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Pallacanestro, Pallacanestro Varese

La storia della Pallacanestro Varese in vetrina in Piazza Monte Grappa

“La storia siamo noi, nessuno si senta escluso, siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere”. Appena varco la soglia della postazione organizzata in Piazza Monte Grappa a Varese mi rimbalzano in testa le parole della bellissima canzone scritta da Francesco De Gregori. Appena varco la soglia di quel “cubo magico”, peraltro allestito benissimo, con grande cura e attenzione dall’amico Umberto Argieri, presidente dell’Associazione “Il Basket siamo noi”, e dai suoi collaboratori, mi sento catapultato dentro la “Storia”. Quella del basket italiano ed europeo.

Oddio, non che ne avessi grande bisogno perchè, sia detto immodestamente e con mille eventuali scuse per la prosopopea, dal 1970 in avanti quella “Storia” ho avuto la fortuna di vederla, viverla e, grande privilegio, anche di scriverla.
basket siamo noi corner piazza monte grappa 02Così, appena varco quella soglia, i due monitor posti amorevolmente e crudelmente a destra e a sinistra, mi spingono indietro nel tempo rimandando immagini di quell’assurdo, beffardo, meraviglioso 1977. A destra scorrono i fotogrammi della vittoria dell’ottavo scudetto conquistato il 24 aprile a Bologna, al “Madison” di Piazza Azzarita, contro la Virtus. Pochi minuti di quelle immagini – i canestri di un infallibile Bob Morse, i rimbalzoni di Dino Meneghin, la regia di Ossola, la difesa di Zanatta, le stoccate di Bisson, la presenza del compianto Sergione Rizzi, coach Sandro Gamba portato in trionfo e un commovente giro di campo davanti al pubblico bolognese che, sportivamente, applaude. Meno sportivi, decisamente meno sportivi, “bastardamente” meno sportivi i tifosi bolognesi che, in agguato vicino al cortile della Questura e armati di sassi, spaccarono gran parte dei vetri del pullman che ci stava riportando a Varese. Però, ripuliti i frammenti di vetro sparsi un po’ dappertutto sui nostro corpi, e medicate alla buona alcune ferite, restò, in tutti noi, una grandissima, indescrivibile, pazzesca gioia.

Ma rivivere e ricordare quella felicità è questione di attimi perchè, perfetto e maledetto contraltare, il video di sinistra propone le immagini della terrificante sconfitta (78-77) subita nella Finale di Coppa Campioni giocata a Belgrado tre settimane prima, il 7 aprile, e persa contro il Maccabi Tel Aviv. Anzi, per essere precisi e didascalici fino in fondo, persa contro tutto il popolo israeliano se è vero, com’è vero, che in quella serata, storica per loro, infausta per noi, lo sport israeliano conquistò il primo titolo europeo assoluto. Potrei raccontarvi ogni momento di quell’allucinante giornata vissuta da tifoso della MobilGirgi Pallacanestro Varese. Mi limito a dirvi che noi tifosi “girgini” alloggiavamo nello stesso albergo di quelli del Maccabi che cantarono, danzarono e fecero baldoria tutta la notte.

Questi sono solo due aneddoti tra le migliaia che si potrebbero raccontare e ricordare sfogliando vecchi ritagli di giornali, guardando le foto, sfiorando i cimeli, accarezzando con gli occhi le infinite curiosità che “tappezzano” ogni angolo della postazione.
Ma la verità che, bella e prepotente, sale a galla in questo lunghissimo e brevissimo viaggio è una sola: tutti quelli che amano visceralmente la Pallacanestro Varese, tutti quelli che hanno amato e ammirato anche uno solo di quei volti – da Zorzi ad Avramovic; da Vittori a De Pol; da Yelverton a Miles; da Galanda a Pejcinovic; da Salvaneschi a Mc Cormack; da Rico Garbosi a Carlo Recalcati; da Thompson a Ferrero; da Marino Cappellini al dottor Carletti; da Carter a Beugnot; da Anchisi a Garnett; da Matthews a Pozzecco -, sono la “Storia” di questo club. Perchè noi, voi, tutti, siamo fatti di quelle emozioni lì, di quella gioia, di quelle lacrime, di quella delusione, di quella felicità lì. Di tutti quegli stati d’animo che abbiamo provato ogni volta che siamo entrati a Masnago, o in qualsivoglia altro palazzo dello sport che ha ospitato le vicende dei nostri, dei vostri “eroi”.

Siamo fatti di quella pasta lì ed è bello che Umberto Argieri e la sua squadra ci ricordino che “Il Basket siamo noi”. Perche la storia non si ferma davvero davanti ad un portone ed è per questo che la storia dà i brividi. Perché nessuno la può fermare. Perchè la storia siamo noi. Nessuno si senta escluso…

Massimo Turconi