La storia di Sesto San Giovanni tra contadini, fabbriche e salame

0
79

Il nome Sesto San Giovanni nasce dal connubio fra Sesto (ad indicare la distanza in miglia da Milano, “Sextum lapidem”) e San Giovanni (a ricordare dall’anno 1100 la dipendenza della città dalla Basilica di San Giovanni). Nasce come agglomerato di case contadine per volontà dei conquistatori romani e rimane un minuscolo borgo fino all’Ottocento. Nel 1809 vi è l’annessione dei comuni soppressi di Cassina de’ Gatti e di Sant’Alessandro che incrementano notevolmente la popolazione e consentono l’apertura della prima filanda in un cortile della Villa Puricelli Guerra.

A cavallo fra Ottocento e Novecento Sesto San Giovanni diviene una vera e propria città industriale. Sono aperte diverse fabbriche milanesi e di conseguenza aumenta la popolazione operaia. Nel 1913 animano la città, le iniziative sportive di Gino Giovanni, dei fratelli Trasi, di Terzolo, Ragallo e Carretta, veri innamorati di quella palla di cuoio. Si autofinanziano per fondare la prima squadra locale: l’Unione Sportiva Pro Sesto, guidata dall’allenatore Iginio Trasi, incaricato di trasmettere ai giovani giocatori le basi del football. L’albergo della Grotta è la prima sede della Pro Sesto, a ridosso della ferrovia, dietro la sala da ballo all’aperto dell’albergo, è realizzato il campo di gioco. Dal 1945 al 1950 la Pro Sesto del presidente Merati disputa cinque campionati di serie B. A partire dall’annata del 1985 i milanesi guidati dall’allenatore Spada conquistano la promozione in C2 tornano tra i professionisti dopo annate fra i dilettanti. Sono i periodi degli accesi scontri con il Varese Football Club e la promozione a braccetto in C1. Nel 2012 la Pro Sesto vince il campionato di Eccellenza, arriva in D e con una sofferta salvezza festeggia i suoi 100 anni di vita.

IFC_Sesto_San_Giovanni_PiattoSeguire il Varese a Sesto San Giovanni può rappresentare l’occasione per provare il salame Brianza, tra i migliori che si possono trovare nel milanese. Grana fine e pasta colore rosso, l’insaccato ha un sapore dolce. Decisamente più delicato è un’altra specialità, il “verzin”, salamella fresca nel cui impasto sono aggiunte spezie. Questo tipo di insaccato si chiama così perché viene utilizzato insieme ad altri tagli del maiale per la preparazione della “Cassoeula”.

Simona Romaniello