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Calcio, Varese Calcio

Sorrentino dice addio al calcio giocato: “Vuoi essere il mio padrino?”

Un rapporto personale, quello con Stefano Sorrentino, che ci lega da oltre diciotto anni, da quando un giorno del marzo 2001 mi disse: “Che fai domattina? Sai che mi sposo, ma non sono cresimato, domattina riceverò il sacramento nella chiesa della Brunella a Varese, vuoi essere il mio padrino?“. In un attimo mi sono sentito onorato dalla richiesta di un amico con cui stava nascendo un grande rapporto, ma anche estremamente vecchio in fondo avevo solo 35 anni.

Quell’unica stagione con la maglia del Varese, Serie C1 2000/2001, lo ha segnato indelebilmente. Non tanto per le 30 presenze, quanto perché quella era la sua prima stagione nel calcio dei professionisti e, si sa, la prima volta non si scorda mai. Ha giocato più di 600 partite tra i professionisti e ha un solo rammarico: la maglia azzurra della Nazionale. “E’ andata cosìci dice Stefano -, per una serie di eventi non è mai arrivato il mio momento, ma mi ritengo comunque fortunato per quello che ho potuto fare nel mondo del calcio“.

Lo siamo andati a trovare ad ottobre con il suo ex compagno Mavillo Gheller per parlare un po’ di Varese e ci aveva raccontato: “Sto aspettando di vedere cosa succede. Ho avuto qualche offerta, ma nessuna di queste mi ha emozionato e convinto a rimettermi in pista. Non ho fretta, intanto mi organizzo per il dopo calcio”. Quell’offerta non è più arrivata e così Sorrentino ha deciso di appendere definitivamente i guanti al chiodo.

Lo ha fatto con un post sui sui profili social personali di Instagram e Facebook:

Post SorreHo deciso di dire addio al calcio giocato. Addio al mio miglior amico che per anni ho protetto tra le braccia con grinta e orgoglio, con quegli occhi di un bambino diventati negli anni occhi della tigre. E’ incredibile dove può portarti la forza di un sogno; giocare contro Messi o parare un rigore a Ronaldo. Grazie, grazie a tutte le persone che mi hanno accompagnato in questo sogno. Grazie alla mia famiglia, mia moglie Sara, le mie figlie, i miei amici, il mio procuratore, gli allenatori, i compagni con cui ho avuto la fortuna di giocare. Grazie davvero a tutti. Anche in un addio c’è un sorriso: perchè ho ancora tanta voglia di restare nel calcio e a breve vi racconterò del mio nuovo sogno. Vi voglio bene! Ste

A noi quel sogno l’ha svelato, ma non ve lo diciamo, andremo a trovarlo ancora e ve lo faremo raccontare da lui.

Michele Marocco