Quanto spazio abbiamo? Comunque sia, non abbastanza. Già perchè tratteggiare in poche righe l’ultimo rutilante lustro della ultracentenaria storia del Lecco (prossimo avversario della Pro Patria domenica, ore 15, stadio “Carlo Speroni”) è un’impresa priva di speranza. Sul ramo manzoniano del Lago di Como, ultimamente, non si sono fatti mancare davvero nulla tra colpi di scena, ruvide contestazioni, qualche personaggio macchiettistico e passaggi di proprietà sfumati in Zona Cesarini. Limitiamoci allo stretto necessario.
Attualmente il club di via Don Pozzi è retto da un amministratore unico (Alessandro Meregalli) e da un presidente (l’indimenticato Evaristo Beccalossi). Il Becca è in sella dal giugno 2014 grazie all’investitura ricevuta da Daniele Bizzozero, patron locale coinvolto in varie vicende giudiziarie con annessa traduzione a San Vittore del maggio scorso. I quadri tecnici sono rappresentati dal veterano della panchina Stefano Cuoghi (in foto a lato) e dal Responsabile dell’Area Tecnica Tiziano Gonzaga, già consulente di mercato bluceleste una decina di anni fa quando portò al “Rigamonti Ceppi” Beppe Sannino prima e Max Allegri poi, salvo avere con quest’ultimo storie tese tali da motivarne l’addio dopo poche settimane.

Cuoghi LeccoDurante l’estate, il mancato ripescaggio in Lega Pro ha stoppato una cessione più volte annunciata (e poi sempre puntualmente smentita). Tra gli interessati anche un kosovaro residente in Svizzera e cordate di varia natura. Il nulla di fatto ha però congelato gli acquisti sul mercato e rinviato il raduno della squadra sotto Ferragosto. Oltre a mandare all’asta per problemi finanziari svariati beni societari tra cui il pullman e i condizionatori degli spogliatoi.
Con questi presupposti, impossibile sorprendersi per un esordio da brividi fuori stagione: 0-5 a domicilio con il Monza che per 90’ ha gavazzato senza ritegno. Per colpa di chi? Di Cuoghi secondo Cuoghi:La responsabilità della sconfitta è solo ed esclusivamente mia. I giocatori hanno fatto quel che avevo chiesto loro. L’errore è stato mio, nell’impostare la partita”. Di Gonzaga secondo Gonzaga:La verità è che se c’è un colpevole quello sono io. Meregalli mi ha dato tutto per poter procedere, ma nel costruire la squadra sono stato fermo a ponderare alcune scelte, mentre avrei dovuto affrettarmi maggiormente”. Chi ha ragione? Probabilmente tutti e due.

Nella ripassata subita dai brianzoli (e a conforto dell’autoaccusa di Cuoghi), si è visto infatti un 3-5-2 parecchio abborracciato con l’esperto Sperduti tra i pali, Mapelli (96), Garofoli (97) e il campano De Lucia in difesa; Disarò (98), il capitano Riccardo Riva, Romano (96), l’ex Folgore Caratese Karamoko e Di Giovanni (97) in mediana; Rigamonti e Parravicini (97) in attacco. Di fatto, sei under più due ‘95 (Karamoko e Rigamonti) in un undici di partenza che, per soprammercato, ha dovuto (e dovrà) fare a meno del bomber Fabio Cardinio appiedato da tre turni di squalifica. Acqua al mulino del mea culpa di Gonzaga.

La rivalità fuori dal campo è forte, fortissima, con imboscate, rendez-vous rusticani e diffide a pioggia a caratterizzare l’ultimo decennio di rapporti disfunzionali tra le due tifoserie. Sul terreno di gioco, invece, i precedenti sono 58 (più il match spareggio per il secondo posto del ’46 terminato 0-0). La contabilità registra una leggera supremazia degli aquilotti: 22 successi a fronte di 15 pareggi e 21 vittorie bustocche. L’ultimo confronto risale al 22 gennaio ‘12 (3-0 tigrotto con doppietta di Serafini e gol di Bruccini), mentre l’ultimo successo lariano è datato 20 settembre ’09 (0-2 firmato Corrent e Ciano). Curiosamente, la sfida di domenica è stata collocata per due volte alla seconda giornata di campionato. In entrambi i casi (22 settembre ’63 e 12 settembre ’65), il Lecco fu corsaro allo “Speroni” grazie alle reti del Gringo Sergio Clerici, ultimo straniero a giocare in Italia dopo la serrata post Corea del ’66. Un piccolo tabù che la Pro Patria proverà a sfatare.

Giovanni Castiglioni