tifosi pro patria festa Icona pop. La Pro Patria lo è sempre stata. A Busto quanto e più della Madonna dell’Aiuto. Senza nessuna irriverenza, sia chiaro. Solo una questione di identificazione. Per una maglia, per dei colori e per una storia che sono il centrifugato di un’intera città. Nella buona e nella cattiva sorte. Come i matrimoni che durano nel tempo. Ma per questa società il miracolo vero (facciamo capolavoro a scanso di equivoci), è stato quello di riportare 2.500 persone allo “Speroni. Non accadeva da 9 anni (21 giugno 2009, playoff per la B con il Padova). Una di quelle “tante ferite aperte” evocate ieri da Javorcic. Il tempo le cura. Senza cancellarle. A questi tigrotti il merito di aver contribuito a cicatrizzarle.

pro patria tifosi testaTra i tantissimi presenti ieri sugli spalti, molti (immaginiamo) ignorino l’identità di alcuni giocatori biancoblu. Senza fare nomi, ci mancherebbe. Ad altrettanti probabilmente sfugge che il regista di questa clamorosa stagione è quel fuoriclasse “silenzioso” (sempre farina del sacco dello spalatino in panca) di Sandro Turotti. Nessuno però (e questa è una certezza), può dire di non conoscere Patrizia Testa. Intanto perché è bustocca. Non esattamente un dettaglio. Le radici (si sa) sono davvero tutto. E poi perché con il suo stile (irrituale, spesso, appassionato, sempre), la sua perseveranza (tipicamente femminile), e i suoi quattrini (senza lilleri non si lallera, inutile giraci intorno), ha riportato la Pro Patria dove merita di stare. Nel calcio professionistico. Dopo le paludi della Serie D. Perché (con tutto il rispetto), due anni a Scanzorosciate possono anche bastare. Per la presidentessa tigrotta il posto nel pantheon del club è già acquisito. E il credito sentimentale illimitato. Da domani (in realtà da oggi), si comincia a pensare al futuro. Con lei sempre al centro del progetto. Circostanza che non può che confortare tutti.

pro patria festa promozioneMa per provare ad essere originali (senza l’ambizione di diventarlo veramente), il pomeriggio di ieri ha forse chiuso un suggestivo cerchio. 9 giugno 2002. Al 70’ della finale playoff con la Sangiovannese (1-0 e Serie C1 in tasca), un quasi 20enne ragazzo fagnanese cresciuto nelle giovanili biancoblu entrava in campo al posto di Romairone. 6 maggio 2018. A distanza di quasi 16 anni, quel ragazzo (ora uomo), prende il posto di Gazo a 6’ dalla fine della sfida con il Darfo che regala un altro salto di categoria. Ovviamente quel ragazzo (o quell’uomo) è Riccardo Colombo, tornato l’anno passato alla base dopo 13 anni di tanta B e un po’ di A. Lui simbolo di questa promozione? Chissà (magari andando controcorrente), piace pensare che sia così (discorso che vale, in prospettiva, anche per il Giuanìn Zaro). Perché le radici (si sa), sono davvero tutto. Alla Pro Patria più che altrove.                                              

Giovanni Castiglioni