Leadership, condizione e fiducia: le chiavi della rinascita

0
14

Sembra un’eternità, eppure è passato appena un mese e qualche giorno. Era il 27 febbraio e la Openjobmetis, messa alle corde dalle vittorie di Pesaro e Cremona, si apprestava a sfidare Pistoia con il peso dell’ultimo posto solitario in classifica. Da quel momento in poi la squadra di Caja non si è più voltata indietro e ha collezionato sei vittorie consecutive. Sarebbe riduttivo attribuire all’avvicendamento in panchina tra Moretti e Caja – avvenuto quasi due mesi prima della striscia – tutto il merito di questa autentica resurrezione. Oltre al lavoro dell’allenatore, quali sono le altre chiavi che hanno permesso la svolta?

1) La fine dell’avventura europea

OJM-Ventspils CavalieroPaolo Moretti aveva più volte fatto capire che il doppio impegno svolgeva un ruolo nel cattivo andamento della sua squadra. Non poteva essere del tutto un alibi, sia chiaro, perché la società ha scelto consapevolmente di partecipare alla Champions League e oltretutto il roster – nelle dichiarazioni di inizio stagione – era costruito proprio per riuscire a sostenere un percorso di questo tipo.

I fatti, però, hanno abbondantemente smentito l’ipotesi che si potesse fare bene su due fronti con questi giocatori. È difficile considerare casuale il fatto che la prima vittoria in campionato dell’era Caja sia arrivata (al quinto tentativo) proprio dopo l’ultima partita di Champions, così come non può essere una coincidenza che la striscia di successi sia iniziata ad un mese di distanza dalla fine del girone europeo e dopo una pausa di una settimana voluta dall’allenatore pavese.

In quel lasso di tempo, i biancorossi hanno potuto smaltire le tossine fisiche di un’avventura estenuante – per ritmi, per fisicità delle partite e per lunghezza delle trasferte – che ha portato più sconfitte che soddisfazioni. E non è un caso che, come vedremo nel prossimo punto, a migliorare maggiormente il livello delle prestazioni siano stati i due elementi considerati più fragili da un punto fisico.

2) I ritorni di Maynor e Kangur

03 cantù-varese majnorFinché Varese è stata in corsa in Champions League, Maynor è stato decisamente più croce che delizia. La Openjobmetis ha disputato sedici partite di campionato prima dell’eliminazione dall’Europa e il suo playmaker, in quel periodo, ha collezionato in campionato cifre poco lusinghiere: 11.2 punti, 5.4 assist, 3.1 palle perse e 9 di valutazione a partita con il 37.3% dal campo.

Anche stando ai numeri, il Maynor tornato in campo dopo la fine dell’esperienza europea è un altro giocatore: 13.9 punti, 5.7 assist, 1.9 palle perse, 14.3 di valutazione e il 40.3% al tiro. È passato dal 34 al 48% nel tiro da due punti, sostanzialmente perché ha ritrovato reattività nelle gambe ed è dunque di nuovo un pericolo quando tenta la scorribanda nel centro dell’area. Ma, soprattutto, con la migliore condizione ha più lucidità nella gestione della squadra ed è ora il leader che serviva a Varese.

E che dire di Kangur? Scivolato quasi ai margini delle rotazioni nel primo periodo cajano, l’estone ha ritrovato spazio proprio all’inizio della striscia di vittorie: nelle ultime sei gare, pur senza partire in quintetto, è rimasto in campo per 25 minuti di media mostrando la consueta efficacia in difesa, qualche barlume di freschezza atletica e una nuova confidenza al tiro (51.6% contro il 34.8% delle prime sedici giornate). Con i suoi condottieri di nuovo al timone, Varese ha ricominciato a vincere.

3) La fiducia di staff e dirigenza

18 brescia-vareseAlzi la mano chi pensava, durante il momento negativo, che il non voler cambiare nessuno di questi giocatori fosse una follia. Raccogliendo tutti coloro che protenderebbero la mano al cielo ad una simile richiesta, potremmo forse riempire il PALA2A. Invece Caja, Coldebella e la dirigenza hanno avuto ragione: questa squadra necessitava di tempo per affinare i meccanismi, non di addizioni e sottrazioni.

Caja, poi, ha fatto la sua parte anche in palestra e sul campo, stabilendo gerarchie precise e facendo capire ad ogni giocatore quale fosse il suo ruolo. Ne ha beneficiato più di tutti O.D. Anosike, che ha aveva sofferto a causa del minutaggio altalenante nella prima parte di stagione. Ora il newyorkese è un pilastro (11.5 punti, 12.6 rimbalzi e 20.2 di valutazione con Caja allenatore) e alle sue spalle Norvel Pelle, chiamato a minuti limitati di schiacciate al volo e di controllo dello spazio aereo, sta crescendo.

L’inserimento definitivo di Dominique Johnson nei meccanismi del gruppo, poi, ha fatto il resto. L’Openjobmetis è diventata così, con il lavoro e con la fiducia acquisita, una corazzata. E, con la tranquillità di una classifica che permette di non guardarsi più indietro, resta la speranza che Caja riesca a recuperare anche Aleksa Avramovic, in campo per appena nove minuti complessivi nelle ultime sei gare. Il giovane serbo ha contratto per l’anno prossimo e può essere un importante tassello per il futuro.

Filippo Antonelli