Bonazzi non parla. Turotti ed Asmini sì. Ma stampa e tifosi, per una volta, sono solo un tramite. Perchè si fa di sponda a nuora affinchè suocera intenda. Cioè, nello specifico, la proprietà biancoblu a cui DG e DS chiedono in stereo un rinnovo di fiducia. Pena, una clamorosa separazione. Insomma, serve un tagliando automobilistico. Passaggio a cui si lega (per sillogismo) anche il destino della panchina tigrotta. Turotti (a tutto campo) evita qualsiasi perifrasi: “Se c’è un colpevole sono io. Dobbiamo capire cosa vogliamo fare. Il nostro obiettivo concordato con la proprietà era quello di fare un ottimo campionato. Non di vincerlo. E il progetto era biennale. Oggi sotto il profilo dell’impegno la gara non è stata fatta male. Se siamo qua è perché abbiamo sbagliato qualcosa. Ma tutte le volte non può essere una questione di vita o di morte. Se la società vuol andare avanti con me, io sono contentissimo di farlo. Ma siamo ad un bivio e il momento è delicatissimo. Non possiamo continuare a farci del male da soli”.

Lunghezza d’onda rispettata anche da Asmini: “A costruire ci vuole tempo. A distruggere ci vuole un attimo. Oggi mi sono preso delle parole anch’io ma ci sta. Però dobbiamo capire dove vogliamo andare. Sono garante del progetto e Turotti l’ho scelto io. Non possiamo pensare che cambiando l’allenatore si risolvano i problemi”.
Pietra dello scandalo (inutile girarci intorno) le considerazioni fatte domenica ai tifosi da Patrizia Testa (oggi assente) a margine dello 0-2 con il Ciliverghe. Segnali di insoddisfazione colti dalla dirigenza come una mancanza di fiducia.

La palla ora è nel campo della proprietà. E la posizione di Bonazzi (in fondo) solo un effetto collaterale.

Giovanni Castiglioni

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