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Hockey, Personaggio

Capitan Raimondi e la corsa playoff: “I tabù vanno sfatati”

Come ogni condottiero che si rispetti, capitan Edoardo Raimondi ci crede: i playoff con la maglia dei Mastini sono decisamente raggiungibili e alla fine del Qualification Round saranno centrati. È vero, qualche passo falso c’è stato, ma nulla che abbia compromesso la classifica e nemmeno l’umore e la determinazione dei gialloneri, pronti a combattere fino alla fine.

Alla prima stagione con la prima squadra di Varese, sei subito stato nominato capitano. Come vivi questo ruolo? Che annata è per te?
“Nella mia carriera ho spesso fatto l’assistente, ma mai il capitano. È un onore che qui mi sia stata affidata questa carica, ne sono molto orgoglioso, è uno stimolo a dare il massimo e nello stesso tempo mi sento responsabile per il gruppo. Finora sono riuscito a segnare con una certa continuità e ho già fatto meglio rispetto all’anno scorso con Milano. L’obiettivo è di superare i 20 punti e sono ben incamminato, non mi manca tanto”.

Da bambino hai vestito la maglia dei Mastini. Quali sono le tappe più importanti della tua vita sportiva?
“Ho iniziato a Varese dove ho giocato fino ai 12-13 anni. Con i miei compagni di allora ci siamo piazzati terzi alle finali nazionali Under 12 e abbiamo vinto il Trofeo Topolino, una sorta di Olimpiade dei bambini. Insomma, qualche soddisfazione è arrivata. Poi il mio percorso è continuato in Svizzera, a Chiasso, dove ho completato la formazione e sono approdato in prima squadra conquistando la promozione in Prima Lega, tre semifinali di fila in Prima Lega e poi varie salvezze in Seconda Lega. Infine, l’anno scorso a Milano ho sollevato la Coppa Italia, un trofeo che mi piacerebbe portare anche a Varese in futuro”.

Siete in piena corsa per i playoff, ma bisogna ridurre gli errori. In che momento siete?
“A Cavalese contro il Fiemme abbiamo giocato bene, abbiamo limitato le penalità, punto sul quale con Da Rin in panca abbiamo fatto passi da gigante, ma abbiamo peccato di concretezza nei momenti che contavano. Dobbiamo essere più incisivi e, nello stesso tempo, proseguire con la giusta mentalità da playoff già fatta vedere contro il Fiemme: aggressività, fame, concentrazione e garra. I playoff saranno nostri”.

Domenica (ore 19.30) arriva Ora, avversario sempre ostico.
“Contro di loro abbiamo sempre perso, ma i tabù sono creati per essere sfatati. Abbiamo sbagliato l’approccio in entrambe le partite, ma adesso l’abbiamo capito e non abbiamo alternative se non giocare come sappiamo fare: siamo fisici e pattiniamo veloci e abbiamo tutte le carte in regola per batterli. Gli unici avversari che temiamo siamo noi stessi, ma domenica non avremo scuse. Saremo agguerriti e carichi”.

Hai saltato qualche impegno per problemi di lavoro. Di che cosa ti occupi? Perché hai scelto il numero 91?
“Al mattino lavoro nell’impresa di famiglia che si occupa di logistica, stoccaggio e vari servizi di montaggio e smontaggio. Al pomeriggio, invece, indosso i pattini e sono allenatore delle categorie principianti nell’HC Lugano. Il mio numero preferito è il 21 ma è di Micheal Mazzacane; ho indossato anche il 12 ma è di Franchini e quindi ho virato sul 91 che è stato l’ultimo numero di maglia a Varese di un grande Mastino come Stefan Figliuzzi, un mio idolo da ragazzino”.

Laura Paganini