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I retroscena della cavalcata di Cassano verso i play-off. Mister Kolec racconta

Il campionato di serie A1 maschile è finito ed è tempo di resoconti con Mister Davide Kolec con cui ripercorreremo le tappe determinanti di questa stagione, che ha visto il Cassano HC accedere con grande orgoglio ai play-off, giocandosi fino a gara 3 le chances di disputare la finale scudetto.

Iniziamo dallo Scudetto vinto dal Bolzano, dopo aver battuto per due volte Pressano nelle finali. 
“Pressano ha giocato tutto l’anno con 7 giocatori, scelta loro di fare così, perché avevano anche altre alternative; perciò è normale che a fine stagione certi conti si pagano. Quando si disputa una gara dietro l’altra, a distanza di pochi giorni, come successo ai play-off, gli infortuni sono scontati se non si ha un turnover. Sono stati fortunati ad arrivare dove sono arrivati. Bolzano ha vinto meritatamente, aveva tutte le carte in regola per vincere lo Scudetto”.

Come avete vissuto i vostri play-off? 
“La cosa bella è che questi play-off ci hanno uniti ancora di più, abbiamo trascorso due giorni in hotel insieme, c’era sintonia a tavola, fuori dal campo. Il futuro può essere solo che roseo”.

Entriamo nel merito delle tre gare disputate contro Bolzano.
“Gara-1 al PalaTacca l’abbiamo vinta a livello tattico, perché li abbiamo sorpresi. Bolzano non può averci sottovalutati in semifinale, siamo stati bravi noi. Nel primo tempo abbiamo spaccato i loro equilibri e nel secondo tempo abbiamo inserito il doppio pivot che loro hanno sofferto particolarmente. Abbiamo avuto la cornice di pubblico più bella da quando sono qua. Se ci fosse un pubblico del genere ad ogni gara, vinceremmo 13 partite su 13.
Nella seconda partita – Gara-2 – in trasferta a Bolzano abbiamo perso per degli episodi. Nella terza gara invece ci ha schiacciato la troppa foga. Avevano talmente tanta voglia di fare che abbiamo strafatto. I ragazzi ce l’hanno messa tutta. Abbiamo perso di 8 ma è stata una scelta mia, di giocarmela come volevo per provare tutto.
I ragazzi ci credevano davvero, nei loro occhi, già alla riunione pre-partita, si vedevano le loro intenzioni: “si doveva vincere” e, dopo la sconfitta, è stata una delusione amara per tutti. Nel post partita, non abbiamo più parlato. Non c’è stato il tempo ma ci sarà occasione, per forza”.

Negli ultimi atti di regular season, quando tutto era ancora da decidere e avreste dovuto vincere per forza tre gare su tre per averla vinta su Fasano, eri sicuro che avreste ottenuto l’accesso ai play-off?
“Non ero sicuro, avevamo un rush finale di campionato tosto, difficile e non scontato. La pressione era inevitabile e non era scontato che i ragazzi avrebbero retto ed invece sono stati veramente bravi”.

Tu sei considerato l’allenatore folle che impiega dei giovanissimi in campo, un esempio su tutti è Bortoli del 2002, tu come la pensi?
“Credo che per raggiungere un obiettivo ogni giocatore ha un ruolo, i giovani fanno da gregari e sono fondamentali, al fianco degli esperti della nostra squadra”.

Torniamo a settembre 2018, con quale obiettivo avete iniziato il campionato?
“Inizialmente l’obiettivo era di non retrocedere. Ciò che mi ha sempre dato fiducia è la voglia e la continuità che i ragazzi hanno dato alla squadra. Il mio pregio è che, essendo qui da un po’ di anni, conosco questi ragazzi”.

Ripercorriamo le tappe del campionato dal tuo punto di vista. 
“Abbiamo iniziato bene il campionato, perdendo solo contro Conversano e contro Cologne, ma già in quest’ultima occasione io ero convinto che con impegno saremmo arrivati a toglierci delle belle soddisfazioni. Il giornalista della federazione, Aldamonte, al termine della sconfitta contro Cologne, in un’intervista mi chiese: “se dico play off, dico una parolaccia?” e io rispondo: “Assolutamente no, noi ci crediamo fino in fondo, questi ragazzi hanno voglia di vincere e io con loro, così come la società”.

Eri già proiettato verso quello che poi è stato? 
“Non potevo saperlo, ma ci ho creduto. Contro Cologne è stata una delle migliori partite in fase offensiva, mentre, solo in quella partita e in nessun’altra di campionato, i nostri portieri non erano in forma.
Arriviamo all’ultima gara del 2018 a Siena e, in quell’occasione, si poteva intravedere quanto questa squadra fosse pronta ad arrivare in fondo. Negli ultimi 8 minuti stavamo perdendo di 4 e invece abbiamo rimontato e ribaltato il risultato con una cattiveria e grinta fuori dal normale. Niente avrebbe potuto fermarci.
Poi il girone di ritorno ha preso la piega che volevo. Arriviamo alla gara contro Conversano, in cui eravamo più forti e stavamo dominando ma abbiamo perso a causa di certe mie distrazioni tecniche e poco autocontrollo in termini di emozioni. Finita quella partita ci sono stati due fattori: uno negativo perché Moretti aveva rotto il dito, impigliandolo nella sua maglietta; quella positiva era che avevamo trovato, grazie ai consigli di Scisci, una nuova strategia per quanto riguarda la fase offensiva e perciò avremmo avuto più opzioni per il proseguo del campionato. Questa nuova prospettiva mi ha dato più serenità perché avevo più carte da giocare.
Poi abbiamo vinto il ritorno contro Cologne di carattere, incassando solo 14 reti.
Arriva per noi la sconfitta clamorosa a Bologna: siamo inciampati dove non avremmo dovuto e, secondo me, è stato il momento più critico e decisivo della stagione. Potevamo crollare emotivamente contro l’ultima in classifica e invece ci siamo confrontati a fine partita e abbiamo deciso di guardare le cose positive e non quelle negative per stare insieme.
Arriviamo poi alle ultime tre gare di regular season, con un solo punto di vantaggio sul Fasano, noi quarti e loro quinti. Sarebbe finito tutto se avessimo perso. Ho detto ai ragazzi di giocare senza guardare cosa facesse Fasano. Così è stato.
L’ultima trasferta a Fondi, tra tutte le avventure fatte, questa è stata la ciliegina sulla torta: la sorte si è messa contro di noi e il volo ha ritardato, siamo arrivati 10 minuti prima dell’inizio della gara, ma non tutti perché una macchina, con dentro parte della squadra, si era persa. Ciò che ricordo è la faccia dei miei ragazzi, convinti che questa partita non l’avremmo persa, agguerriti e certi di vincere come è poi stato. Non abbiamo avuto neanche modo di festeggiare nel post-partita perché dovevamo partire subito ma abbiamo festeggiato poi al Tacca il lunedì”.

Federica Scutellà
(foto Stefano Moroni)