Dal basket alla sua Varese, dai record e medaglie ad Adam Peaty: è un Nicolò Martinenghi che si lascia andare come in una chiacchierata tra amici quello che approda a Casa Arena, esattamente alle spalle della piscina del Foro Italico, l’ennesimo teatro dei suoi trionfi.
Come detto qualche giorno fa, raccontando la medaglia d’oro europea nei 100 rana vinta a Roma, Martinenghi sembra saper solo vincere nonostante, forse, non se ne renda poi conto fino in fondo. È semplice, estroverso, solare, sereno, lui si butta in acqua e con la sua nuotata a rana se li mette tutti dietro.

Ventitré anni ed al collo già diverse medaglie olimpiche, mondiali ed europee, e pensare che giocavi a basket…
“Per fortuna ho cambiato (ride ndr), sì giocavo a basket ma l’aspetto meritocratico mi ha portato a cambiare sport: quando la squadra vinceva e magari io giocavo male mi chiedevo perché dovessi prendere dei meriti, ed ovviamente anche viceversa. Io, invece, volevo fare uno sport dove tutto dipendesse da me, ed eccomi qua”.

Arrivare a certi livelli significa anche sacrificio e rinuncia, quanto ti manca la vita spensierata tipica di un ragazzo giovane della tua età?
“In realtà non troppo, ho avuto la fortuna di coltivare amicizie anche esterne a questo mondo e i miei amici comprendono il tipo di vita che faccio, questo aiuta molto, poi c’è da dire che i sacrifici sono comunque dettati dalla passione, ma anche che ogni tanto sono io quello che preferisce stare a casa a riposarsi un po’”.

Alla luce di quello che dici, non sembra esserci pericolo che tu possa montarti la testa…
“Ah no, davvero, nessun pericolo. Ho delle persone attorno che mi fanno tenere i piedi ben piantati per terra”.

Tornando al nuoto, un Europeo in casa te lo aspettavi proprio così?
“Avevo visto dei video dei Mondiali di Roma 2009 e alcuni ingressi erano scanditi dalla musica del gladiatore. Non sapevo bene cosa aspettarmi, ma poi mi sono ritrovato avvolto da un’atmosfera magica e magico è l’unico termine che davvero può raccontare questo campionato, non saprei spiegarlo in altro modo”.

Siamo a metà competizione e ti sei già messo in tasca un oro nei 100 rana ed un argento nella staffetta 4×100 mista mista, l’obiettivo è cantare l’inno ancora un paio di volte?
“Piccola premessa: questa stagione è stata lunghissima, sono molto soddisfatto di quanto fatto fino ad ora sia in vasca corta che in vasca lunga, però non posso nemmeno nascondermi. Nei 50 rana sarà anche gara interna con gli altri italiani, mentre nella staffetta 4×100 mista uomini ci presentiamo da campioni del mondo e detentori del record europeo, quindi sì, l’obiettivo è di nuovo l’Inno, qui, tutti insieme”.

Quando potremo finalmente gustarci di nuovo il duello con Adam Peaty?
“Fosse per me anche subito, purtroppo sono rammaricato di non averlo potuto sfidare in quest’europeo, ma lui ad oggi ha una condizione precaria sia a livello fisico che mentale ed è giusto che si concentri su stesso; Peaty è una delle persone più umili che abbia mai conosciuto nel mondo del nuoto e, nonostante sia un avversario, ha sempre una parola di conforto. Il suo palmares è incredibile ma è comunque rimasto la persona di sempre, gentile, rispettoso, umile; da parte mia c’è un immenso rispetto, peccato non lo veda da un annetto, al momento è solo un rapporto via social, non vedo l’ora di sfidarlo in acqua”.

Ampliando il discorso, il nuoto azzurro è in un momento d’oro, frutto di una crescita enorme con tecnici lungimiranti: quanto è importante toccare con mano questi progressi?
“Credo che una piscina così gremita sia già una risposta, il nuoto piace ed inizia a piacere anche a coloro che fino a poco tempo fa erano meno appassionati. Roma 2022 è anche una rampa di lancio sia per noi atleti che per il movimento in generale e stiamo facendo di tutto per sfruttarla nel migliore dei modi. Io cosa posso fare di più? Io per il nuoto farò qualunque cosa, davvero: mi ha dato così tanto che spero di riuscire a restituire almeno un quarto di quanto ho ricevuto”.

Nicolò Martinenghi è un varesotto innamorato della sua terra e per questa terra sta diventando un punto di riferimento, quanto orgoglio c’è in questo?
“Io ho Varese nel cuore e oggi, soprattutto dopo l’ultimo anno e mezzo che è stato il più significante per la mia carriera, penso di essere nel cuore di Varese. Diventare un punto di riferimento per la mia città, per la mia provincia, è veramente un orgoglio immenso”.

Stiamo per chiudere un’intervista in cui Tete (soprannome d’infanzia) è apparso solare, genuino, estroverso, un bravo ragazzo, ma avrai un dark side?
“Non sono così tranquillo come possa sembrare, ma se voglio fare bella figura il mio dark side non lo dico (ride ndr). In generale è difficile che io litighi con le persone, anche se non mi vanno a genio, so che questo non è poco”.

Un ranista che ha molto poco del ranocchio e tanto del principe, guarda caso, azzurro: Nicolò Martinenghi fa già stropicciare gli occhi, ma a 23 anni ha ancora tutta la carriera davanti per collezionare sogni.

Mariella Lamonica

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