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Pallavolo, Personaggio, UYBA Volley

Vale Diouf: “La Corea? Una figata. Nessun panico da Coronavirus”

Da Milano al Brasile alla Corea del Sud: è questo il viaggio nella pallavolo e anche nella vita che da due anni a questa parte ha intrapreso Valentina Diouf, opposto milanese classe 1993 che per tre stagioni, dal 2014 al 2018, ha vestito la maglia della UYBA. La tappa attuale del suo percorso di crescita è al KGC Ginseng, squadra della V-League della Corea del Sud, un Paese e un popolo che la affascina e la fa stare bene.

diouf coreaCome ti trovi dal punto di vista personale?
“E’ una figata! Mi sembra di vivere all’interno di un perenne cartone animato, ci sono lucine dappertutto, le persone sono aperte e sono molto carine nei miei confronti. I tifosi ci seguono ovunque e mi hanno anche dato un nuovo soprannome: Dig-uf. Valentina, inoltre, lo accorciano in Balen perchè per loro è troppo lungo e non pronunciano la ‘V’. Mi piace moltissimo essere qui, è una scelta che rifarei”.

Com’è vivere lì? 
“Sono organizzatissimi ed è tutto molto grande e ben gestito. I palazzetti sono enormi e moderni e abito nella città di Daejon all’interno del quartiere che ospita il KGC Ginseng, l’azienda che sponsorizza la squadra per cui gioco e che produce prodotti, anche cosmetici, a base di ginseng. Nei giorni liberi posso andare nella splendida SPA collegata all’azienda e rilassarmi lì. C’è veramente di tutto”.

Come hai fatto ad approdare in Corea del Sud?
“Ho deciso di iscrivermi nell’elenco del Tryout della V-League coreana perché dopo il Brasile volevo provare un’altra esperienza all’estero. In base ad un sorteggio, il KGC Ginseng ha avuto l’occasione di scegliere per primo una straniera e ha scelto me. Mi ha fatto piacere e sono molto fiera di questo”.

diouf corea ginsengCom’è la pallavolo coreana?
“In tanti credono che sia di basso livello ma posso assicurare che non è vero. Si può schierare una straniera per squadra e anche le giocatrici locali sono molto forti e anche alte, cosa che molti non credono. La peculiarità principale del gioco coreano è soprattutto quella di difendere il più possibile e fare punto non è facile”.

Stai facendo molto bene e in alcune gare sei andata anche oltre i 40 punti.
“Sono contenta e mi sento stimolata a crescere e imparare tutti i giorni qualcosa. Pian piano sono riuscita a comprendere qualche parola di coreano e a farmi capire e ora riesco anche a leggere gli ideogrammi. Al momento siamo quarte in classifica con ancora buone possibilità di arrivare terze e quindi qualificarci per i playoff. Ce la metteremo tutta”.

Il campionato attualmente è fermo per il Coronavirus. Come si vive questa situazione in Corea del Sud, uno degli stati più colpiti?
“Per precauzione il campionato è stato sospeso e finora a noi è saltata solo la partita di martedì. Ci sono più controlli del solito, ma la vita va avanti normalmente e tranquillamente senza panico o allarmismi. In Italia, invece, vedo che le reazioni sono diverse e meno pacate e controllate che qui in Corea; ho visto che i supermercati sono stati presi d’assalto, che Milano è più vuota e che ne sta risentendo anche l’economia. Spero che tutto torni alla normalità e che anche le persone gestiscano meglio il tutto”.

Dove giocherai l’anno prossimo?
“E’ ancora presto per dirlo. Dopo un anno in Brasile dove ho imparato il portoghese e la cultura del lavoro che sta alla base di molti successi dei brasiliani, ora penso a chiudere la stagione in Corea, un Paese che mi sta dando tanto dal punto di vista personale. Seguo il campionato italiano, ma solo i risultati per via del fuso orario, e in futuro vedrò cosa fare”.

Laura Paganini