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Nicolò Bianchi: “Dopo il fallimento volevo smettere, ma poi…”

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Nicolò Bianchi: “Dopo il fallimento volevo smettere, ma poi…”

Nicolò Bianchi è uno dei giovanissimi biancorossi cresciuto con la maglia del Varese addosso. Il giocatore classe 2000 è approdato “a sorpresa” in prima squadra e si è fatto apprezzare grazie al suo cammino di crescita costante. Vive a Laveno con mamma e papà e “sopporta” tre sorelle tutte più grandi di lui. Tifa il Milan e il suo giocatore preferito è Neymar.

Quando è nata la tua passione per il calcio?
«Sin da piccolissimo. Ho iniziato che avevo appena 5 anni nella squadra della mia città, il Laveno. Poi all’età di 11 sono passato ai Giovani Templari di Sangiano e l’anno dopo, l’ultimo degli Esordienti, mi ha chiamato il Varese. Ho fatto tutta la trafila nel Settore Giovanile, ho vissuto il fallimento e non pensavo di poter un giorno giocare in prima squadra».

C’è un allenatore che ti ha lasciato più degli altri?
«Se devo fare un nome faccio quello di mister Volonté che mi ha aiutato a credere in me stesso quando volevo smettere. Dopo il fallimento del club ero molto scoraggiato, pensavo di lasciare o quanto meno di andare altrove. Invece lui mi ha ridato un po’ di fiducia e lo ringrazio».

Qual è il bilancio personale sul tuo campionato finora?
«Sono molto contento perché per prima cosa non mi aspettavo assolutamente di essere chiamato in prima squadra questa estate e, una volta confermato nel gruppo, non mi aspettavo di giocare, non pensavo che sarei stato protagonista e ne sono molto fiero. Ho avuto un po’ di difficoltà e ho vissuto un periodo così così, ma poi mi sono ripreso. Ho tanto da migliorare e spero sempre di fare meglio».

Come ti descrivi come giocatore? Quali sono le tue caratteristiche?
«Sono molto offensivo, nasco infatti come esterno alto. Infatti devo migliorare sulla parte difensiva».

Domenica c’è il derby con la Varesina, una partita che può cambiare gli equilibri di alta classifica…
«Stiamo giocando un campionato molto bello e combattuto e sinceramente noi puntiamo al massimo, ovvero a vincere. Se non dovessimo riuscirci guarderemo ai playoff, senza dimenticare che siamo impegnati anche sul fronte Coppa Italia. Arrivare alla fase Nazionale è una bella vetrina; non l’ho mai giocata e sarà emozionante. Vincere quella Regionale ci ha ripagato di tutti gli sforzi fatti finora. Noi ci crediamo, dobbiamo farlo per forza».

Quali sono i tuoi sogni?
«Quelli di trasformare questa mia passione nel mio lavoro».

E oltre al calcio?
«Frequento l’ultimo anno dell’Istituto Maria Ausiliatrice e sono indeciso se proseguire gli studi o no».

Elisa Cascioli