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Calcio, Pro Patria

L’ex D’Errico, da croce biancoblu a capitano del Monza

Riassunto delle puntate precedenti. Quelle biancoblu, s’intende. 1 novembre 2014, al termine del 2-2 interno con il Bassano, Lulù Oliveira (che sarebbe stato esonerato 3 giorni dopo in favore di Aldo Monza), attacca a testa bassa: “Arrivava da squalifica e infortunio e pretendeva di giocare dal primo minuto. Quando poi è entrato non si è sacrificato. Siamo proprio fuori strada”. 30 novembre 2014, dopo lo 0-0 con la FeralpiSalò, Aldo Monza (che sarebbe stato esonerato 9 giorni più tardi a “beneficio” di Marco Tosi), raccoglie idealmente il testimone bocciando il grande assente: “Abbiamo bisogno di gente utile alla squadra. Degli altri possiamo anche fare a meno. Come abbiamo dimostrato oggi”. Il sottinteso delle dichiarazioni appena citate (due delle tante nel calvario di Busto Arsizio (VA)Campionato Lega Dilettanti Gir A 2016/17  Aurora pro patria - MonzaNella foto :quell’annata senza pace) è Andrea D’Errico. No, no, non un omonimo. Proprio quell’Andrea D’Errico, allora alla Pro Patria e oggi giunto alla quinta stagione con il Monza. Dove è diventato capitano, ha scalato la quinta posizione dei marcatori all time, ha messo insieme 149 presenze in tutte le competizioni e ha un contratto sino al 2021 (a dispetto di sirene triestine di mercato). Tutt’altro che sorprendente sul piano tecnico (le doti erano chiarissime), spiazzante (invece) su quello dell’attitudine. Mostrata sì e no (più no che sì), nell’esperienza allo “Speroni” di Riberrico (crasi anagrafica guadagnata sul campo in virtù della evidente sovrapponibilità con il Franck neo viola). Due facce della stessa medaglia. A Busto croce, a Monza testa (o delizia).

Gol dopo 1’40’’ all’esordio contro il Mantova, 3 reti (e un assist) nelle prime 2 gare (4 nelle prime 4), un impatto devastante testimoniato da alcune prestazioni fuori scala (su tutte, il primo tempo di Como). L’approdo tigrotto di D’Errico (fortemente voluto da un altro ex, il DS Pippo Antonelli, che non a caso l’anno dopo se lo portò al Brianteo), fu roba da fenomeno. Come il Ronaldo (Luìs Nazàrio De Lima non CR7) che ha sempre avuto come icona ispiratrice. Arrivato in via Bianca con Cannoni e Baclet sul gong del mercato, passò da uomo della provvidenza ad elemento perturbante dello spogliatoio. Fuori rosa ad intermittenza in un campionato che (nel mentre e a posteriori causa scandalo Dirty Soccer), si scoprì inquinato da logiche estranee al piano tecnico. Non certo il contesto migliore per mettere a frutto il percorso di crescita dell’allora irrequieto 22enne.

Magari domenica (ore 17.30, stadio “Speroni”) non sarà in campo dal primo minuto (così come gli altri ex a maglie opposte Ivo Molnar e Luca Palesi), ma non c’è dubbio che la gran figura della première del campionato sia comunque lui. “Conosco la fama di Andrea. Ma giudico per quello che ho visto. Con me ha sempre lavorato benissimo e non ha mai saltato un allenamento”. Ipse dixit di Marco Zaffaroni nel post Pro Patria – Monza 1-2 (con beffarda griffe di D’Errico, nella foto opposto a Santana), del 25 settembre 2016. A Busto croce, a Monza testa (o delizia). Una specie di destino.

 

 

Giovanni Castiglioni