In un ipotetico gioco del “Se fosse…” a tema zoologico il Pordenone sarebbe certamente un camaleonte. Stessa famiglia dei Sauri dell’autentico simbolo del club, il ramarro, ma innate capacità di trasformismo e mimetismo. Tutte qualità mostrate dai neroverdi nelle prime 4 giornate di campionato in cui hanno sempre cambiato pelle (e sistema di gioco) a seconda dell’avversario incrociato. 4-3-3 con Pro Piacenza e AlbinoLeffe (disposte con analogo modulo zemaniano), 3-5-2 con il Mantova (anch’esso schierato con difesa a tre) e 4-4-2 con il Renate (superfluo specificare quale modulo abbiano utilizzato i brianzoli di Boldini). Di fatto, uno Zelig tattico che rende i friulani la copia fedelissima del rivale di giornata. Vedremo se la regola del Tale e Quale varrà anche sabato allo “Speroni”.

Sul piano dei risultati, il Pordenone è una delle 7 squadre ancora imbattute del Girone A di Lega Pro. Sicuramente (Giana Erminio a parte) la più sorprendente, visto che le altre (Bassano, Padova, Reggiana, Cremonese e Cittadella) erano largamente attese come protagoniste della corsa promozione. Lo score recita una vittoria e tre pareggi con tre reti realizzate (tutte nei primi 45′) e due subite (entrambe nella ripresa). Segnale evidente di una spiccata solidità abbinata ad una condizione fisica ancora da affinare.

Dopo il salatissimo conto del ripescaggio (500.000 euro per recuperare la categoria persa ai playout con il Monza), il presidente Lovisa ha affidato la squadra ad un cavallo di ritorno, Bruno Tedino, già sulla panchina naoniana dal ’99 al ’01. Il corpulento tecnico trevigiano è reduce da un biennio come responsabile delle Nazionali Under 16 e Under 17. L’indizio non fa però prova dato che l’età media dei titolari abitualmente utilizzati è comunque superiore ai 25 anni. Il gruppo è infatti composto prevalentemente da giocatori navigati come il portiere appassionato di tatuaggi Matteo Tomei, il centrocampista figlio d’arte Mattia Mandorlini, il centrale difensivo ex Reggiana Mirko Stefani, il mediano Alex Pederzoli (più volte, in passato, accostato al biancoblu e reduce da un turno di squalifica), e il mancino paulista Caio De Cenco, già assaggiato ai tempi del Monza.   Insomma, quello friulano sarà un osso duro da spolpare per una Pro Patria che dopo tre sconfitte non può che inseguire i primi punti.

Giovanni Castiglioni