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Calcio, Coronavirus, Varese Calcio

L’ex Marrazzo: “Il Coronavirus mi ha colpito da vicino. Il calcio manca più della libertà”

A Bergamo e Brescia non c’è da scherzare, ce l’ha raccontato la scorsa settimana Luca Gestra e ce lo ribadisce in questi giorni Carmine Marrazzo. Lì il Coronavirus spaventa davvero perché oramai è un incubo che si è trasformato in realtà entrando in tantissime case. “Qui sono pochi quelli che non hanno subito lutti o casi in famiglia – ci racconta Carmine Marrazzo, l’ex bomber del Varese che vive a 15 km da Brescia -. Purtroppo la mia ex moglie ha perso suo zio e anche suo papà si è ammalato. Per fortuna il nonno dei miei bimbi ce l’ha fatta grazie all’uso dell’ossigeno. E’ stato dimesso ed ora è a casa in isolamento, una quarantena alla quale ci siamo sottoposti anche la mia ex moglie, i miei bimbi e di conseguenza io. Noi stiamo bene e non ci è stato fatto il tampone perché nel dubbio non te lo fanno. Devi stare male”.

Il tuo collega Gestra, a due passi da Bergamo, ci ha parlato di una vera e propria guerra: “Ve lo posso confermare. Le ambulanze passano ad ogni minuto e magari si fermano dai vicini di casa. E’ una sensazione bruttissima, anche perché ti senti impotente di fronte ad una cosa del genere; ma la verità è che tutti noi possiamo aiutare, chiudendoci in casa. Qui è tutto completamente chiuso ad eccezione di supermercati e farmacie dove ci si impiega ore prima di fare la spesa e comprare medicine. Si esce al massimo una volta a settimana e solo per le urgenze. Io sinceramente sono uscito solo per buttare la spazzatura”.

Marrazzo è papà di tre bimbi vivacissimi, Anthony, il più grande, e i gemelli Michelle e Kevin: “Me li sto godendo a 360 gradi perché ci passo insieme tutto il santo giorno. E’ davvero l’unica cosa positiva di questo assurdo momento. All’inizio è stato bello per loro poter stare a casa senza scuola, giocare e basta, ma adesso persino loro cominciano ad annoiarsi. Ci limitiamo a giocare all’aperto nel nostro giardinetto sotto casa, il cancello ci rifiutiamo di varcarlo”.

Quanto ti manca il calcio? “Tantissimo, più della libertà. E’ la mia vita e me ne sento proprio privato, la prima cosa che farò quando si potrà tornare ad uscire sarà proprio andare al campo, anche da solo a tirare in porta. Non vedo l’ora; in fin dei conti questa cosa ci insegnerà che serve poco per essere felici. Nel mio caso un semplice pallone”.

Dopo il rinvio delle Olimpiadi, sembra assurdo che i campionati possano ripartire: “Secondo me non ci sono le condizioni per poter riprendere. Anche se le cose miglioreranno, non credo che ci sarà massima libertà. Le attività ripartiranno piano piano e prima le più importanti; il calcio in questi casi penso possa aspettare. E poi la condizione fisica? Tanto i professionisti quanto i dilettanti dovranno partire da capo a livello di preparazione. Per me è difficile che anche la Serie A riparta, figuriamoci tutti gli altri e le serie minori. Peccato perché la mia squadra stava andando benissimo, siamo primi, ho fatto tanti gol, è stato brutto doverci fermare. Spero che si tenga conto delle classifiche attuali anche se alla fine non ci sarà niente da festeggiare perché non è una vera vittoria, però i posizionamenti devo avere un peso. Spero non si butti via una stagione comunque giocata per 3/4″.

Che messaggio vuoi mandare a chi ancora fa il tifo per te da Varese? “Il calcio tornerà, a Varese spero in tutti i sensi. Vi chiedo di non sottovalutare il problema Coronavirus perché lo si può prendere ovunque. State attenti anche se da voi ci sono meno casi; qui, quando abbiamo iniziato a prestare la massima attenzione era già troppo tardi, mai avrei immaginato di vivere una cosa del genere”.

Elisa Cascioli