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Guido Meda a Varese: “La tragedia di Simoncelli mi ha cambiato”

Una voce inconfondibile quella di Guido Meda, il telecronista per antonomasia. Non solo un timbro inconfondibile, il suo, ma anche uno stile ben preciso di narrazione. Appassionato, concitato, a volte appositamente esagerato. Frasi che sono diventati veri e propri tormentoni: “Al semaforo rosso, scatenate l’inferno”, “Tutti in piedi sul divano”, “Buongiorno Buongiorno”, “Rossi c’è”!

Ieri sera, il giornalista è stato ospite alle Ville Ponti di Varese in occasione del Festival del racconto Premio Chiara dove ha presentato il suo libro “Il miglior tempo”. Intervistato da Martino Bianchi, Meda non ha solo sviscerato alcuni aspetti del suo lavoro, ma si è raccontato dal punto di vista personale parlando anche della sua famiglia, è papà di due femmine e un maschio, e delle sue passioni per diversi sport.
“Seguire il moto Gp è qualcosa di particolare a livello giornalistico perché noi cronisti viaggiamo per il mondo insieme ai piloti, condividiamo con loro tanti aspetti. Come loro stiamo lontano per molto tempo dalla famiglia. Proprio la passione che metto nelle mie telecronache mostra l’affetto che proviamo per questi ragazzi”.

Il momento più difficile è stato proprio dover annunciare la morte di uno di loro, Marco Simoncelli: “Un dolore immenso – ha raccontato Meda – perché avevo perso un amico. Provai a dare la notizia con la massima delicatezza immaginando di parlare direttamente alla sua famiglia. Quel momento mi ha cambiato molto perché mi ha fatto perdere un po’ di leggerezza”.
Il telecronista ha parlato anche di altri campioni incontrati come Pantani e Tomba, ma è con Valentino Rossi che c’è un rapporto davvero speciale: “Un legame davvero bello – lo definisce Guido Meda -. Lo stimo prima come persona, affabile e autentico, con valori veri. E’ instancabile”.

 

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