Era in calendario alle 12.30 il Consiglio dei ministri che aveva in agenda anche l’approvazione della riforma dello Sport. I decreti erano stati presentati nello scorso autunno dal ministro Vincenzo Spadafora, quando era ancora in carica il governo Conte, e l’approvazione del CdM doveva arrivare entro il 28 febbraio (pena il decadimento e la ripartenza dell’iter dall’inizio).

I cinque decreti sono arrivati in preconsiglio dei ministri senza attendere il parere delle Commissioni Parlamentari, da qui la svolta quasi imprevista con l’approvazione. Tra le novità più importanti l’abolizione del vincolo sportivo e il riconoscimento della figura del lavoratore sportivo.

Per quanto riguarda l’abolizione del vincolo sportivo (ad oggi un atleta può svolgere attività sportiva agonistica solo per conto della società per la quale è tesserato e quindi non può praticare lo stesso sport con altra società) partirà tra 5 anni mentre il lavoratore sportivo, a partire da luglio 2022, verrà regolarizzato col versamento di contributi previdenziali per chi supererà la no-tax area di 10.000 euro annui.

Contrarie molte Federazioni: ieri Figc, Federbasket e Federvolley avevano scritto una lettera al premier Draghi, pregando di rinviare l’approvazione, viste le difficoltà che ha il mondo dello sport in questo periodo. Il riferimento era soprattutto al lavoro sportivo e all’abolizione del vincolo, osteggiata anche dalla Lega Nazionale Dilettanti. Anche Paolo Barelli, n.1 della Federnuoto, aveva fatto notare più volte la necessità di non approvare adesso queste norme che rischiano di mettere in crisi tante società sportive. Sulla stessa linea anche Giovanni Malagò, preoccupato per la tempistica. 

Redazione

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