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Pallacanestro

Coronavirus, la C Gold in attesa di novità. Il pensiero di coach e addetti ai lavori

Cartagena de Indias è lontana migliaia e migliaia di chilometri, ma parafrasando il titolo di un famoso romanzo di Gabriel Garcia Marquez, potremmo dire: “Il basket ai tempi del Coronavirus”.
Già, come si vive nel mondo della pallacanestro varesina e lombarda ai tempi in cui in cui il famigerato microorganismo sta bloccando tutto? Allenamenti, trasferte, preparazione delle partite, sedute di tiro e video, lavori col preparatore atletico, programmazione  della stagione: tutto sta saltando per aria e, intanto, monta l’attesa in attesa di sapere quando finirà tutto questa situazione. Anche perché, più i giorni passano, più si restringe la finestra legata alle possibile date per organizzare i recuperi delle gare non giocate. Insomma: un bel caos per il quale, al momento, non si scorge la parola “fine”.


Intanto, alla spicciolata, ecco i pareri e le sensazioni raccolte da alcuni addetti ai lavori. 

MARCO  NOVATI (g. m. Robur  Saronno)
“Per ora, come da indicazioni delle autorità, abbiamo sospeso tutte l’attività agonistica dal minibasket alla prima squadra. Tuttavia, proprio per quanto riguarda la formazione senior, essendo il Centro Ronchi, nostra sede di allenamenti e partite, un impianto privato, stiamo valutando se continuare ad allenarci a porte chiuse con sedute riservate esclusivamente a giocatori e staff tecnico i quali, dal canto loro, hanno già dichiarato la massima disponibilità”.  

FEDERICO  SASSI (coach  Basket Gallarate)
“Purtroppo non abbiamo alternative se non quella dello stop totale all’attività nelle palestre comunali. Abbiamo chiesto deroghe almeno per gli allenamento della prima squadra, ma il divieto è stato assoluto e come tutti attendiamo quindi l’evolversi della situazione. Sportivamente parlando dico che una sosta che, come facile supporre, sarà di almeno quindici giorni piazzata nel bel mezzo della stagione rappresenta un problema serio. La speranza è che i giocatori seguano le indicazioni dei preparatori atletici e continuino ad allenarsi per conto loro”. 

GIANNI NAVA (coach  Busto Basket)
“Essendo un’ordinanza emanata dalla Regione Lombardia, ci siamo rigorosamente attenuti. Quindi nessuna attività è prevista dal minibasket alla prima squadra con la consapevolezza che il momento è delicato per tutti e, di conseguenza, lo sport passa in secondo piano rispetto alla situazione generale, potenzialmente pericolosa. Da parte mia, da parte nostra, abbiamo assoluta fiducia nelle misure di prevenzione adottate da parte degli enti responsabili”.

 CLAUDIO VASINI (g.m. Basket 7 Laghi Gazzada)
“Anche a Gazzada la palestra è chiusa e tutte le attività sportive sono di conseguenza sospese. Tutti i giocatori sono già in possesso di schede di lavoro personalizzate sulle quali dovranno applicarsi in questo periodo, e fintanto che durerà questa situazione. Poi, come società stiamo cercando di organizzare delle amichevoli in regioni limitrofe, vedi il Piemonte, in cui, mi risulta, non sono ancora partite restrizioni. In alternativa – sorride Vasini -, potremmo pensare a delle amichevoli in Svizzera, ma ho l’impressione che gli amici elvetici ci metterebbero in quarantena. Battute a parte, da uomo di legge (Vasini è avvocato, ndr) aggiungo che alcuni aspetti appaiono totalmente fuori logica e, per esempio, mi sfugge il senso della norma “Professionisti, sì-Normali, no”, quasi che si volesse sottintendere che il coronavirus sia in grado di colpire selettivamente o secondo preferenza. Specialmente se, come più volte dichiarato, la priorità è tutelare la “salute pubblica” in tutte le sue forme”.

BRUNO BIANCHI (coach Basket Valceresio)
“In tutta sincerità le decisioni sono arrivate in tempi così stretti che non abbiamo avuto il tempo materiale di pensare a soluzioni alternative. Che, nel nostro caso tra l’altro, non esistono perché i Sindaci dei comuni che ospitano la nostra attività – Arcisate, Induno e Malnate – hanno giustamente chiuso le palestre. Personalmente ho invitato i ragazzi a tenersi in allenamento andando a tirare, giocare al campetto e correre nei boschi. Con tutte le problematiche del caso trattandosi nella stragrande maggioranza dei casi di giocatori che lavorano oppure sono impegnati nello studio fino al tardo pomeriggio. Però non ci sono alternative. Poi, mia sensazione, sette giorni di stop non basteranno. Probabilmente ne serviranno altrettanti ed il problema si protrarrà anche per la settimana dall’1 all’8 marzo. Per noi che siamo a rischio retrocessione è un momento di grande difficoltà, ma di fronte ad eventi di questa portata non resta che alzare le mani, rispettare le disposizioni e fare quello che viene raccomandato da chi ci governa”. 

Massimo Turconi