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Troppi architetti e pochi operai alla Pro Patria

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Troppi architetti e pochi operai alla Pro Patria

Quanto vale la Pro Patria? Alla sesta sconfitta in 24 giornate (la seconda rovinosa nelle ultime 3 settimane), la domanda non è più rinviabile. Ma per evitare risposte approssimative, occorre affidarsi ad un paio di ragionamenti. Intanto una premessa. Maggiore è il passivo (e quello di Ciliverghe è andato al di là del bene e del male), e più impellente è la necessità di tenersi alla larga dalla retorica del “Risultato bugiardo”, ”Può capitare una partita sbagliata” o ”Dobbiamo essere più cattivi”. Tutte frasi raccolte ieri nel post gara. C’era poca convinzione (immaginiamo) in chi le ha pronunciate. Figuriamoci in chi le ascolta (o le legge). Ma passiamo oltre.

Quando si rimedia un 3-0 (e oggettivamente non ci sono 3 reti tra chi vince e chi perde), oltre alle ragioni strettamente tecniche, ne vanno messe in conto anche di extra tecniche. Rispetto alle prime, la farina dello “Sterilgarda” è in buona parte proveniente dal sacco di Bonazzi. Con una formazione di partenza come quella di ieri, se ti va bene sei un genio, se ti va storta… ok, ci siamo capiti. Principio rozzo ma efficace. Lo sa anche il mister. Che se ne farà una ragione.

Abbiamo più volte messo l’accento sui benefici del laboratorio tattico messo in atto dalla panchina biancoblu. Ieri ci si è fatti prendere la mano. Troppi architetti, pochi operai. Pensiero sussurrato a fine partita dalle parti dello spogliatoio tigrotto. In assenza di Barzaghi e Pedone, il copione andava semplificato, non ingarbugliato. Servirà da lezione. Almeno questo è l’auspicio. Sempre (sia chiaro) con l’icona dell’attaccante aperta. C’è chi ha Galuppini (18 reti in 23 presenze) e chi Cappai (una in 13). A volte il mondo è ingiusto. Ma, almeno su questo, Bonazzi c’entra davvero poco.

Quanto alle ragioni extra tecniche, il discorso è delicato, molto delicato. Ma è giusto affrontarlo. Le ultime dissonanti prestazioni hanno varie chiavi di lettura. Una potrebbe riguardare il futuro. Febbraio è il mese in cui si comincia a programmare la stagione che verrà. Chiuso il mercato dei professionisti e svanita a Monza la possibilità di inseguire il primo posto, il quadro è ora più chiaro. Venendo al punto, le spalle sono sufficientemente larghe per affrontare un’altra ambiziosa stagione di Serie D o (addirittura) le incombenze di un eventuale ripescaggio in Lega Pro? Crediamo di sì. Ma i passati appelli di Patrizia Testa fanno pensare che una mano male non farebbe. Anche per non disperdere il piccolo/grande miracolo compiuto in questi mesi dalla presidentessa biancoblu. Quanto questo risvolto può incidere nelle inquietudini della squadra? Magari poco. Magari nulla. O, magari, qualcosa. Riflessione antipatica, ce ne rendiamo conto. Ma avendo a cuore il club (e avendone viste tante), preferiamo suscitare qualche broncio piuttosto che morderci la lingua.

Finisse oggi il campionato, la Pro Patria affronterebbe in trasferta in gara unica il Ciliverghe nella semifinale playoff. Un bel guaio. Stando a Bonazzi infatti: “Non so, forse a volte fuori casa ce la facciamo addosso”.
Incontinenza testimoniata da un incontrovertibile dato statistico. In 12 partite contro le prime 9 in classifica i biancoblu hanno raccolto 4 vittorie (nessuna in trasferta), 2 pareggi e 6 sconfitte. Vale a dire 14 punti, 1,17 a gara. Le altre? Il Monza 2,08, la Pergolettese 1,70, il Ciliverghe 1,82, la Virtus Bergamo 1,70. Tutte con almeno un successo esterno. Della serie, al netto dell’effetto “Speroni”, la squadra stenta. Numeri, non opinioni. Cioè, fatti non chiacchiere. Ci fermiamo qui? Ah, già. Eravamo in debito di una risposta. Quanto vale la Pro Patria? Ad oggi, non abbastanza.

Giovanni Castiglioni