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Eccellenza girone A, Varese Calcio

Da Borghi a Milanese, da Gorini a Neto: TANTI AUGURI VARESE

Oggi il Varese compie 109 anni e, purtroppo, c’è ben poco da festeggiare. La squadra non ha più punti di riferimento, né campi in cui giocare; lo stadio è chiuso, il centro sportivo Varesello gli è stato requisito per le gravi inadempienze; i debiti sono insormontabili e il 16 aprile è fissata l’udienza di fallimento in Tribunale, a Varese. Il club rischia di fallire per la quarta volta della sua ultracentenaria storia. Il futuro è nero, ma oggi è pur sempre il compleanno del Varese e la gloriosa storia, i successi e i momenti all’apice del calcio non possono essere spazzati via. Una storia indimenticabile, colori che hanno lasciato il segno in chi li ha indossati. Ecco gli auguri di chi ha capito che cosa è il Varese:

stagione ippica varese 2017 borghi 06GUIDO BORGHI  – Se a Varese dici Borghi, dici storia. In principio fu Giovanni, mister Ignis: l’imprenditore-presidente che fece grandi i biancorossi. Poi, nel 1969 fu la volta del figlio Guido, appena ventitreenne. «Ho cominciato presto – dice Borghi -, pensate che a vent’anni ero già capo del settore giovanile, e poi subito presidente. Meglio di così, come poteva andare?». Sotto la sua presidenza il Varese è stato sempre in Serie A e in Serie B, regalando ai tifosi anni da sogno e mietendo anche vittime illustri: «Il mio ricordo più bello è legato a quando abbiamo battuto il Milan a San Siro nel 1971. Purtroppo ne è passata di acqua sotto i ponti: è stata una presidenza che ho cercato di gestire con onore: ci sono state glorie e successi, ma anche sconfitte e dolori». Borghi ha dato veramente tutto per Varese e per il Varese, ricevendo tanto. In particolare, da uomini che hanno significato molto per la sua storia: «I miei anni al Varese sono legati a personaggi ben precisi. Ad esempio Arcari, Liedholm e Maroso. O Picchi: la prima esperienza che ha fatto come allenatore è stata qui. Abbiamo avuto anche Trapattoni: direi che il Varese ha fatto il suo dovere nel proporre talenti…».

CLAUDIO MILANESE – Per l’ex presidente Claudio Milanese «il Varese è una malattia che non va più via». Sono queste le sue parole quando si tratta di spiegare il significato dei colori biancorossi. Milanese è approdato in società nella stagione 88-89, la squadra era nel campionato di C2, come presidente facendo parte della cordata con Luigi Orrigoni e il gruppo Sì Viaggi. Negli anni successivi le redini della presidenza furono nelle mani di Orrigoni e Nidoli, poi la massima carica tornò di nuovo a Milanese nel ’94-’95. L’imprenditore rimase in biancorosso sino all’arrivo della famiglia Turri nella stagione 2000-2001. «Varese è nel mio cuore – ricorda -. E per questi colori ci sarà sempre, ogni volta ce ne sarà bisogno. Il calcio in città ha vissuto tante vicessitudini, tantissime storie belle, ma anche momenti grigi La squadra si deve tifare sempre, a prescindere dalla categoria in cui giochi».

EDOARDO GORINI – Nove anni in biancorosso, dal 1994 al 2003, con 252 presenze che ancora oggi gli valgono il primato di giocatore con più presenze. Da anni la sua carriera è legata al Cittadella dove ha concluso la sua carriera da giocatore per iniziare quella di allenatore: «Ironia del destino, quando parlo di Varese penso ai nove fantastici anni trascorsi lì e alla finale persa proprio contro il Cittadella che ci poteva portare in Serie B. Sono arrivato a vent’anni e me ne sono andato a trenta, si può dire che sono cresciuto come calciatore e anche come uomo. La mia vita, la mia carriera è stata, è, e sarà sempre tinta di biancorosso».

NETO PEREIRA – Anno del fallimento a parte, è il simbolo degli ultimi anni felici del Varese. Ha indossato la maglia biancorossa per 5 anni giocando 154 partite, andando a rete  31 volte, per tutti è il capitano. «Sono arrivato a Varese dopo tanta Serie D all’Itala San Marco, in tre stagioni abbiamo conquistato la Serie B e poi disputato delle stagioni esaltanti, per questo posso dire senza dubbio che il biancorosso mi ha cambiato la carriera e anche la vita. Sono cresciuto come calciatore ma anche come uomo in un ambiente che è diventato casa mia».

CARMINE MARRAZZO - Una sola stagione in biancorosso, ma gli è bastata per entrare nel cuore dei tifosi. Saranno stati i suoi 33 gol, sarà stata la vittoria del campionato o magari sarà stata semplicemente la sua personalità. Fatto sta che “Marra” è un pezzo del Varese: “Sono onorato di questo. Sarò sincero, giocare in una piazza così calda ha inciso molto in positivo sul mio rendimento. Una bolgia ad ogni gol, nonostante la categoria, serate con i tifosi, eventi e trasferte speciali: anche nelle più infime categorie al Varese non puoi cancellare l’anima da club professionista“.

FRANCO LEPORE – E’ arrivato a Varese nel 2005, gli anni della rinascita dopo il fallimento Turri. Aveva solo venti anni e con la maglia biancorossa ha realizzato trenta reti in cinque stagioni (2005-2009 e poi 2011-2012). “Sono arrivato a Varese che ero proprio piccolo. Ho trovato una famiglia che mi ha cresciuto prima come uomo e poi come calciatore. Ho avuto la fortuna di andare a giocare in piazza importanti in Serie B, ma ancora oggi ricordo tanti di quegli insegnamenti“.

Elisa Cascioli
Michele Marocco