Vedere la prossima stagione come se fosse una galassia lontanissima. Addirittura, cestisticamente, fuori dal nostro sistema solare”. Marco Novati, general manager della Robur Saronno, nonostante si sforzi proprio non riesce ad essere ottimista riguardo al futuro. “Pragmatico sì, ottimista è oggettivamente difficile anche perché – spiega Novati -, in questi tre lunghi mesi, tanti ne sono ormai trascorsi da quando la pallacanestro delle minori si è fermata, non ho avuto modo di raccogliere notizie positive. Quindi, se tanto mi dà tanto, guardare con serenità al futuro in questo momento rappresenta un esercizio piuttosto complicato”.

Quindi, scendendo sul piano pratico, qual è il pensiero ricorrente in casa Robur Saronno?
“Il mio club, come credo stia capitando alla maggioranza delle società, sta provando a programmare, o per meglio dire ipotizzare il futuro, giacchè di programmazione vera e propria, con basi solide intendo, non è pensabile poter discutere. Aggiungo che in questo senso, invidio sportivamente i club che hanno già mosso i primi passi per costruire la squadra. Beati loro che se lo possono permettere”.

Non vorrai farmi credere che un club importante di “tradizione” come Saronno è fermo al palo…
“No, è chiaro che non si tratta di immobilità e/o iperattività. Si tratta, in termini realistici, di considerare la stagione 2020-2021 per quello che è: un pianeta tutto da scoprire e, ovviamente, ancora da esplorare. Infatti, in questo momento non credo ci sia un addetto ai lavori che in Lombardia sia in grado di rispondere a domande semplicissime: quando si comincerà? Con quale serie C: unica o ancora divisa in due categorie, Gold e Silver? Quanti gironi? Con quale formula? E’ vero che si giocherà a porte chiuse? E via discorrendo con altri quesiti che, come intuibile, avranno grande rilevanza sia per trattare con i giocatori, sia per avviare rapporti di collaborazione con eventuali sponsor. Non voglio nemmeno pensare, per esempio all’ipotesi di giocare le partite a porte chiuse. Sarebbe la morte dello sport, specialmente ai livelli minori. Insomma: i dubbi, le perplessità, i motivi di preoccupazione sono talmente tanti e ben distribuiti da far passare in secondo piano l’idea sul come allestire la squadra per il prossimo campionato. Detto questo, concludo dicendo che al di là delle certezze costituite dal parco giovani e da una generica dichiarazione d’intenti da parte dei senior, i quali in coro unanime hanno espresso la volontà di continuare un discorso tecnico e umano malamente interrotto, proprio non riesco a spingermi…”.

Massimo Turconi

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