Dalla Prima Categoria alla Terza solo per amore del Città di Varese: l’estate scorsa bomber Matteo Ponti ha coronato il sogno di vestire la maglia della sua città, quella che ha tanto desiderato fin da quando era bambino. E ora, dopo 25 gol in 15 partite, una promozione in Seconda Categoria e il titolo di capocannoniere in tasca, Matteo è pronto a rimettersi in gioco, seppure non con il suo Città di Varese che è balzato in Serie D grazie alla fusione con il Busto 81. Tante porte sono aperte e altrettanti sono i ricordi di un’annata speciale tinta di biancorosso.

Che cosa ti porti nel cuore di questa stagione?
“All’inizio, non lo nego, è stata dura calarsi in una realtà nuova. Quando sono arrivato durante la preparazione, c’erano molti ragazzi in prova ed ero un po’ spaventato. Poi la rosa si è formata e molti di noi erano giocatori fuori categoria. Tutti ci siamo adattati bene al nuovo ambiente e alla nuova categoria e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: abbiamo dominato il girone conquistando 15 vittorie, un pareggio e una sola sconfitta. Inoltre, ho fatto 25 gol in 15 partite e sono soddisfatto. Tuttavia, mi rimane un po’ di rammarico perchè ho solo eguagliato e non superato il numero di gol che ho segnato due anni fa alla Valceresio. Mi sarebbe piaciuto stabilire un nuovo record e con qualcuno avevo scommesso che sarei arrivato anche a quota 40; il Covid, però, non mi ha permesso di provarci”.

Dal punto di vista personale quali sono stati i momenti più belli?
“Sicuramente il 3-0 fuori casa contro la Virtus Bisuschio fa parte di uno di questi: arrivavo da una lunga trasferta a San Gallo con i ragazzi che alleno, ero stato in ospedale a trovare mia sorella che aveva appena partorito e, quasi senza chiudere occhio, sono sceso in campo; abbiamo vinto 3-2 e ho segnato due gol importanti. Impossibile, poi, non citare l’emozione di giocare al “Franco Ossola”. Purtroppo abbiamo incassato proprio lì l’unico ko stagionale e io ho anche sbagliato un rigore. Non ero abituato a tutta quella gente e ad uno stadio così grande, ma quell’errore mi ha fatto crescere. Di quella giornata ricordo pure la bellissima coreografia dei nostri tifosi dedicata a Dede ed è stato proprio a lui che ho dedicato la mia prima rete con il Città di Varese. Lo conoscevo e ho allenato suo figlio per tre anni”.

Nella tua carriera hai calcato i campi di categorie superiori. Quali sono state le differenze tra questo e i campionati precedenti?
“Anche gli altri anni era così, ma soprattutto in questa stagione ho notato che nessuno ci ha mai regalato niente, anzi. Tutte le squadre che ci hanno affrontato davano il 100% e cercavano di metterci in difficoltà per strappare un risultato di prestigio. Quello che è contato molto, oltre alla tecnica che, oggettivamente, era superiore a quella che disponevano altre formazioni, è stato l’aspetto mentale e l’approccio ad ogni gara. Avevamo un passo diverso anche sotto quel punto di vista”.

Che cosa ti ha fatto dire sì al Città di Varese poco meno di un anno fa?
“Dopo un anno travagliato alla Valceresio per via di un brutto infortunio alla caviglia che mi ha tenuto lontano dai campi per vari mesi, ero disposto a prendermi una pausa di riflessione per rimettermi completamente in forma dal punto di vista fisico e per recuperare anche dal punto di vista mentale. Ho avuto contatti e offerte in Promozione, ma la chiamata che mi ha fatto dire di sì subito è stata quella di Amirante: sognavo il Varese fin da piccolo e far parte di quel progetto di rinascita mi ha ridato entusiasmo. E’ stata un’ottima palestra e, a distanza di quasi un anno, posso dire di aver fatto la scelta giusta”.

Ora, però, il Città di Varese ripartirà dalla Serie D. Ha preso la decisione corretta secondo te?
“Era un’occasione che non si poteva lasciar scappare e la dirigenza ha fatto benissimo. Varese e i suoi tifosi, soprattutto dopo tutto quello che è successo negli ultimi anni, meritano la Serie D e pure il professionismo. Personalmente mi sarebbe piaciuto giocare ancora con il Varese in Seconda Categoria ma non posso rimproverare nessuno per questa scelta molto sensata”.

Quale sarà, dunque, il tuo futuro e quello dei tuoi ex compagni?
“Alcuni non hanno preso benissimo questa decisione perchè ci tenevano tanto a proseguire nel percorso intrapreso l’anno scorso in biancorosso, ma penso che tutti troveranno un’altra squadra e continueranno a giocare. Quanto a me, forse paradossalmente ho più offerte adesso dopo una Terza Categoria che l’anno scorso dopo un campionato in Prima Categoria. Sto valutando qualche proposta e al ritorno dalle vacanze penso che concretizzerò il tutto. Sicuramente, mi piacerebbe andare in una squadra con chance di vittoria; amo vincere e il mio obiettivo è sempre quello. Il Città di Varese, inoltre, mi ha proposto un ruolo nella nuova società, ma per ora è presto per i dettagli”.

Hai qualche ringraziamento particolare da fare?
“Ringrazio i tifosi che ci hanno seguito sempre e ovunque dimostrando la loro passione per questi colori. Sono stati il nostro valore aggiunto. Voglio menzionare anche la società che un anno fa ha avuto il coraggio di fare un passo importante e non scontato e ha tenuto accesa la fiammella del calcio a Varese. Inoltre, un ringraziamento va a tutti coloro che ci hanno aiutato da vicino con il loro aiuto concreto come gli accompagnatori, i guardalinee e chi ad ogni allenamento e ad ogni partita ha dato una mano”.

Oltre al calcio giocato, di lavoro sei allenatore.
“Amo questo mestiere e ho studiato per questo. Anche nella prossima stagione seguirò l’Under 13 nazionale del Team Ticino”.

Laura Paganini

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