Hélène Rousseaux è arrivata alla UYBA a gennaio dopo aver trascorso i primi sei mesi di questa stagione alla Igor Gorgonzola Novara. La non ancora venticinquenne schiacciatrice belga ha rinforzato il reparto schiacciatori e si è conquistata un posto nel sestetto titolare.
 

rousseaux 3 by medauCiao Hélène, benvenuta a Busto. Pronta per il rush finale alla caccia di un posto ai playoff?
“Sì, sono prontissima! Quella contro Piacenza è una partita molto importante per noi e secondo me ce la faremo. Tutte abbiamo tanta voglia di vincere”.

Realmente, quante chance di successo pensi possa avere la UYBA?
“È difficile, non possiamo negarlo. Piacenza ha giocato la finale di Coppa Italia, è una squadra molto forte, ma nello sport non si può mai sapere, tutto è possibile”.

Sei arrivata a metà campionato per dare il tuo contributo alla squadra. Pensi di esserci riuscita?
“Sì, anche se all’inizio è stato un po’ complicato perché la pallavolo è un gioco di squadra e nelle prime settimane non avevo molta affinità con le compagne e soprattutto con i palleggiatori. Ora va molto meglio e secondo me ho dato tanto a questa formazione”.

È stato difficile, dunque, integrarsi in un gruppo che lavorava insieme già da diversi mesi?
“Sì, sinceramente lo è stato più di quanto pensassi. Poi, però, parlando con le ragazze, mi hanno detto che sono davvero felici di avermi con loro”.

gruppo vittoria UYBA by medauChe cosa ti ha aiutato maggiormente?
“Sicuramente le mie compagne. Finora, da quando gioco da professionista, questa è la squadra in cui mi sono trovata meglio in assoluto. Appena sono arrivata ho subito invitato le altre ad uscire a cena e una volta ho anche cucinato le lasagne. Facciamo tante cose insieme; insomma, siamo molto unite”.

Qual è stata, invece, la difficoltà più grande?
“Integrarmi nella squadra a livello di pallavolo, non certo dal lato umano”.

Sembra che alla fine di una partita tu abbia dichiarato che il pubblico di Busto mette sotto pressione. Corrisponde al vero oppure è solo un’affermazione a caldo o una cattiva interpretazione delle tue parole?
“Quando lo avrei detto? Non mi ricordo. Ricordo invece di avere dichiarato che i tifosi nei nostri confronti sono sempre positivi, sia quando vinciamo che quando perdiamo. Ci sono però rimasta male per alcuni fischi sentiti alla fine di quella gara e, siccome non era mai successo, questa cosa mi ha molto colpito”.

A questo proposito ti va di dire qualcosa al pubblico di Busto?
“I tifosi biancorossi sono davvero incredibili e quando ho fatto la mia prima partita qui e ho visto al primo anello lo striscione che mi hanno dedicato avrei voluto piangere per la commozione e la gioia”.

rousseaux by medauIn famiglia hai tuo padre allenatore e tuo fratello anche lui pallavolista. Com’è vivere in un gruppo di sportivi che praticano lo stesso sport? E quando vi trovate tutti insieme parlate solo di pallavolo?
“Parliamo tanto di pallavolo perché siamo tutti appassionati, però non solo di quello. Mi piace molto che loro sappiano cosa faccio, mi danno consigli, ma non mi fanno pressioni. Sia mia madre che mio padre da giovani giocavano, mio fratello pure e poi ho un altro fratello che invece non ha nulla a che fare con la pallavolo ed è nell’esercito”.

Hai militato nel campionato belga, in quello svizzero, in quello polacco e in quello italiano. Qual è quello più vicino alle tue caratteristiche?
“Sicuramente quello italiano. Se giochi qua, impari tanto. In Polonia è sicuramente meglio che in Svizzera, dove il livello è basso, ma è in Italia che hai la possibilità di migliorare tatticamente e fisicamente”.

E come te la sei cavata a livello linguistico? Qual è la lingua che hai fatto più fatica ad imparare?
“Certamente il polacco, e infatti non l’ho mai imparato. È veramente troppo difficile”.

rousseaux 2 by medauIn squadra, oltre alle italiane, hai compagne di madrelingua inglese. Con loro in quale lingua preferisci comunicare?
“In francese sarebbe perfetto, ma non c’è nessuno che lo parla, purtroppo. Di solito parliamo in inglese che è una lingua che so bene perché l’ho sempre usata per il mio lavoro. Capita anche di esprimerci in italiano, ma quando devo passare immediatamente da una lingua all’altra faccio un po’ di confusione!”.

In Italia hai giocato a Modena e a Novara prima di arrivare  a Busto, tutte squadre di alto livello. Che cosa ti porti dentro delle esperienze passate e cosa vorresti aggiungere al tuo bagaglio personale dopo questa stagione a Busto?
“Ho giocato con tante atlete di grande esperienza come Piccinini, Cardullo, Guiggi, Sansonna e ho visto come riescano a rimanere tranquille durante le gare, anche nei momenti più difficili. Ho imparato da loro questa qualità e a mia volta provo ad insegnarla alle ragazze più giovani che, di solito, quando fanno un errore si spazientiscono subito; invece ho capito che è importante mantenere la calma”.

Sei belga e il tuo Paese pochi giorni fa è stato vittima di gravi attentati terroristici. Cosa pensi di quanto è accaduto?
“Dopo aver visto le immagini in tv stavo veramente male e ho pianto tanto, anche perchè Bruxelles è la mia città. Sarò passata da quei luoghi centinaia di volte, mia madre lavora in quella zona ed è rimasta bloccata. Quel giorno ero davvero molto preoccupata”.

UYBA per il BelgioPensi che lo sport possa aiutare a rendere il mondo migliore e più sicuro?
“Sì, certo, lo sport è qualcosa che unisce. Come qui al palazzetto il tifo unisce le persone, allo stesso modo in Belgio la gente dovrà farsi forza per superare questo momento tristissimo e la pallavolo può servire anche a questo”. 

È vero che ti prendono in giro per la tua R moscia?
“Sì, tantissimo. Il mio ragazzo per ridere vuole sempre che gli dica la parola “pomodoro””.

Prova a dirci “il ramarro marrone è caduto nel burrone”?
– Ci prova ma, ovviamente, si blocca e scoppiamo tutti in una risata, lei compresa -.

Ci giunge voce che fai delle lasagne alle carote molto buone: ci dai la ricetta? È tua o le prendi surgelate al Tigros, le scaldi e le spacci come una tua ricetta?
“No, la ricetta non la do perché è un segreto. Non è vero che le prendo surgelate al Tigros, lo dimostra il taglio che ho sul dito. L’altro giorno, ad esempio, ho fatto tutto il giorno le lasagne”.

È vero che sei talmente tante volte al Tigros che hanno proposto alla società che sia tu ad indossare la divisa gialla?
“Sì, è vero che vado spesso al Tigros perché lì si mangia bene. Indosserei anche volentieri la maglia per fargli pubblicità”.

Ci dici quali sono i tuoi metodi zen per essere paziente con alcuni tifosi un po’ troppo affettuosi?
“Non riesco a dire di no a chi è dolce e gentile con me e forse è per questo che alcuni diventano un po’ troppo affettuosi. Ma se posso rendere felice una persona con la mia presenza allora lo faccio volentieri”.

Manuel Prearo e Michela Guarino
(foto di Salvatore Medau)