Visto che molto (facciamo pure quasi tutto), dipenderà da quello, proviamo a mettere qualche punto fermo. Il tema è (ovviamente) il ripescaggio in Lega Pro, grimaldello che per la seconda stagione consecutiva (anche se l’anno passato si trattò in realtà di riammissione), potrebbe riportare la Pro Patria nella categoria appena persa sul campo. Scelta del DS, allestimento della squadra, composizione societaria e partner commerciali sono infatti legati a filo doppio al sottile discrimine tra professionismo e Serie D. Ma per sciogliere il nodo servirà pazienza. Parecchia.

Nell’incontro avuto con Patrizia Testa all’inizio di settimana scorsa, l’avvocato Cesare Di Cintio (l’uomo che sussurrava ai cavilli, il depositario delle speranze estive tigrotte), ha fornito alla neo presidente biancoblu il quadro completo della situazione. Chance, margini e tempistiche del consueto legal thriller da consumarsi sotto l’ombrellone. La sintesi? Quanto scritto sopra: le carte sono buone ma la partita è lunga. E non sono attese novità a breve.
Almeno non prima di martedì 7 giugno quando il Consiglio Federale avrà all’ordine del giorno (tra gli altri temi), quello delle garanzie economiche da presentare in caso di ripescaggio in Serie C (denominazione che la terza categoria professionistica ritroverà nella prossima stagione). I vertici federali vorrebbero una riedizione del “fondo perduto” (il salasso da 500.000 euro versato nel Girone A da AlbinoLeffe e Pordenone), mentre chi guida la Lega auspica una robusta fideiussione a dimostrazione della solidità delle società ricorrenti. Avrà la meglio Tavecchio o Gravina? Ubi maior minor cessat. Ma non è detto che non si arrivi ad un compromesso. In ogni caso, la differenza non è esattamente un dettaglio.
Ma il 26 giugno 2015 la FIGC non aveva stabilito il blocco dei ripescaggi per il campionato 2016/2017? Certo, ma il pronunciamento del Collegio di Garanzia del CONI contro la riduzione (ritenuta illegittima) a 54 squadre del format di Lega Pro ha poi costretto la federazione ad un (parziale) passo indietro. Quindi 60 squadre (cavallo di battaglia della campagna elettorale di Gravina) e dibattito aperto sulla reale sostenibilità economica della categoria. Posto che a breve ci sarà comunque un’ulteriore riforma.

Ma torniamo ai ripescaggi che, per riportare a 60 le partecipanti, saranno ovviamente 6 (salvo altre defezioni). Così suddivisi: 4 dalle retrocesse e 2 dalle non promosse dalla Serie D. Con quali criteri? L’anno passato i requisiti furono resi noti con comunicato federale datato 30 giugno. Difficile che quest’anno si possa fare molto prima. Facendo il copia e incolla: 50% per la posizione in classifica nell’ultimo campionato, 25% per la tradizione sportiva della città e restante 25% per la media spettatori degli ultimi 5 campionati. Più, come detto, il salasso di cui sopra. Non solo, allora vennero escluse dal ripescaggio “le società che hanno subìto sanzioni per illecito sportivo e/o per violazione del divieto di scommesse scontate nelle stagioni dal 2013/2014 al 2015/2016”. Ergo, nello specifico, anche la Pro Patria. Ma, sulla vicenda, potrebbero esserci rivisitazioni sulla base della “buona condotta”. Staremo a vedere.

Quel che è certo è che al momento il club biancoblu se la vedrebbe con Savona, Lupa Castelli Romani più le perdenti dei playout. In più, il rilascio della Licenza Nazionale per le società partecipanti alla prossima stagione prevede il rispetto di requisiti sportivi, organizzativi ed infrastrutturali. Tra questi ultimi, lo stadio a norma con i criteri stabiliti dalla FIGC. Che, per inciso, entro il 2018/2019, dovranno essere quelli adottati dall’UEFA. Lo “Speroni” è OK. Altri impianti meno. Un particolare tutt’altro che trascurabile.

Insomma, la matassa è ancora tutta da sbrogliare. Nella forma e (soprattutto) nella tempistica. Le carte sono buone ma la partita è lunga. Sarà meglio (però) non farsi illusioni.

Giovanni Castiglioni