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Aspettando il Varese..., Personaggio, Varese Calcio

Limido: il Varese, la Coppa all’Heysel, la Lazio e i compromessi

Aspettando il Varese… parliamo di #VareseCalcio e lo abbiamo fatto con Bruno Limido, ex del Varese arrivato a giocare anche in Serie A con l’Avellino e con una parentesi a Torino con la Juventus. Tra ricordi passati e progetti attuali ecco cosa ci ha raccontato.

Di quel Lazio-Varese del 6 giugno dell’82 cosa ci dici?
“Vincevamo 2 a 0 e poi con due rigori per la Lazio e una punizione dentro l’area di D’Amico abbiamo perso 3-2. Alla fine del primo tempo hanno visto uscire dallo spogliatoio dell’arbitro il nostro presidente e dopo si sono create voci sul fatto che i giocatori si siano venduti la partita. Ti posso garantire che ancora oggi non si sa quello che sia successo. Penso sia assurdo che i giocatori si siano venduti la partita, rinunciando a giocare in Serie A. Nessuno ha saputo e mai si saprà”.

Adesso sei impegnato in questo progetto della Varese Academy
“È un settore giovanile, quasi tutti ex Varese Calcio, sono dei gruppi ben collaudati, gli allenatori sono bravi e anche il gruppo genitori è buono. C’è tanto lavoro da fare, però ho dei buoni collaboratori. È una bella avventura e ci auguriamo che qualche ragazzino possa arrivare a livelli professionistici”.

Che idea ti sei fatto della situazione degli ultimi anni del Varese?
“L’idea è quella che ci sono state al timone persone che hanno messo davanti a tutto la loro arroganza, la loro voglia di apparire e, soprattutto, senza soldi per sostenere la situazione. Ora che si è ripartiti dalla terza categoria sarà un lungo lavoro. man mano che si sale ci vorranno soldi e strutture ben fatte. La speranza è trovare qualche imprenditore che faccia un progetto a lungo termine, ma non è così semplice. Nonostante la categoria è bello che ci sia ancora la passione biancorossa”.

Il casino organizzato di Fascetti di inizio anni ’80 cosa ti ha lasciato?
“Sono state annate meravigliose anche se non abbiamo ottenuto quello che tutti speravano. C’era un bel gruppo di ragazzi, un allenatore alle prime armi ma che aveva idee ben chiare, era un gruppo di lavoro all’avanguardia”.

Quando eri alla Juventus hai vinto la Coppa dei Campioni durante la tragedia dell’Heysel
“Ricordo che quando scesi dal pullman vidi tutta quella gente morta, una cosa assurda che non dovrebbe mai succedere. Quella coppa per me non è stato mai un vanto, non è una pagina che amo ricordare”.

 Non hai mai pensato di rimanere nel mondo del calcio ad un certo livello?
“Mi sono staccato subito. Ho fatto il patentino per diventare allenatore ma mi sono accorto che si doveva scendere a troppi compromessi. Si deve sempre essere legati a qualcuno e io concepisco questo mondo in maniera diversa quindi ho deciso di fare altro”.

Intervista Michele Marocco, Mavillo Gheller
testo Roberta Sgarriglia

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