Ciò che conta sono, sempre e comunque, i bambini. Biancorossi in età prescolare, dai tre ai cinque anni, il nostro PROGETTO BIMBO, età ove si vive il movimento come scoperta, si affronta una vita motoria ricca di esperienze e sollecitazioni, ci si diverte con palloni leggeri e colorati, sussidio fondamentale che lega codesta attività al gioco del Calcio.
I Mister del Varese Federico Fumagalli (unico, un vero leader!), Simone Lumastro e Francesco Curioni, ottimamente cresciuti alla Scuola didattica biancorossa…, hanno portato avanti un’idea nata sette anni fa che, nel tempo, ha trovato affermazione e sviluppo, condivisione e soddisfazione, sempre sostenuta dai miei “fratelloni” calcistici Prof. Cosimo Bufano e Prof. Paola Florio, professionisti seri e preparati, con i quali vi è un’affinità elettiva che va oltre il rettangolo verde. Il Progetto Bimbo, dunque, come grammatica motoria per assemblare un dizionario di passione sportiva oltre il gioco del Calcio, che procurerà soddisfazione qualunque sarà la disciplina sportiva che entrerà a far parte della vita del piccolo atleta.
Per contro, rossoblu in età scolare, la classica Scuola Calcio, percorso educativo iniziato con ASD Morazzone che mi vede coinvolto con bambini dai 5 ai 7 anni. E’ il naturale sbocco per chi affronta l’attività motoria scegliendo un pallone, leggero e colorato per cominciare, più gonfio e strutturato per continuare. Si parla di Scuola Calcio Educativa. Molti, soprattutto nei convegni o negli incontri a tema, ne strombazzano la necessità, ne dipingono a tinte forti l’importanza. Ma, come spesso accade, solo nei convegni. Perché la realtà è ben altra.

Ed è codesta perversa tangibilità che mi ha convinto, negli anni, ad abbandonare il Pianeta Calcio agonistico, quello dei “Campionati”, per approdare alla costruzione del movimento. Intendiamoci, lungi da me demonizzare la competizione! Essa è necessaria, abitua all’impegno ed al sacrificio per ottenere il risultato, plasma la determinazione e la voglia di vincere. Ma non a tutti i costi. Non se si prescinde dagli aspetti educativi fondamentali. Dagli 8 anni in avanti, il Calcio dei Pulcini ha perso la propria freschezza e spontaneità. E’ stato imbrigliato in schemi da professionisti bonsai. Usa linguaggi propri degli esaltati della domenica pomeriggio. Si affida a pubblicità ove anche un’ icona del Calcio nazionale si rivolge a bambini di circa 10 anni sostenendo, come sarebbe più appropriato per un giocatore compiuto, di essere soddisfatto per la “diagonale di copertura” eseguita da un suo bimbo. Non è più il mio mondo. Essi vivono. Condizionano le menti di alcuni genitori e, purtroppo, anche allenatori che non comprendono come, a questa età, la differenza sia squisitamente “motoria”. Con la bottiglia di birra in mano, o mentre si dedicano all’uncinetto, si mettono ad ululare da dietro la rete “passaaaaa, tiraaaa, ma svegliaaaa”, come se fossimo ad un coffee shop. Sogghignano quando vedono un bimbo “avversario” in difficoltà con la palla tra i piedi. Si atteggiano a Maestri con la penna rossa e non distinguono una capovolta da un tiro libero. Giocavano a pallone ma hanno smesso “perché dovevo fare il provino per il Milan e mi sono infortunato“. No. Avevi due piedi come un tostapane ed ora desideri ardentemente che tuo figlio arrivi ove tu, per la legge di Madre Natura, non sei mai potuto giungere.
Mi dispiace. Come Jorge Amado io dico no ove tutti, in coro, dicono sì. Il mio Eldorado è ben altro. E’ il sorriso di un pallone colorato. E’ osservare la costante crescita di bambini all’inizio in difficoltà e poi sempre più padroni di se stessi e della propria autostima. All’ASD Morazzone ci si prova. Ma è l’occhio del ciclone. Perché la tempesta è sempre in agguato.

Marco Caccianiga