Cala il sipario sulla stagione della Cimberio Varese.
I playoff contro i campioni d’Italia di Siena le sono stati fatali, anche se, per una breve, brevissima frazione di tempo, gli occhi degli appassionati di basket si sono illuminati, lasciando intravedere barlumi di una speranza che, come si sa, è sempre l’ultima a morire.
Una stagione dalla doppia faccia quella dei biancorossi, capaci di fare del PalaWhirpool la propria forza, ma anche di crollare, inesorabilmente, lontano dalla “città giardino”, dove l’aria briosa proveniente dal Sacro Monte era in grado di innalzare i varesini e spingerli ad imprese importanti.
Il loro cuore e il loro coraggio ieri però, hanno trovato un ostacolo, un muro invalicabile, costituito da un gruppo di giocatori che dopo cinque anni di vittorie, non ha perso l’appetito, e, famelico, si appresta a stampare lo scudetto sulla maglia anche la prossima stagione.
Ha vinto la squadra più forte e, economicamente parlando, più ricca; ma la Cimberio, ieri, grazie ai suoi tifosi, ha dimostrato che esiste un altro tipo di ricchezza, quella dell’animo, quella che ieri, durante l’ultimo quarto, quando ormai solo un miracolo avrebbe potuto cambiare le sorti della gara, ha spinto l’intero palazzetto ad innalzare al cielo i nomi dei suoi beniamini, ringraziandoli per quel pizzico di speranza che ha fatto esplodere le arterie dei loro cuori in occasione di gara-3.
Commovente, inoltre, la giostra di sostituzioni finali, nella quale i giocatori hanno ringraziato il loro mentore Carlo Recalcati, che durante la conferenza stampa del dopo partita, visibilmente commosso, ha lasciato intendere di voler ancora continuare ad allenare, di poter dire ancora la sua, lasciando la decisione nelle mani della società.
Comunque vada, indipendentemente da ciò che sarà il prossimo anno, Varese ha vinto il suo personale scudetto, dimostrando, anche solo per una partita, di poter competere alla pari con le corazzate più importanti, e di poter tornare, prima o poi, sul tetto d’Italia.

Marco Gandini

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