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Pallacanestro Varese

Corsi e ricorsi storici nell’incrocio con la Virtus

Al cospetto di un altro marchio nobile del basket tricolore. Nell’ultima giornata di un girone d’andata che in ogni caso passerà agli annali come tra i migliori dell’ultimo decennio, domenica alle ore 20.45 Varese ospita le VuNere.

Quanti incroci tra laghi prealpini e via Emilia! E non solo perché spesso e volentieri, anche se a periodi alterni, la sfida tra queste due società ha messo in palio campionati e trofei importanti… Talvolta, però, a muoversi tra la “città giardino” e “Bologna la dotta” sono stati giocatori che hanno segnato le vicende sia della Pallacanestro Varese, sia della Virtus.

Il primo ricordo deve risalire fino alla prima parte degli anni Cinquanta: allora il trasferimento proprio a Bologna di Mario Alesini, uno dei primi prodotti della scuola cestistica ai piedi del Sacro Monte, colpì profondamente l’intera città, che si sentì tradita da un figlio. Un varesino che contribuì in maniera significativa alla conquista di due scudetti di fila per la Virtus, nel ’55 e nel ‘56.
Spostandoci nel tempo, fece male agli appassionati biancorossi anche il passaggio all’allora Buckler di Arjian Komazec, uno dei campioni più amati all’epoca della Cagiva di Dodo Rusconi. Qui siamo già quarant’anni dopo Alesini e l’esperienza emiliana dell’asso croato non fu altrettanto felice. Tra i suoi compagni in una stagione e mezza a Bologna ci furono peraltro personaggi che, in momenti diversi, hanno vissuto un’esperienza varesina: da Claudio Coldebella, che abbiamo imparato ad apprezzare da dirigente, a Riccardo Morandotti e Chicco Ravaglia. Quest’ultimo, manifestatosi in tutto il suo talento proprio sul parquet di Masnago, ci fu tragicamente portato via da un incidente stradale a soli 23 anni, quando vestiva la maglia di Cantù.

Nell’incrocio tra Varese e Virtus non mancano altri giocatori di rilievo: è il caso di Pierangelo Gergati, esponente di una genia di scuola Robur Et Fides che negli anni ’70 giocò da playmaker nelle VuNere, quando suo compagno fu John “Kociss” Fultz. Quest’ultimo era un gran fromboliere che – dopo aver disputato con la Ignis la Coppa dei Campioni quale straniero appunto di coppa, giungendo sino alla finale del 1971 persa contro i sovietici dell’Armata Rossa – si trasferì a Bologna, dove fu il miglior marcatore del campionato successivo.
Intrecci di spicco, quindi, che oggi vivranno un altro momento di rilievo: che basket sia!

                Antonio Franzi