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Quel Caccia che vuoi!, Varese Calcio

Varese sull’orlo del baratro. Il Settore Giovanile è vivo e guarda avanti

Questa è una storia. Di passione, cuore, emozione. Di elogi sperticati, guerre fratricide. Di tormento, estasi e ancora tormento. Di regole sottosopra, tanto che, alla fine, non capisci più cosa sta sopra e cosa sotto, cosa viene prima e cosa dopo. E’ una storia biancorossa e, come tutte le storie, si racconta e non si spiega. Nulla vi è da insegnare, già vi sono i Numeri Dieci, coloro che tutto sanno, salgono sul predellino ed illustrano la vita, posseggono la Via e la Verità. Ma la Verità risiede nei sogni che ci concedono gli Dei. Questa è una storia ove Mosè inciampa e cade con le sue Tavole della Legge che vanno in mille pezzi, come la coscienza di alcuni dei protagonisti. Non c’è miglior credenziale per un boia che agire nel nome dell’ardore e della cieca fede, sia essa per un credo, un’arte creativa, un bene materiale e, orlo del dirupo, una squadra di Calcio. Questa è una storia ove taluni dei protagonisti si macchiano di un peccato capitale: la mancanza di fantasia. Sono incapaci di immaginare che effetto può fare sentirsi diversi da loro oppure, ignominia massima, entrare nei panni degli altri e comprenderli, capire i loro sforzi, le loro storie. La fantasia è ciò che fa di noi degli esseri umani. Senza di essa saremmo animali come tutti gli altri. Sbarcarono, ormai qualche anno addietro, come i Conquistadores nel XV Secolo, in crociata contro i “pagani” biancorossi come loro ma, secondo il proprio fuorviante  dogma, impuri, contaminati, infetti. Si organizzarono in bande di tribu’ e ripartirono “puliti”, i capi militari di una certa stampa amica dettarono la linea, certamente con buone intenzioni, ma la povertà di spirito non fece comprendere a sufficienza la nobiltà decaduta, li estraniò dalla realtà, disegnò per loro un mondo virtuale, un Matrix ove i pensieri, le parole, le opere erano rivolte ad un’idea di professionismo morto e sepolto. L’entusiasmo andava, legittimamente, ricreato, il popolo biancorosso necessitava, di nuovo, di ubriacarsi di pallone, di tifo, di goals all’ultimo istante. Lo stato di ebbrezza porta a mancanza di lucidità. Si sacrificò la modestia alla superbia di stravincere un Campionato di scapoli-ammoliati mesi prima della fine ufficiale, ponendo le basi, è storia recente, per  lo tsunami di ordine economico all’orizzonte, pronto a devastare le placide spiagge biancorosse.

Il Calcio, si sa, abbraccia un mondo a parte nel panorama  sportivo. Sua Maestà il Calcio è la Galassia a Spirale di Hubble, attrae, seduce, ammalia. Vi sono fior di atleti di qualsivoglia disciplina sportiva che, semplicemente, sognano i danari guadagnati non da calciatori professionisti, ma da coloro che fanno parte della Lega Nazionale Dilettanti. Alcuni mesi dopo, si evidenziarono i primi contrasti tra i Conquistadores, comici tentativi di rilancio, pallanuotisti in libera uscita, Santoni dell’ultimo minuto. Gli eroi di un tempo costretti alla resa, i colori biancorossi di nuovo sull’orlo dell’abisso. Ed in tutta questa baraonda, la Scuola Calcio ed il Settore Giovanile. Noi siamo una luna del Pianeta Calcio. Nonostante tutto, tentiamo di essere virtuosi ad oltranza, non tradiamo la morale alla quale ci ispiriamo, non siamo aitanti e muscolosi, a volte dobbiamo subire le angherie dei più grandi, sopportare i deliri delle prime squadre. A noi importa il sogno, l’avventura, pronti a scampare ad ogni pericolo. E se Ulisse ce l’aveva fatta col Ciclope, anche noi, in ogni mare in tempesta, possiamo cavarcela, usando l’arma, appunto, della fantasia. I tentacoli della piovra maligna hanno colpito anche gli ormeggi sicuri dell’attività di base, hanno costretto amici di mille avventure a scegliere la strada più comoda, ove gli eroi non cavalcano mai. La maldicenza e la delazione hanno invaso persino lo specchio d’acqua dei baby biancorossi.

I campioni da social si divertono, come scribi e farisei d’altri tempi, a dileggiare, insultare, compatire coloro che sono rimasti, pur non avendo obbligo alcuno, per condurre la barca in porto. Le attenzioni dei media e dei tifosi sono, giustamente, per le vicende della Società, legate alla Prima Squadra. E’ sacrosanto. Ma, al di sotto dell’iceberg, vi è una comunità di uomini di straordinario coraggio che si impegna in allenamento e nelle partite per garantire, pur in momenti di estrema difficoltà, il corretto svolgimento della stagione agonistica di Settore Giovanile e Scuola Calcio. Incuranti dei sorrisini da sopra la spalla e contumelie di personaggi (addetti ai lavori, genitori intra ed extra moenia) miserabili, infelici, amareggiati, che si autodisprezzano, sempre alla ricerca di qualcuno da odiare o da calunniare per poter sopportare se stessi, gli allenatori, i dirigenti accompagnatori, i coordinatori, i segretari ed i  responsabili procedono con la barra a dritta, perché, prendendo a prestito uno slogan in voga tra i tifosi, il Varese sono ANCHE loro!

Sul Sintetico Speroni o nella Gabbietta Martino allo Stadio, sui campi in terra di Varesello, lavorano con professionalità ed amore, entusiasmo e competenza. Quando vedo un gigante del Calcio italiano come Mister Pietro “Gedeone” Carmignani distribuire sapienza ai piccoli portieri biancorossi, quando osservo un cuore biancorosso come Mister Vito De Lorentis dispensare dottrina tecnica, rivedo il sorriso del Peo e di Alfredo Speroni, felici tra i Cherubini ed i Serafini. E il mio pensiero corre agli amici veri di tremende tempeste, a Paolone Masini, Stefano Milanta, Nicola Piatti, al gigante buono Olly, al caffè della Rosi. Anche per loro, noi teniamo duro. Partimmo da sottoterra nel 2004, giungemmo all’Olimpo pochi anni dopo. Undici anni formidabili, prima dell’Armageddon. Gli Immacolati, depositari della Verità, sono crollati molto prima. E’ con smisurato orgoglio che mi ritaglio un piccolo spazio, come Quartiermastro di Poppa, sul Galeone Biancorosso, il Walrus del Capitano Flint, condotto con abilità dall’Ammiraglio Massimo Scodellaro, determinato come nel suo Varese di Fascetti, sostenuto da Maurizio Scalamandrè, più che un amico, senza di lui non saremmo qui e da Miss Segreteria Sara Baragiola, una parola per tutti, oltre al giovane “mozzo” Simone Lamonica, prof di Scienze Motorie, preziosissimo nell’assemblaggio dei calendari agonistici. E poi l’equipaggio. Unico, inimitabile, uno scrigno di umanità e competenza. Non contano le annate o le squadre, noi siamo Uno.

Mariano Vaccaro-Giancarlo Calvia-Niccolò Cardani-Giacomo D’Ascanio-Luigi Bandista-Andrea Brigandi-Luca Larghi-Dennis Capelli- Giorgio Frattini-Simone Lamonica-Marco Massacra-Simone Lumastro-Stefano Marian-Francesco Curioni-Fabio Franceschina-Jacopo Colombo- Angelo Bruno-Jacopo Guerrini-Peter Vecchio-Moreno Bertoli-Fabrizio Zecchini-Daniele Bacarella-Giuseppe Savastano-Sergio Ferraro-Stefano Banfi-Pietro Carmignani-Vito De Lorentis.

Come tutti i veri avventurieri guardiamo avanti, alla ricerca di momenti di gioia, bagliori d’oro e felici opportunità. Forza Varese.

Marco Caccianiga, Attività di Base e Progetto Bimbo Scuola Calcio Varese