Classe 1987, Laura Nardi è un architetto che vive in Germania da 5 anni. Ha lasciato il nostro paese per un progetto di studio e non è più tornata mettendo le radici nel paese dello Jägermeister, nel nord del paese tedesco.

Perché hai scelto la terra del famoso liquore?
“Mi ha portato qui un dottorato internazionale che ho terminato nel 2018. Oramai sono passati cinque anni, anche se i primi tre sono tornata spesso e per lunghi periodi in Italia. Sarei dovuta rimanere solo per breve tempo, ma ho deciso di far crescere qui la mia famiglia. Anche mio marito ha infatti subito trovato lavoro qui: in Italia avevamo una difficile situazione lavorativa che non ci permetteva di avere quell’autonomia economica necessaria per formare una famiglia, mentre stando qui abbiamo smesso fin da subito di chiedere aiuti alle famiglie, sebbene non conoscessimo nemmeno una parola di tedesco. Da un anno lavoro come architetto presso uno studio che si occupa della progettazione di ospedali. Nel frattempo è nato Mattia”.

Come stai vivendo questo momento di epidemia mondiale e che tipo di precauzioni ha preso il paese? 
“Sicuramente la situazione è più rilassata che in Italia a partire dal fatto che dove siamo noi non vige alcun divieto di uscita. Consigliano di lavorare a casa, ma suggeriscono di uscire per delle passeggiate in famiglia (perciò alcune aree verdi sono più frequentate del centro storico). È vietato incontrarsi con altre persone che non siano dello stesso nucleo familiare, ma alcuni ristoranti lavorano da asporto. Nei supermercati hanno messo delle linee di attesa per salvaguardare i lavoratori, ma no c’è alcun limite nel numero di persone che possono accedere (quindi niente file). Noto diversi controsensi, specialmente se paragono con le misure prese in Italia. Deve pertanto vincere il buon senso. Noi andiamo a fare spesa una volta a settimana e non portiamo mai nostro figlio. Ci e gli concediamo però delle passeggiate al parco, ma facendo molta attenzione a scegliere i luoghi meno frequentati. Per fortuna abitiamo in una zona tranquilla, vicini ad aree verdi”.

Come vivono la situazione i cittadini?
“In giro percepisco davvero poca preoccupazione. Credo ci sia molta fiducia nel governo, ma anche un po’ di incoscienza”.

Tu ti senti tranquilla?
“Da parte nostra un po’ di paura ovviamente c’è, ma non si vive con la stessa ansia con cui si sta vivendo in Italia. È una situazione strana: la tua famiglia in Italia non può uscire di casa e ci si sente quasi in colpa a non avere le stesse restrizioni e a poter godere di un po’ di sole ogni tanto…”.

Cosa provi a non poter tornare in Italia?
“Questo è uno dei tasti dolenti…Per noi ferie significano famiglia, Italia…Torniamo a casa da turisti (entrambi siamo di Spoleto). Tanto più da quando è nato Mattia, la cui unica occasione di stare con i nonni sono i periodi di ferie. Il più grande dispiacere al momento è di non poter riabbracciare la mia famiglia e, soprattutto, che i nonni di Mattia non possano vederlo per tanto tempo. Voglio ancora sperare di dover saltare solamente le ferie di Pasqua, ma sono sempre più convinta che dovremo rimanere qui anche quest’estate. E i nonni sono già disperati, perché significherebbe rivedere il nipote dopo un anno dall’ultima volta, vale a dire a Natale”.

Come si vive da italiani in Germania?
“In generale noi stiamo bene. Per quanto riguarda il lavoro non ci sono paragoni con le condizioni che, almeno noi, avevamo in Italia. Sia dal punto di vista del guadagno che dal punto di vista dei diritti. Sebbene ancora il mio tedesco non sia buonissimo, ho subito ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Non solo: posso uscire dallo studio già alle 15/15:30! Impensabile con questo lavoro in Italia…Questo mi permette di stare quasi tutto il pomeriggio con Mattia. Posso dire poi di aver trovato quasi sempre persone splendide che mi hanno aiutato, supportato e, anche, che mi vogliono bene. Solo che è un po’ difficile crearsi un giro di amicizie: non esiste essere semplicemente conoscenti e vedersi ogni tanto anche solo per un caffé: l’amicizia è un vero e proprio impegno e va rispettato. Pertanto preferiscono non prendere impegni. Speravo ad esempio nel gruppo del corso pre-parto e ho proposto un gruppo WhatsApp: pochi mesi dopo dalla nascita di tutti i bimbi hanno deciso di cancellarlo e non ci siamo più sentiti…È anche per questo che vedi festeggiare matrimoni in pizzeria con 16 invitati! (È capitato a mio marito quando lavorava in pizzeria)”.

Hai nostalgia?
“I primi anni si, tantissimo. Ora è molto più raro. Ciò che più mi manca è ovviamente la mia famiglia (tra l’altro divisa tra centro e nord Italia) e soprattutto la mia famiglia per Mattia. Quando ripartiamo dall’Italia, o loro ripartono da qui, è sempre uno strazio vedere separarsi Mattia dai nonni. È difficile calcolare la perdita di affetti che subisce Mattia stando qui e forse l’unico aspetto che mi fa dubitare se rimanere qui”.

In che modo stai lavorando?
“Da casa, ma non sono obbligata: potrei benissimo lavorare in ufficio, alternandomi con una collega per evitare che ci siano troppe persone, ma preferisco lavorare da casa per minimizzare il rischio di contagio e per stare insieme a Mattia, sebbene quando lavoro non posso ovviamente giocare con lui, ma è estremamente felice di vedermi a casa (il nido è chiuso da tre settimane). Per fortuna mio marito sta frequentando una scuola, anche questa chiusa, e può occuparsi di lui mentre io lavoro, altrimenti gestire un bimbo di due anni mentre si lavora sarebbe davvero complicato. Spesso, in ogni caso, finisco di lavorare la sera dopo cena”.

Elisa Cascioli