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Hockey, Personaggio, Sport Disabili

Da Varese alle Paralimpiadi, le emozioni di Alessandro Andreoni

Non capita certo a tutti di partecipare alle Olimpiadi e per migliaia di atleti di qualunque sport questo rimane solo un sogno mai realizzato. Alessandro Andreoni, Bruno Balossetti, Sandro Kalegaris, Roberto Radice e Santino Stillitano, insieme all’allenatore Carlo Muhr e all’attrezzista Roberto Marchiorato, invece, sono volati in Corea del Sud per le recenti Paralimpiadi di PyeongChang in cui hanno tenuto altissimo l’onore dell’Italia nello sledge hockey (quarto posto finale) e anche il nome della Polha Varese, società per la quale sono tesserati.
Ed è proprio per questo motivo che dà lustro a Varese e alle sue associazioni che durante la serata del Premio Varese Sport (lunedì 14 maggio alle ore 20.30 alle Ville Ponti di Varese con ingresso libero) omaggeremo i giocatori azzurri dell’Armata Brancaleone di Varese con un riconoscimento speciale. A raccontare l’avventura paralimpica è il più giovane del gruppo “nostrano” partito per la Corea del Sud, ossia il 21enne Alessandro Andreoni.

Quali sensazioni porti con te dell’esperienza paralimpica?
“Non avrei mai e poi mai immaginato di parteciparvi, e invece è stato così. Ho iniziato relativamente da poco a giocare a sledge hockey e in questi anni ho visto alcuni miei compagni dell’Armata Brancaleone essere convocati per appuntamenti internazionali importati tra cui le Paralimpiadi. Quest’anno è toccato anche a me ed è stato qualcosa di fantastico che porterò sempre con me”.

Raccontaci un po’.
“È stato pazzesco ritrovarsi per più di due settimane insieme a tantissimi atleti provenienti da ogni parte del mondo. È stato un grandissimo momento di festa in cui ognuno ha portato un pezzo di sé, della propria cultura e del proprio vissuto. Abbiamo avuto modo di confrontarci attraverso lo sport e la disabilità; sono stati giorni che mi hanno arricchito come sportivo e come persona”.

Com’è stato sfilare durante la cerimonia di apertura?
“Ho provato un’emozione che difficilmente dimenticherò. Rappresentare l’Italia all’interno di uno stadio gremito, con la musica trascinante ad alto volume, con lo speaker che ci ha annunciati e ha pronunciato il nome del nostro Paese e con uno di noi come portabandiera (l’hockeista Florian Planker, ndr) mi ha dato una carica immensa e ancora oggi mi vengono i brividi. Avevo il cellulare in mano per riprendere tutto quello che stavo vivendo, ma la prossima volta lo terrò in tasca per godermi al massimo lo spettacolo e le bellissime sensazioni di quei momenti”.

Dal punto di vista sportivo avete raggiunto il quarto posto paralimpico. Soddisfatti?
alessandro andreoni sledge hockey paralimpiadi“Siamo arrivati ad un passo dal podio e un briciolo di rammarico c’è soprattutto da parte dei veterani che, molto probabilmente, non avranno modo di partecipare alle prossime Paralimpiadi del 2022 a Pechino. Guardando al cammino, abbiamo raggiunto i nostri obiettivi, ossia quello di battere la Norvegia all’esordio e la Svezia nella terza gara e di migliorare il quinto posto della scorsa edizione. Nella seconda partita il Canada si è dimostrato oggettivamente troppo più forte di noi così come gli Stati Uniti in semifinale. Nella finale per il bronzo abbiamo lottato ma l’ha spuntata la Corea del Sud. Ripartiamo comunque da questo storico quarto posto che ci fa onore”.

Quanto a te, come ti sei avvicinato allo sledge hockey?
“Ho sempre frequentato il PalAlbani di Varese perchè mio fratello Marco ha giocato nell’HC Varese e ora nei Bandits. Il palaghiaccio è stata un po’ come la mia seconda casa fin da piccolo e non ho quasi mai perso una partita dei Mastini. Sono nato con la spina bifida e ho provato a pattinare, ma non riuscivo a stare in equilibrio. Per molti anni ho praticato nuoto e poi, grazie alla Polha Varese, ho conosciuto lo sledge hockey e ho subito capito che quello sarebbe stato il mio sport. Ho l’hockey nel sangue e ho sentito di essere finalmente arrivato alla mia disciplina naturale, quella che ho nel cuore”.

Com’è andata la stagione dell’Armata Brancaleone?
“Ha avuto un epilogo che ci ha dato grande gioia: all’inizio di aprile siamo arrivati secondi in Coppa Italia a Roccaraso. Dopo molto tempo siamo riusciti a superare i Tori Seduti di Torino e a conquistare la finalissima contro le Aquile del Sud Tirolo. Nonostante la sconfitta nell’ultimo atto, siamo contenti di aver dato loro del filo da torcere e di aver tenuto testa alla squadra più forte del campionato”.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
“Attualmente sto preparando il test di ammissione alla facoltà di “Design della comunicazione”, ma non mollo di certo lo sledge hockey, che è un punto fermo della mia vita. L’anno prossimo ad aprile ci saranno i Mondiali e poi, guardando un po’ più in là, le Paralimpiadi del 2022. Con l’esperienza già maturata a PyeongChang e quella che verrà nelle prossime competizioni noi giovani arriveremo a Pechino più preparati. E chissà che non saliremo sul podio delle nazioni più forti al mondo”.

Laura Paganini