Antonio Rosati ed Enzo Montemurro, rispettivamente ex presidente e amministratore delegato del Varese 1910, il 18 novembre saranno davanti al gup. E’ quella la data dell’udienza preliminare che, per la difesa del primo, sarà solo un passaggio obbligato. “Per noi non ha un significato particolare – le parole del difensore di Rosati, Stefano Amirante -. Non so gli altri quale linea difensiva adotteranno. Noi non chiederemo alcun tipo di rito alternativo ed è dal primo giorno che lo diciamo”. Dunque Rosati sceglie il processo ordinario senza rito abbreviato, che comporterebbe in automatico uno sconto di un terzo della pena, né il patteggiamento. “Pensiamo di avere ampie prove per dimostrare che le accuse sono false. Finora non siamo mai stati in grado di poterle presentare. Aspetteremo l’inizio del dibattimento. Lì inizierà il processo vero e proprio con anche le testimonianze”.

Secondo l’accusa Rosati e Montemurro avrebbero messo in piedi un’associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale e inoltre c’è il reato di intermediazione illecita di mano d’opera. Si tratterebbe di una maxi-frode fiscale da circa 60 milioni di euro (emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa 250 milioni di euro, mancato versamento dell’Iva e altri reati fiscali) attraverso una rete di cooperative nei settori della logistica, dei trasporti e del facchinaggio.

L’ex presidente del Varese e vicepresidente del Genoa avrebbe svolto il ruolo di “amministratore di fatto” del consorzio Expo Job Spa, con sede a Milano, a capo di una decina di cooperative che impiegavano circa tremila lavoratori. L’inchiesta aveva portato all’arresto preventivo dei tre con altre cinque persone. Dopo sei mesi di carcere, Rosati e Montemurro sono liberi dallo scorso aprile e non ha alcuna misura restrittiva. L’estate scorsa è stato chiesto il rinvio a giudizio.

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