesso fanno davvero la differenza: una marcatura saltata, una diagonale non fatta, un fuorigioco non letto… sono tutte situazioni che abbiamo sempre pagato al primo episodio per poi mollare il colpo. Non siamo mai stati messi sotto dal punto di vista del gioco, ma questi aspetti vanno tenuti in conto e prevenuti per lavorarci sopra nel migliore dei modi: non l’abbiamo fatto e questa è stata la nostra non bravura, mia in primis. Sona? L’emblema del discorso: eravamo in vantaggio e abbiamo concesso due gol frutto di altrettante distrazioni. Credo che la nostra ultima partita importante sia stata il pareggio interno con l’Alcione che ci è valso la salvezza; poi abbiamo vinto 5-2 con il Seregno, ma quel match è stato condizionato da un’espulsione dopo venti minuti”.

A livello personale, invece, che stagione è stata? Ti senti maturato come tecnico?
“Da neopromossi abbiamo ricevuto tanti complimenti da chi mastica questa categoria da anni e parte dei complimenti, specialmente nel girone d’andata, sono arrivati anche a me. Avevo già fatto la Serie D, ma tornare dopo qualche anno e confrontarmi con allenatori davvero validi ha fatto crescere la mia autostima per cui indubbiamente mi sento maturato. La crescita di un allenatore passa dagli aspetti positivi e negativi: spero di aver capito cosa non ha funzionato nell’ultima parte della stagione per porvi rimedio qualora dovesse riproporsi la stessa situazione. Sbagliare è uno step obbligatorio per migliorare e, fortunatamente, i nostri errori sono stati indolori: sarebbe stato esaltante raggiungere i playoff, ma il nostro obiettivo era un altro”.

È presto per parlarne, ma i presupposti per proseguire insieme ci sono tutti (ieri è arrivata la riconferma del duo mercato Micheli-Scandola, ndr): forti di un anno di esperienza, quali sono i margini di crescita di questo gruppo?
“Non ho ancora parlato con la società. Per nostra politica, a campionato finito, ci prendiamo sempre qualche settimana per staccare e ritrovarci poi con valutazioni a mente fredda. Sicuramente i margini di miglioramento sono tanti perché comunque siamo arrivati decimi ma, riallacciandomi al discorso di prima, se cambi qualcosa avrai sempre un punto interrogativo sul futuro. Noi abbiamo sempre mantenuto un nucleo storico ed è quello che vogliamo fare anche questa volta, per quanto lavorare in Serie D sia sicuramente più complicato: in Eccellenza la Varesina è un’autentica big appetibile da tutti, mentre in questa categoria ci sono tantissime piazze da Nord a Sud che hanno magari più appeal e risonanza mediatica. Detto questo la proprietà ha dato un suo marchio di fabbrica alla Varesina e, in un mondo dilettantistico che si sta sempre più avvicinando al semiprofessionismo, parliamo oggi con orgoglio di una società riconosciuta, ambita e rispettata da tutti”.

Di sicuro l’anno prossimo non ci saranno più Ferdinando Fedele e Vito Spadavecchia. Per concludere la nostra chiacchierata, vuoi fare un tuo saluto ad entrambi?
“Se non me l’avessi chiesto l’avrei fatto io perché parliamo di due uomini eccezionali che sono stati importantissimi per la Varesina e che hanno volontariamente chiuso la propria esperienza qui per motivi diversi. Ferdinando ha compiuto il suo percorso per anni al mio fianco e, come gli ho detto, è pronto per un’esperienza individuale che lo porti a diventare un allenatore importante. Siamo cresciuti insieme vivendo le difficoltà in Eccellenza, la vittoria dello scorso anno e le soddisfazioni di questa stagione; è stato un collaboratore importante e non posso che augurargli il meglio. Vito, purtroppo, portava con se un fardello chiamato carta d’identità. Il suo obiettivo era poter giocare un’altra stagione in Serie D: siamo stati contenti e onorati di dargli questa possibilità e accettiamo con un sorriso la sua decisione di ritirarsi. A lui vanno i ringraziamenti di tutti, miei in particolare, perché anche quest’anno ha fatto la differenza”.

Matteo Carraro

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