Un punto di penalizzazione e trentamila euro di ammenda. Questa è la pena che il Varese dovrà scontare per la tentata combine che ha visto protagonista l’ex giocatore Emanuele Pesoli e Carlo Gervasoni, allora tesserato per il Piacenza, nella partita Siena-Varese del 21 maggio 2011 terminata poi 5-0 per i padroni di casa.
La decisione, proposta del Procuratore Federale Stefano Palazzi e successivamente accolta dalla Commissione disciplinare, presieduta da Sergio Artico, è nata in seguito al patteggiamento che i legali del presidente Antonio Rosati, il fratello Giuseppe e Stefano Amirante, hanno eseguito in modo da evitare un processo che avrebbe reso la pena ancora più pesante, con tre punti di penalizzazione ed oltre 100 mila euro di multa.
“Il Varese è assolutamente estraneo ai fatti che hanno coinvolto il proprio ex tesserato, Emanuele Pesoli – le parole di Rosati – La mia società ha fatto valere tale estraneità, ma si è trovata, suo malgrado, imbrigliata nella responsabilità oggettiva secondo la quale un soggetto deve pagare per azioni colpose o dolose di altri. Abbiamo voluto, in ogni caso, tutelare i colori biancorossi, la tifoseria e il suo buon nome, facendo risaltare nelle motivazioni del provvedimento l’adozione di un modello organizzativo societario volto a prevenire illeciti sportivi e fatti criminosi che non trovano e non possono trovare posto in casa Varese”.
Più complicata la situazione del giocatore Pesoli, che ha deciso di non patteggiare e di proseguire quindi con il dibattimento.

m.g.([email protected])