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Hockey, Personaggio

Davide Bertin, dalla porta alla panca: “Il mio futuro è allenare”

Tra poco meno di un mese compirà 25 anni e ha già le idee ben chiare: Davide Bertin, portiere della prima squadra dei Mastini Varese, vuole diventare un allenatore di hockey. Per lui, infatti, questo sport non è solo una grandissima passione che coltiva fin da bambino, ma vuole essere anche una professione vera e propria. La stoffa ce l’ha, è innata, ma adesso bisogna affinarla per farla sbocciare proprio come fa un fiore in questi giorni di primavera.

Da dove arriva questo tuo desiderio?
“Mi sono sempre sentito molto portato a stare a contatto con i bambini e mi è stata fatta notare questa mia attitudine già qualche stagione fa quando, a 19 anni, giocavo ad Asiago. Davo una mano ad un coach più esperto anche solo a ritirare i dischi alla fine dell’allenamento ed è stato lui a farmi soffermare su questo aspetto. Ho iniziato a seguire i portieri prima ad Asiago, poi a Chiavenna e infine qui a Varese”.

bertin hockey mastini allenatore 2Il tuo sogno si sta avverando e adesso segui due squadre del settore giovanile giallonero. 
“La società mi ha affidato l’Under 11 e poi anche l’Under 9 e ciò mi ha riempito di gioia. Non mi occupo, naturalmente, solo dei portieri, ma di tutti i piccoli giocatori a cui cerco di far capire già alla loro tenera età l’importanza del lavoro, del sacrificio, della carica agonistica, dell’ascoltare il coach e rispettare le sue consegne e mi impegno per trasmettere loro passione e divertimento che non devono mai mancare”.

Qual è stato l’allenatore che ti ha insegnato di più e dal quale hai preso più spunti?
“E’ lo sloveno Peter Holaza che ho avuto quando ho vinto il campionato ad Asiago. Mi ha insegnato tanto sia a livello fisico, con allenamenti molto tosti, sia a livello menale. Era solito dire un suo motto: la partita di hockey è una guerra, o lotti o muori”.

Quali sono le caratteristiche di un buon allenatore?
“In un certo senso bisogna essere un po’ psicologi. Ho a che fare con dei ragazzini e ogni giorno si devono gestire alcune situazioni legate all’età, al gioco, alle convocazioni e agli impegni di ognuno di loro. Non vanno poi trascurati i genitori con i quali cerco di avere un dialogo costruttivo. Essere allenatore non è un compito facile, ma devo dire che i miei atleti mi seguono e mi ascoltano e ci siamo già tolti qualche soddisfazione”.

Una, ad esempio, la vittoria al Memorial Marco Fiori riservato agli Under 9.
“Abbiamo conquistato meritatamente il torneo e mi è piaciuto molto l’atteggiamento della mia squadra. Hanno preso sul serio l’impegno, hanno rispettato gli schemi che avevamo provato in allenamento e si sono ‘gasati’ vedendo che portavano a fare gol o a difendersi con ordine. Il lavoro anche a questa età paga e serve a fare crescere i giovani atleti. Infine, non è certo mancato il divertimento a coronare due belle giornate che sono piaciute a grandi e piccini”.

Presto c’è l’appuntamento con il Trofeo Città di Varese. 
“Sabato 13 e domenica 14 al PalAlbani si giocherà questo tradizionale torneo per Under 11 al quale parteciperanno una decina di formazioni internazionali. Anche noi di Varese ci saremo e proveremo a dire la nostra. Rispetto al Memorial Marco Fiori il livello si alzerà, ma ci stiamo preparando per arrivare pronti e nella migliore condizione possibile”.

Quanto a te come giocatore della prima squadra, non è stata un’annata facile.
“Purtroppo sono stato a box quasi tre mesi a causa di uno strappo all’adduttore che mi è successo mentre stavo giocando bene e mi sentivo al top. In 17 anni di hockey è stato il mio primo infortunio serio e all’inizio non è stato facile. Sono cose che capitano e sono comunque riuscito a tornare in campo per i playoff”.

La stagione dei Mastini Varese è stata ottima. 
“E’ stata un’annata esaltante e abbiamo riportato entusiasmo in città giocando di nuovo i playoff dopo cinque anni di assenza. Il merito di questo risultato è stata la nostra unità: siamo stati gruppo dall’inizio alla fine e questo ci ha permesso di remare tutti nella stessa direzione e di divertirci insieme. Ancora oggi dopo l’allenamento del mercoledì ci troviamo a mangiare e a bere, cosa che non è accaduta spesso negli anni passati. Quanto al mio futuro non so ancora niente, ci siederemo presto al tavolo per discuterne. A Varese comunque sto bene”.

Proprio in questi giorni si sta giocando la finale di IHL tra Merano e Caldaro. Un tuo pronostico?
“Per me vince Merano. Ha più esperienza, è una squadra compatta e alla fine alzerà la coppa”.

 Laura Paganini