Poco sereno al Seregno: dimissioni e ribaltoni sono di casa

0
12

Dimissioni! Dimissioni! Invocarle è un attimo. Darle (spesso) un vezzo. Andare fino in fondo (invece) è roba davvero per pochi. Di quale tenore siano quelle annunciate da Paolo Leonardo Di Nunno, presidente (sino al 19 febbraio) del Seregno prossimo avversario biancoblu (domenica ore 14.30, stadio “Ferruccio”), lo scopriremo solo vivendo le prossime settimane. Magari, anche solo i prossimi giorni.
Nell’attesa, i suoi (quasi) 3 anni e mezzo da numero uno del club azzurro possono essere sintetizzati in un laconico: Veni, vidi, politici. Ovvero, approcci, primi abboccamenti e successive storie tese con l’amministrazione comunale cittadina. Colpevole, agli occhi dell’imprenditore pugliese (software, gaming e affini), di essere sorda alle sue istanze di gestione e ristrutturazione delle locali strutture sportive. Da Seregnello in giù. Insomma, cambiano attori e palcoscenico. Ma sceneggiatura e parti in commedia sono all’ingrosso quelle già in cartellone da più lustri allo “Speroni” e  dintorni. Con peculiarità e terzi in comodo del caso.

Nello specifico, il terzo in comodo sarebbe il Calcio Como, club concupito da Di Nunno in concorrenza con un vasto assortimento di cordate tra cui (stando ai pissi pissi lariani) quella composta, tra gli altri, anche da Lele Mora (sì, quel Lele Mora) e Salvo Zangari (l’anno passato accostato alla Pro Patria). A dirigere il traffico il curatore fallimentare Di Michele cui è delegato il compito di indire aste andate sinora deserte. Ma per celebrare un matrimonio, occorre prima aver consumato un divorzio. Pratica che a Seregno è ancora in alto mare. Passo indietro di cui sopra a parte.
Anche perché questa stagione doveva essere quella del grande rilancio: budget significativo (pare, il terzo del girone), propositi neanche tanto celati di ritorno in Lega Pro (categoria che manca in città dall’82) e panchina confermata sotto le terga di Matteo Andreoletti, 28enne tecnico ex portiere (ed ex tigrotto) giubilato urbi et orbi il 27 novembre dopo lo 0-0 interno con il Lecco (“O ti dimetti tu o ti dimetto io”, la democratica alternativa posta in sala stampa dal presidente seregnese) e richiamato all’opera a distanza di soli 11 giorni. Nel mentre, l’organico è stato rivoltato come un calzino. In uscita Corti, Canalini, Innocenti, Valente, Uliano e Caso, e in entrata Cardinio, Romano, Rondinelli, Merli Sala, Di Lauri e Kondogbia (no, non quel Kondogbia, solo il fratello).        

Nonostante il ribaltone, la classifica è rimasta quella che era prima (meno 10 dalla zona playoff) e il desiderio di svernare altrove è cresciuto a dismisura. Tanto più che l’ambiente dipinto da Di Nunno sarebbe poco meno che deprimente con spalti gremiti “da pochi anziani e pochi ultras buoni solo a far prendere multe”. Ma buoni anche a far scappare gli amici. Come occorso con Daniele Bizzozero (sì, quel Daniele Bizzozero), ex patron del Calcio Lecco passato in un amen dalle cronache sportive a quelle giudiziarie (e penitenziarie) causa reati di vario genere a lui attribuiti. La sua ospitata al “Ferruccio” in occasione della sconfitta con il Ciserano di due settimane fa, ha suggerito alla tifoseria di casa un sinistro sillogismo: vuoi vedere che…
Inevitabile (quindi) la cacciata del Bizzozero accolta però dall’ormai ex presidente come casus belli per abbandonare baracca e (forse) anche burattini. Aspettando il prossimo capitolo della saga.
Dimissioni! Dimissioni! E adesso?                

Giovanni Castiglioni