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Eccellenza girone A, Varese Calcio

Gestra, dal sogno all’incubo: “Un disastro chiamato Varese”

Quando stai vivendo il tuo sogno, che hai inseguito per anni, puoi pensare che non sembra vero, che potrebbe finire o che potrebbe essere magari diverso da come lo hai sempre immaginato, ma fatichi a pensare che possa addirittura trasformarsi nel tuo peggior incubo. La soddisfazione di Luca Gestra per essere riuscito a vestire la maglia della sua squadra, ben presto si è tramutata in rimpianto per aver compiuto quella scelta andando incontro alla peggior stagione (fuori dal campo) mai vissuta in carriera. “La definirei un disastro - ci dice -. Giocare qua era un sogno e fino a dicembre è stato talmente bello che non sembrava neanche vero. Con la vittoria della Coppa abbiamo toccato il punto più alto, poi da lì è stato un volo verso il baratro”.

I più esperti hanno lasciato il club già nel mercato invernale, ad essere rimasti tra i più grandi i soli Camarà e Gestra, capitano e vice le cui scelte hanno avuto un peso. “E’ stata dura e stressante e l’ho vissuta male, a casa con la mia famiglia non ero mai sereno – racconta Luca -, Idrissa mi ha dato una grande mano, così come il mister. Ci siamo sempre confrontati su tutto e le scelte le abbiamo prese tutte insieme. C’era chi non era d’accordo, ovvio, ma sulle decisioni ha sempre vinto la maggioranza. Sicuramente qualcuna è stata giusta, qualcun’altra sbagliata, ma le abbiamo sempre fatte in buona fede, questo ci rende orgogliosi”.

E’ difficile trovare il punto più basso tra tutte le cose clamorose che sono accadute al Varese. “L’umiliazione più grossa è stata sicuramente quella di non giocare al “Franco Ossola”, lì mi sono reso davvero conto che la favola non esisteva più. Perdere i tifosi, scavare le porte col Legnano, non poterci allenare, Altomonte, è stato tutto clamoroso. Potevamo ascoltare i tifosi, è vero; ma quando sei lì valuti tanti situazioni, sia economiche che di cartellini, svincoli ecc. Il Varese non si è reso conto di aver buttato via un patrimonio: basta pensare alla valorizzazione dei giovani fatti in casa come Travaglini e M’Zoughi che sono andati tra i professionisti. Quando smembri questo non hai più niente e non puoi ripartire, adesso me ne rendo conto”.

Dopo due sconfitte a tavolino siete tornati in campo. Dal nulla è piombata una convocazione ufficiale di Benecchi che è sembrata studiata a tavolino: “Siamo tornati perché abbiamo creduto alla trattativa con Altomonte; eravamo dubbiosi, ma avevamo paura potesse saltare perché non immaginavamo fosse campata in aria. E’ arrivata la convocazione firmata, ci siamo informati in lega sulle conseguenza, non sapevamo di preciso a cosa andavamo incontro e alla fine abbiamo giocato”.
Avete incaricato un legale per tutelarvi: “Era doveroso. Nando è tornato dando grossa mano sotto l’aspetto organizzativo, senza di lui non so come avremmo fatto”.

Come poteva essere credibile Altomonte? “Per me era fatta; mi ci confrontavo tutti i giorni, parlava anche col mister. Mai pensavo che potesse sparire da un giorno all’altro”.
E Benecchi? “Ha speso tanti soldi per il Varese e si è trovato in una situazione scomoda, per colpe anche sue. Gli auguro di venirne fuori sia per lui che per il Varese”.

Il rammarico più grande: “Mi piacerebbe rigiocare questa stagione con una società a posto, con lo stesso gruppo ragazzi, l’allenatore strepitoso, lo staff preparatissimo. Saremmo stati fino all’ultimo a giocarcela, potevamo toglierci soddisfazioni”.

Gestra TelgatePrima di dire sì al Telgate, Gestra ha voluto aspettare… “Non so cosa. Speravo in qualcosa di impossibile perché qui è il posto migliore al mondo per me. Ho scelto una società super seria, fatta di persone per bene con aziene importanti alle spalle, una società ambiziosa che mi inseguiva da qualche anno e che quello che promette mantiene. Questo è l’anno giusto. Ringrazio il presidente Alberto Vescovi che mi ha voluto fortemente. Torno a Bergamo dove sono stato tanti anni e mi sono sempre trovato bene. La squadra è stata costruita per vincere, sono tutti ragazzi che conosco, anche questo mi ha convinto”.

Elisa Cascioli