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Pallacanestro, Personaggio

Matteo Grampa, quello che la strada ti dà. “Vivo il basket a 360°”

E’ lì che cominci a farti le ossa; è lì che le spalle, giorno dopo giorno, si fanno via via più larghe e forti; è lì che, sudando e faticando, apprendi il valore del sacrificio, impari che se vorrai fare strada dovrai sempre tenere ben presente chi sei e da dove vieni; è lì che si plasma quel valore che in Sudamerica chiamano ‘garra’: l’ingrediente segreto di ogni impresa, una miscela di grinta, orgoglio e perseveranza. Perché lì c’è qualcosa che altrove non esiste: atmosfere, cieli e profumi completamente differenti ad ogni latitudine di cui si impregna la tua pelle. È lì, sulla strada, che nascono i veri campioni.
Un’estate come tutte le altre. La stagione regolare di pallacanestro è appena terminata, palestre serrate, divise smanicate da gara che lasciano spazio alle ancor più comode canotte da spiaggia. Per tutti… non per lui: un giovane appassionato non ne vuole assolutamente sapere di separarsi dalla sua palla a spicchi. Sfidando il caldo torrido, si reca ogni giorno ai campetti vicini all’oratorio ed è lì che apprende le regole non scritte del basket di strada. Comincia così la scalata di Matteo Grampa, bustocco fresco del secondo posto alle Finali Nazionali dello Streetball Italian Tour 2018 di Riccione.

TRIS SFUMATO –Sono cinque anni che partecipo al tour. Nel 2014 e nel 2015 abbiamo vinto il titolo, ma da quando si è saputo che il tre contro tre diventerà disciplina olimpica devo dire che il livello si è alzato di molto – rivela Matteo –. Ci siamo scontrati con tantissimi professionisti. Ovviamente c’è del rammarico perché quando si arriva in finale si gioca per vincere, ma se ripenso che dal giovedì sera abbiamo avuto un giocatore in meno penso che questo secondo posto è stato comunque già un grandissimo risultato e i vincitori hanno meritato. Sicuramente per gli anni prossimi cercheremo di organizzarci meglio”.

LA MAMMA E’ SEMPRE LA MAMMA – E pensare che il tutto era cominciato su un paio di pattini a rotelle. Sì perché il basket non fu il primo sport di Matteo Grampa e nemmeno una tradizione di famiglia. Piuttosto una passione innata che, come spesso accade, ha bisogno di una spintarella di un deus ex machina… anche due. È il suo vicino di casa ad introdurlo nel mondo del 5vs5 che, “ironicamente”, Matteo ama talmente tanto da volerlo abbandonare: “Devo ringraziare i miei genitori, e soprattutto mia madre se oggi sono ancora qui a giocare a basket. Quando ero a Busto con il cambio di allenatore era arrivato Tiziano Zappa che era esigente e molto severo. Persi la voglia di giocare, ma i miei mi hanno costretto a ritornare in palestra assecondando la mia passione che alla fine è prevalsa sul resto”.

MatteoGrampaCosì sono arrivati i successi e così Matteo ha cominciato a vivere il basket a trecentosessanta gradi: tra le mura di una palestra e alla luce del sole che filtra tra le case e gli alberi sulla strada. “Dal punto di vista umano il 5 contro 5 è sicuramente più stimolante, ma dal punto di vista tecnico sono due sport completamente diversi: partono dagli stessi principi ma si evolvono in maniera differente – spiega lui –. Nello street l’azione è molto più veloce e frenetica. È un gioco senza schemi, ma solo di letture e mi permette di migliorare anche nel 5vs5. Basti pensare che il tiro da tre vale uno, che ci sono solo falli di squadra e la palla stessa è di un formato diverso…

FATTI VALERE – È credenza comune considerare lo sport di strada un valore aggiunto. Solo se lo hai praticato, solo se ha speso ogni goccia del tuo sudore su quei campi, solo se le tue ginocchia e i tuoi gomiti hanno assaporato ogni centimetro di quel cemento, puoi sapere cosa significa. “Ai campetti quello che sei all’interno della stagione non conta. Si impara a giocare con persone di ogni razza, età, a conoscere le persone al di là dell’apparenza. L’importante è che tu arrivi con la mentalità giusta e tutte le barriere che possono dividere vengono superate. Si azzera tutto e bisogna dimostrare quello che vali davvero”.

E forse non è un caso che nell’indole di un playmaker con tendenze da realizzatore, come ama definirsi lui, a farla da padrona siano la grinta e l’aggressività, quella ricerca spasmodica dell’uno contro uno, unita ad una straordinaria capacità di adattamento alle necessità della squadra in ogni momento.

IL FUTURO – Mentre si prepara ad affrontare un grande cambiamento – si trasferirà a Jesolo con l’obiettivo di vincere il campionato –, Matteo insegue il professionismo in uno sport come lo Street Basket che anche la FIBA sembra intenzionata a rendere disciplina olimpica. Senza dimenticare tutto il resto. “Il basket al momento è gran parte della mia vita, ma non lo considero un lavoro. Mi ha dato la possibilità di girare il mondo e sono consapevole che questa è l’età giusta per farlo. Nel frattempo studio osteopatia e una volta finito col basket potrò dedicarmi ad altro. Devo tanto alla pallacanestro ed è per questo che cerco di viverla ogni giorno fino in fondo”. 

Alessio Colombo