Chi non lavora, non fa l’allenatore. Nella sua ancor brevissima carriera di tecnico, a Luca Lomi è successo anche questo. Cioè di dover saltare una trasferta per non marcare visita sul posto di lavoro. Insomma, una versione virtuosa dei “furbetti del cartellino”. O (se vogliamo), il suo esatto contrario. 2 aprile 2015, nel turno infrasettimanale del Girone C di Serie D, il Mezzocorona allora guidato dall’attuale mister della Virtus Bolzano (prossima avversaria della Pro Patria domenica alle 15 allo stadio “Druso”), affronta i giuliani del Kras Repen (valico di Fernetti, ad una manciata di chilometri da Trieste). Nulla di anomalo, se non fosse che in un giorno feriale, Lomi non può assentarsi dal luogo di lavoro. Un impiego di corriere a Bolzano trovato qualche mese prima per surrogare le inadempienze economiche del club rotaliano. “Priorità a chi mi paga lo stipendio”, è la sua giustificazione in calce alla contumacia sportiva. La partita finirà poi 7-0 per gli altri e i suddetti guai finanziari porteranno il Mezzocorona all’ultimo posto e alla retrocessione in Eccellenza. Un’eventualità che l’ex centrocampista con (tra le altre) Spal e Hellas Verona, aveva già preso professionalmente in contropiede.

Ma la parabola di Luca Lomi ha un indiscusso e incontrastato Pigmalione: Beppe Sannino. Una corrispondenza di calcistici sensi nata nel ’99 proprio a Bolzano (ma con i cugini del SudTirol) quando il tecnico di Ottaviano individua in lui il punto di riferimento tattico ed emotivo del suo rigidissimo 4-4-2. L’alchimia funziona subito tanto da innescare una promozione in C2 guadagnata attraverso metodo, applicazione ed esuberanza tecnica. Se ne accorge anche la Pro Patria che l’anno dopo perde 2-1 in casa (rete decisiva, neanche a dirlo, proprio di Lomi), rimediando una bambola superiore a quanto dica il risultato. Ultima sconfitta biancoblu prima di un pareggio e di 6 vittorie consecutive interrotte dalla catartica nebbia di Cremona. Ma stiamo divagando. Torniamo all’asse Lomi/Sannino.

Lo stesso copione di Bolzano viene poi replicato anche a Lecco e al Pergocrema. Uno in panca e l’altro ad interpretarne il credo in campo. Un affiatamento che non si spegne neppure quando arriva il momento di appendere le scarpe al chiodo.
Il primo impiego post agonistico è infatti nello staff dello Special One campano. In compagnia dell’ex tigrotto Giò Cusatis. Prima al Siena, poi al Palermo, poi ancora al Chievo. Fino a quando non arriva la chance con il Mezzocorona. E le strade si separano. Ma il telefono resta sempre acceso: “Ci sentiamo spesso. Cosa mi consiglia? Di avere pazienza”. E di tenere ben presenti le priorità della vita. Come quella volta che saltò una trasferta per non marcare visita sul posto di lavoro.

Giovanni Castiglioni