Anche la Rari Nantes Saronno, in questo periodo di pandemia da Coronavirus, è ferma con i suoi allenamenti e le sue gare. Il direttore tecnico della società natatoria, Leonardo Senesi, ha risposto con entusiasmo a qualche domanda.

Trofeo Rari NantesLeonardo, come stai vivendo questo periodo di quarantena?
“Se devo essere sincero non mi sto annoiando per niente. Ogni minuto che passa trovo qualcosa da fare in casa che mi occupa gran parte della giornata. Dalle cose più “commerciali” come cucinare una crostata alla Nutella o lavare i vetri, a quelle più underground come pulire tra le fughe delle mattonelle oppure tagliare, sistemare, attaccare, gli zoccolini battiscopa del mio appartamento. Prima, dopo o durante i lavori domestici, leggo o guardo un film; sento la mia famiglia, ho ricontattato vecchi amici, discusso molto (oggigiorno a quanto pare si può dire tutto e il contrario di tutto); ho scoperto o riscoperto vecchie passioni: mi piacciono ancora i cartoni animati! Mi aiuta molto organizzare il tempo con degli appuntamenti fissi giornalieri: Linus e Nicola alla radio in mattinata, la telefonata di rito pomeridiana, Chicco Mentana alla tele per cena”.

Sei rimasto in contatto con i tuoi atleti?
“Al lavoro dedico almeno un paio di ore al giorno, resto connesso alle dinamiche che caratterizzano l’attività del nuoto, provo a tenere attivi i contatti con gli atleti della squadra e con la società. Cerco, insieme al mio presidente di mantenere viva l’attenzione verso una stagione agonistica completamente stravolta, compromessa e forse conclusa. Stimoliamo i ragazzi dando loro tabelle quotidiane di lavoro a secco sviluppate insieme al preparatore atletico, alla ricerca di un obiettivo agonistico che adesso non c’è, ma che ci vedrà preparati qualora dovessimo trovarlo.Dopo quasi un mese di inattività natatoria gli atleti più grandi mi sembrano ancora concentrati, la mancanza del cloro si fa sentire e la voglia di tornare in acqua è tutt’oggi molta; probabilmente siamo al picco del desiderio”.

Secondo te, come finirà questa situazione?
“Se le cose dovessero restare immobili per mesi ancora, beh, allora chissà… per la gran parte di loro, la grinta e l’agonismo che fino adesso li hanno spinti al lavoro individuale da casa probabilmente scemerebbe: le difficoltà nel trovare un recupero psico-fisico aumenterebbero esponenzialmente. Ma questa è una mia supposizione, nessuno sa come andrà a finire…come tante volte è successo, magari i miei ragazzi mi sorprenderanno e si faranno trovare pronti davanti alla sfida o pazienti davanti ad un nuovo rinvio”.

Sei sempre così positivo, ma una nota negativa?
“Ogni giorno bussa alla porta anche un po’ di nostalgia, complice la musica che ascolto a tonnellate, e allora mi manca la mia compagna e tutte quelle piccole cose a cui normalmente nemmeno si fa caso. È il momento di riflessione quotidiana che mi fa sperare che la situazione di emergenza si risolva presto e al meglio per tutti. Mi fa anche pensare a quanto sia privilegiato nell’avere la possibilità di gestirmi la giornata in casa a piacimento, senza grossi problemi sociali, di salute ed economici”.

La tua speranza per il futuro?
“La speranza (o illusione) è che tutti quanti ne usciremo più forti, un pelo più riflessivi e capaci di stimolare autonomamente il cervello; più consapevoli e responsabili del pianeta, perché tutto il mondo è paese… e più rispettosi perché non siamo soli”.

Silvia Galli