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Pallacanestro Varese

Andrea Conti: “Vincere fuori casa per correre ai playoff”

Come quando versi alcune gocce di inchiostro in un bicchiere d’acqua. Questa, al momento attuale, sembra essere la  similitudine perfetta per descrivere i 100 giorni della nuova stagione Openjobmetis, attraverso le parole usate da Andrea Conti, general manager Pallacanestro Varese. Nella sospensione liquida si muovono delicati, quasi leggeri, i nuovi colori che lentamente, molto lentamente, andranno a formarsi. Ma il dirigente varesino, soprattutto dopo l’inquietante derby giocato contro Cantù, scuote e agita il bicchiere in attesa di vedere, presto, al più presto un colore definito.
“Prima di tutto – osserva Conti – vorrei sgombrare il campo da equivoci dicendo che, al netto di infortuni (molto serio e problematico quello di Clark), cambi di assetto e inserimento di nuovi giocatori in corso d’opera, siamo più o meno dove pensavamo di essere. Tra le considerazioni positive metto il grande lavoro svolto da staff tecnico e giocatori per assemblare e dare forma ad un gruppo con ben 7 giocatori nuovi, che diventano addirittura 9 contando gli arrivi di Jakovics e Cervi. Coach Caja, ma su questo aspetto non nutrivamo dubbi, ha dato solidità, identità e tenuta mentale ad una squadra che in casa ha dimostrato tutte le sue qualità e certezze, mentre lontano da Masnago stenta ancora ad imporre il suo passo e il suo stile di gioco”.

Riguardando la squadra di agosto, spicca l’assenza di Tepic. Eppure me ne avevi parlato in termini entusiastici. Invece cosa è successo?
“Riconfermo al 100% le qualità che mi avevano impressionato di Tepic: un QI cestistico di livello molto superiore alla norma con idee e mani da formidabile passatore. Purtroppo Milenko non è stato in grado di abbinare queste doti a prestazioni fisiche e atletiche necessarie nel basket moderno e sicuramente indispensabili per sviluppare la pallacanestro intensa di coach Caja. Tutto qui”.

Invece, con la “presa” di Simmons hai fatto il botto, Jeremy si sta rivelando come uno dei giocatori più produttivi di tutta la serie A.
“Simmons è uno dei tantissimi giocatori che nel sommerso italiano ed europeo ha sempre fatto bene, spesso molto bene e, a margine, risponde in modo perfetto al nostro identikit: giocatore esperto del campionato italiano, ben integrato nel tessuto sociale, bravissimo ragazzo e grande lavoratore in palestra dotato della massima disponibilità mentale e caratteriale. Poi, è chiaro, bisogna sapersi prendere qualche rischio ma, soprattutto, occorre sapere che nella pallacanestro un po’ cinica dei nostri tempi, è sbagliato affezionarsi e innamorarsi dei giocatori ergendoli a vessilli incrollabili. Oggi più che mai contano i contratti, i “dolares” e, anche se è crudele dirlo, si salutano i giocatori con una pacca sulla spalla e via. Così, ben vengano i Simmons; i Peak il quale, sottolineo, è due anni più giovane di Avramovic e ha margini di miglioramento pazzeschi; i Clark, pure lui con notevole esperienza europea e, perché no?, anche i Mayo che, stranamente, nonostante gli ottimi campionati disputato in Germania, non se l’è mai filato nessuno. Ecco, per quello che abbiamo visto finora anche quella di Josh mi sembra sia una bella presa”.

E Cervi?
“Siamo contenti che Riccardo ci abbia scelti come punto di riferimento per dare una svolta alla seconda fase della sua carriera. Entrambi siamo convinti che il tipo di lavoro in palestra che si fa in Pallacanestro Varese, la serenità della piazza, la presenza di un preparatore a lui gradito come il professor Barnaba e i nostri elementi organizzativi possano essere utili per un suo rilancio ad altissimo livello. Certo, ne siamo  consapevoli, serviranno pazienza, sacrifici e totale disponibilità, ma a gioco lungo pensiamo, speriamo possa essere un inserimento proficuo per tutti”.

Accennavi allo zoppicare in trasferta: hai qualche gara che ti crea più rammarico?
“Il rammarico più vivo è legato alla trasferta di Reggio Emilia e ad una gara persa malamente. Anzi, se devo essere sincero, una partita proprio buttata via perché sarebbero bastati un paio di canestri in più di Mayo o due giocate più attente e incisive sui due lati del campo per tornare a Varese con una vittoria davvero preziosi. Poi, in tutta onestà nelle altre gare, compreso il recentissimo derby contro Cantù, abbiamo prodotto troppo poco per sperare di racimolare punti”.

Parlando di massimi sistemi, cosa ti ha detto invece questo scorcio di stagione?
“Sono assolutamente sorpreso, e non credo di essere l’unico, dal cammino della Virtus Bologna e, in particolare, dal rendimento clamoroso di Teodosic. Con le “V nere” l’asso serbo (32 anni, ndr) sta vivendo una sorta di seconda giovinezza e gioca con disarmante facilità, direi con talentuosa leggerezza. Gli ho visto fare cose incredibili per sé e anche per i compagni in una squadra nella quale è leader al mille per cento. Oltre a Bologna Virtus, in positivo, e Venezia che stranamente fatica, non segnalo altre sorprese perchè Sassari, Brindisi, Brescia e compagnia stanno facendo quanto atteso, mentre Milano a gioco lungo emergerà con tutta la sua forza. Il tutto in un campionato complicato, difficile e più che mai equilibrato nel quale è vietato sbagliare approccio o giocare con scarsa tensione emotiva. Devi, al contrario, scendere sul parquet sempre concentrato, determinato, forte di testa e tiratissimo perché, lo abbiamo pagato sulla nostra pelle proprio contro Cantù, di fronte troveremo sempre almeno quattro-cinque giocatori di alto livello tecnico, fisico e atletico pronti a “farti il mazzo”. E, i numeri parlano un linguaggio chiarissimo, se non strappi qualche vittoria fuori casa i playoff te li scordi”.

Massimo Turconi