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Quel Caccia che vuoi!, Varese Calcio

Pietro Carmignani, il Gedeone biancorosso

Ezequiel Parides de Almeida rappresentò per i cittadini del piccolo borgo brasiliano di Mogi Mirim motivo di soddisfazione ed orgoglio. Nessuno come lui sotto canestro, ben pochi precisi dal perimetro, solo alcuni con la sua visione di gioco. In una terra tradizionalmente dedita al futebol, un eroe del basket è merce rara. Se poi raggiunge l’altezza di un metro e cinquantotto centimetri, è ancora più baciato dalla leggenda. Mogi Mirim fu sempre fiera del suo concittadino, lo venerò e vezzeggiò, tanto da intitolare borse di studio a suo nome. Ezequiel, un patrimonio.

Varese, profondo Nord, pulita, ordinata, una piccola enclave dove ci si incatena per gli amici tigli, si discute di meteorologia impazzita, ma ci si aiuta, tutti, con splendide iniziative per i meno fortunati. Dicesi patrimonio, qualcosa, o qualcuno, di cui andare orgogliosi. Varese, al contrario di Mogi Mirim, è terra di Basket. Si respira parquet ovunque. Ma il pallone a spicchi, a poche centinaia di metri dal tempio cestistico, si trasforma in esagoni. Sempre e comunque biancorossi. Il nostro vanto, onore, lustro è un omone, il doppio del buon Ezequiel, che trasmette sicurezza, incute rispetto, travolge per empatia. E sorride. Sempre. Il nostro gigante buono ha scritto pagine di Storia del Calcio italiano, ha ricoperto ruoli chiave all’interno della FIGC, ha allenato la creme delle compagini tricolori, è stato una fulgida bandiera biancorossa. Il Palmares è ricco e facilmente rintracciabile su ogni sito calcistico. Ma le storie parlano di uomini, i trofei sono una conseguenza. Lui è Pietro Carmignani noto ai terrestri col soprannome di Gedeone.
La figlia Stefania ci svela l’arcano, il mistero di quel nomignolo che, in realtà,  è diventato il gonfalone ufficiale di Mister Carmignani. Pochi conoscono il vero nome di battesimo, moltissimi si sorprendono a sentirlo chiamare Pietro. All’età di 18 anni il giovane Carmignani difende la porta del Como con tale maestria che Mister Vinicio Viani, viareggino come Carmignani e cultore di letture bibliche, gli affibbia il soprannome di quell’eroe che con spirito pugnace e volitivo guidò il suo popolo alla difesa della città. Da quell’istante la luminosa carriera del Numero Uno per eccellenza seguirà le orme dell’eroe biblico ereditandone, definitivamente, il nome. Come Ezequiel, Mister Gede vanta addirittura tre nomi. Di Gedeone si è detto. Ecco che ancor prima del nome di battesimo Pietro, compare Roberto, come lo appellava la nonna. Un groviglio, quindi.

Mister Carmignani è un portiere, ruolo complicato, spesso avaro di complimenti e autostrada per critiche feroci. Non a caso veste la maglia numero uno. Perche’ inizia tutto da quell’uomo vestito diverso dagli altri, il primo sceneggiatore della vicenda che si sviluppa sul rettangolo di gioco. Tutto, nel bene e nel male. Pietro Roberto Gedeone Carmignani raggiunge il suo apice come vice di Arrigo Sacchi nella nazionale vicecampione del Mondo.
Ho un ricordo nitido di quell’esperienza. 17 luglio 1994, Rose Bowle di Pasadena, finale del Campionato del Mondo di Calcio Italia-Brasile. Mister Gede è in panca accanto ad  Arrigo Sacchi. Il pallone oltre la traversa calciato da Baggio è un razzo che si porta via sogni di gloria. Verdeoro festanti, azzurri impietriti. Le telecamere  inquadrano impietose le lacrime tricolori e le feste verdeoro. Un’immagine su tutte. Mister Carmignani, come un comprensivo papà, si coccola Massaro, distrutto per l’errore fatale dal dischetto.

Si dice che, nello sport di squadra, la vittoria sia corale, la sconfitta ti lasci solo. Sì, a meno che tu non abbia piccoli grandi eroi come Gede Carmignani, un cuore grande come un’area di rigore. Ed il Varese Calcio, credo tra le poche in Italia, ha l’onore ed il privilegio di annoverare Mister Gede come Responsabile dei piccoli portieri della Scuola Calcio. Frugoletti nati negli anni dal 2010 al 2006 pendono dalle labbra e dalle manone di quell’uomo austero ed autorevole, professionale fin nella punta dei capelli. Li plasma, li indirizza, li motiva, interviene mai a sproposito, mai una parola fuori posto. Durante le partite partecipa quasi fosse lui il protagonista, con un salto a ritroso nel tempo, la stessa verve, la medesima vis pugnandi. E, come già fece con Massaro, pronto a coccolare ed a sdrammatizzare ogni errore del piccolo di turno.
Io osservo quell’arca di sapienza calcistica, come si muove, come si immedesima, gioisce, sorride, rimprovera, gratifica sul Sintetico Speroni e ringrazio gli Dei perché quei bimbi, genitori e tutti noi biancorossi possiamo fregiarci di una tale luminosa stella. Cosi come con i suoi piccoli numeri uno, lo immagino con i suoi nipotini, il sale della vita, il caparbio Andrea e l’indiavolato Thomas, anche loro piccoli calciatori biancorossi, ma anche i due scriccioli lontani, figli di Fabrizio addirittura nell’altro emisfero, in Australia, la graziosa Micol, pattinatrice artistica sul ghiaccio ed il roccioso Davide, giovane calciatore in terra di canguri. Smessi i guantoni da portiere, eccolo nonno affettuoso, è proprio il caso di dirlo, eroe dei due mondi. Dopo una carriera da professionista  protagonista, Mister Gede, come Corto Maltese, entra in un altro luogo, in un’altra storia. Una storia biancorossa che continua, a discapito delle disgrazie sportive e dell’incapacità umana. Siamo tutti Mister Gede. Siamo tutti biancorossi.

Fernando Pessoa, poeta lusitano, genio, semidio, scrisse una meravigliosa lirica che,  interpretando il sentimento di tutti noi Mister biancorossi, voglio dedicare ad un Uomo che ci fa sentire ogni giorno sempre più felici ed orgogliosi di averlo con noi.

Lodato sia Dio perché non sono buono
ed ho l’egoismo naturale dei fiori
e dei fiumi che seguono il loro corso
inconsapevolmente preoccupati
solo del fiorire e dello scorrere
Questa è l’unica missione nel Mondo
Questa: esistere chiaramente
E saperlo fare senza pensarci

Marco Caccianiga – Scuola Calcio Varese