Registrato il “tutto esaurito” per la serata “Londra 2012: Giochi Olimpici e Paralimpici” organizzata dal Panathlon Club Varese martedì al ristorante Vecchio Convento. I quattro atleti varesini a cinque cerchi hanno lasciato la platea senza parole, pregnanti i racconti dei singoli ragazzi che in un clima familiare si sono lasciati andare con dichiarazioni uniche e personali.
A Sara Bertolasi, prima atleta italiana a partecipare alle Olimpiadi per il canottaggio nella specialità del “due senza” insieme alla compagna Claudia Wurzel, 10° assoluta a Londra, il compito di aprire la serata. Sara ha iniziato il suo intervento parlando di ciclismo, raccontando i primi anni in Ju Sport. nel 2006 il passaggio al canottaggio, nel 2008 il primo mondiale e poi, a fine 2010 l’approdo alla Canottieri Lario per raggiungere il sogno olimpico. “Il momento per me indimenticabile è sicuramente la qualificazione olimpica, pochi ci davano sulla carta. Arrivare davanti a Stati Uniti e Germania, equipaggi che nel passato hanno conquistato le medaglie, mi ha cambiato la vita dandomi maggior sicurezza a livello personale”.
Michele Frangilli, oro a squadre per il tiro con l’arco, ha raccontato i 26 secondi più importanti della vita. Stati Uniti 109, Italia 108, ultima freccia da tirare. Solo un 10 avrebbe permesso all’Italia di vincere. Il sogno degli sportivi, l’oro olimpico, sarebbe così potuto diventare realtà. “Quelle freccia, la più importante, l’ho tirata con freddezza. Ho aspettato che la tifoseria si calmasse, era veramente molto calda, in più il commentatore era pure americano. Arriva il 10, poi il resto è storia”. Determinazione d’acciaio, dopo il bronzo ad Atlanta e l’argento a Sydney, ora anche l’oro. Ma per Frangilli non è finita. “Ora voglio lavorare per raggiungere anche il risultato singolarmente, il primo obiettivo è il primo appuntamento internazionale, poi, magari, questi micro obiettivi potrebbero portarmi fino a Rio 2016”. In chiusura Frangilli ha pure estratto dalla tasca la medaglia, standing ovation per lui.
Uno spigliatissimo Fabrizio Sottile, ottavo nei 400 stile libero e nei 200 misti (cat. Ipovedenti S12), ha catturato la platea con la sua avventura paralimpica. In un anno tutto è cambiato. Nel 2011 il Panatlon club Varese lo premiava come promessa dello sport, un anno dopo relatore. “Il Panathlon mi ha portato fortuna, lo scorso anno mi ero preso l’impegno ed eccomi a raccontarvelo. Sono arrivato solo ottavo, ma è stata una grande esperienza. Ora guardo a Rio, mi alleno 13 volte a settimana, e punto a qualcosa di importante”.
Federico Morlacchi, divenuto guru paralimpico grazie alle sue tre 3 medaglie di bronzo nel nuoto (100 farfalla, 200 misti, 400 s.l.), categoria S9 (disabilità fisica), ha chiuso la serata in bellezza.
“A Londra volevo vincere una medaglia, sapevo di potercela fare. Poi ne sono arrivate tre, non avrei mai pensato di essere così bravo. L’emozione più forte è quel boato che si sente quando lo speaker annuncia il tuo nome e tu entri in piscina in modo trionfale, indipendentemente dal risultato. Ora sto guardando al futuro, come atleta e come uomo, lo sport è la mia vita e sto studiando osteopatia”.
In chiusura il Presidente del Club Daniela Colonna Preti ha premiato, insieme al consiglio, gli ospiti augurando i migliori successi, sia nella vita che nello sport, in modo leale.

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