Vincenzo Spadafora (S), sottosegretario con delega allo Sport, Giovanni MalagoÃ? (D), presidente del Coni, durante la riunione del Consiglio Nazionale del Coni, Roma, 25 febbraio 2020. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

18.30. Strano orario per fare la rivoluzione. Che (infatti), non ci sarà. Nell’incontro di questa sera tra il Ministro dello Sport Spadafora e i vertici del calcio italiano (Gravina e Dal Pino) verrà certificata la ripresa del campionato di Serie A (13 o 20 giugno), smussati gli angoli della quarantena in caso di positività di uno dei componenti del gruppo squadra e sciolto il nodo (cruciale) dei rapporti con i broadcaster TV. Tema (quest’ultimo) che si porta a strascico anche la grana degli slot orari delle partite. Probabilmente non si andrà oltre questo.

Già molto, per carità. Ma non abbastanza per conoscere il destino di Serie B e C che (pare) sarà solo argomento di contorno del (presunto) redde rationem odierno. Tutto fa pensare infatti che su cadetteria e Lega Pro la palla possa tornare nuovamente alla FIGC. Chiamata a trovare un punto di incontro con i rispettivi vertici dopo la secca presa di posizione del Consiglio di mercoledì 20 che ha imposto de iure la ripresa dei campionati sospesi a marzo causa Covid-19. Poliziotto buono e poliziotto cattivo, insomma. Roba già vista alla noia. 

A questo proposito, il vicepresidente di Lega Pro Jacopo Tognon ha chiosato ai microfoni de Il Catanista la proposta elucubrata dal Consiglio Direttivo di martedì di cui abbiamo scritto ieri: “Se una squadra può tirarsi indietro e non disputare i playoff? E’ una decisione che spetterà al Consiglio federale. Se c’è qualcuno che non vuole partecipare i casi sono due: o si fanno in formula ridotta oppure si fa la formula piena e la squadra viene sostituita”. Cioè, torna in gioco anche la Pro Patria? In teoria sì. In pratica (visti i costi proibitivi di applicazione del protocollo sanitario), no. Meglio farsene una ragione. Tanto più per fare (magari) solo una partita. Come occorso la stagione passata.   

Sempre il numero 2 di Lega sulla riforma della Serie B e sul fantomatico piano segreto per portarla a 40 squadre ha infine gettato la maschera: “C’è una normativa inserita nel decreto rilancio che consente il cambio di format con poteri alla FIGC. Che poi questo si concretizzi diventa difficile. Credo che si possano mettere le basi per una riforma che entrerà in vigore nella stagione 2021/22, non per la stagione prossima. Poi credo che la C per come la conosciamo rimarrà: il discorso del semiprofessionismo non dipende da noi“.

Niente rivoluzione quindi. Men che meno alle 18.30.                                              

Giovanni Castiglioni

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