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Calcio, Personaggio, Promozione girone A

500 presenze e 200 gol, l’addio al calcio giocato di Cristian Caon

La notizia è freschissima: Cristian Caon appende gli scarpini al chiodo e dalla prossima stagione si siederà sulla panchina del Gavirate (Promozione). Dopo 20 stagioni tonde tonde passate sui campi da calcio nelle vesti di giocatore, Caon ha accettato la proposta della società rossoblù presieduta dal presidente Massimo Foghinazzi di guidare la squadra nella prossima annata. Accanto a lui, e lo ribadisce più volte, c’è Oscar Crippa (preparatore dei portieri con patentino UEFA), ma anche altre persone qualificate pronte a tuffarsi in una nuova ed affascinante avventura.

Come sei arrivato alla decisione di svestire i panni di giocatore? 
“Non è stato per niente facile e chiunque abbia giocato sa che si vorrebbe rinviare all’infinito questo momento. Negli ultimi due anni sono stato flagellato da problemi fisici che mi hanno impedito di allenarmi con continuità e con il resto dei miei compagni durante le sedute al campo. A darmi fastidio è stato il menisco e soprattutto due ernie al disco che ho cercato di tenere a bada con esercizi specifici. Avrei forse potuto continuare per un altro anno, ma la proposta del club mi ha definitivamente convinto a smettere”.

Come ti approcci a questo tuo nuovo incarico?
“Se Crippa ed io saremo ufficialmente gli allenatori che guideranno il Gavirate ogni domenica, è giusto sottolineare che non saremo soli. Faranno parte del nostro team anche Ivan Ginepro, un ragazzo che ha detto addio al calcio giocato da poco e che è molto preparato tatticamente soprattutto per quanto riguarda la parte difensiva, e un preparatore atletico con il quale ci confronteremo costantemente tutti quanti. Più che un duo, saremo dunque un quartetto e lavoreremo tutti nella stessa direzione. So che non è frequente che un gruppo gestisca una squadra, soprattutto nel calcio dilettanti, ma noi crediamo fermamente che possa funzionare e che porteremo il Gavirate a crescere ancora di più di quanto già fatto negli ultimi anni. Ognuno darà il massimo nell’ambito delle sue competenze”.

Come sarà il Caon allenatore?
“Per quanto mi riguarda, mi occuperò in gran parte della fase offensiva e insieme a Crippa tirerò le fila di tutto il lavoro. Sono davvero entusiasta della possibilità che mi è stata data e cercherò di ripagare al meglio la fiducia concessami. Sono felice di essere rimasto nell’ambiente del calcio e dovrò essere bravo a scindere i rapporti di amicizia che ho con diversi miei ex compagni con il ruolo che da oggi in poi avrò. So che siamo tutti ragazzi intelligenti e, dunque, sapremo rispettare le nuove regole”.

Che squadra sarà il Gavirate 2018/2019?
“I giocatori a breve cominceranno i colloqui con la società ed esprimeranno le loro intenzioni. Entreranno nel gruppo tanti giovani che avranno spazio e un ringiovanimento ci sarà, ma sicuramente posso già affermare che lo zoccolo duro rimarrà e non ci saranno grandi stravolgimenti”.

Quali saranno gli obiettivi?
“Quest’anno il Gavirate è uscito di scena al primo turno dei playoff contro l’Olimpia. Pur avendo il fattore campo a favore e avendo terminato il primo tempo della sfida in vantaggio di un gol, siamo stati raggiunti e superati dagli avversari che ci hanno eliminato. Purtroppo quest’anno siamo stati una squadra che ha fatto 30, ma non ha mai fatto 31, ossia ci è sempre mancato qualcosa per arrivare davvero in alto. Ci è capitato molte volte in stagione e credo che questo fosse stato il nostro principale limite. Per l’anno prossimo, la volontà è quella di fare meglio e arrivare ancora più in alto. Ci sarà un approccio nuovo agli allenamenti, ci saranno cambiamenti a 360°, ma tutto questo non deve spaventare nessuno. Iori ha fatto un lavoro encomiabile, noi vogliamo fare ulteriori passi”.

Guardando alla tua carriera, qual è il tuo bilancio?
“Sono soddisfatto di quanto ho fatto: mi ritrovo a 39 anni con 20 anni di calcio dilettanti alle spalle e sono consapevole di aver chiuso un bel percorso. Riassumendo, ho vissuto 8 salti di categoria, 3 dall’Eccellenza alla Serie D, altrettanti dalla Promozione all’Eccellenza e 2 dalla Prima Categoria alla Promozione, ho collezionato più di 500 presenze per un totale di più di 200 gol segnati. Il calcio è stato la mia palestra di vita e in tutti questi anni ho coltivato bellissimi rapporti di amicizia e di stima. In generale, lo sport insegna tantissimo e credo di avere imparato molto”.

Quali sono stati i momenti più belli?
“Sicuramente tre: i sei anni al Venegono dal 1998/’99 al 2003/’04 in cui abbiamo vissuto la favola di partire alla Promozione e di arrivare in Serie D, l’esperienza alla Base 96 Seveso culminata nei playoff di Eccellenza nell’annata 2007/’08 e quella alla Varesina dove ho vissuto la scalata fino alla Serie D. Poi, non posso non citare il sogno di disputare una stagione insieme a mio fratello Luca, realizzato a Morazzone quando dalla Prima Categoria siamo saliti in Promozione”.

Quali i momenti brutti?
“Purtroppo a 11 anni mi sono rotto i legamenti del ginocchio proprio nell’ultima partita prima di passare al settore giovanile del Como, società che mi aveva voluto. Ero un bel prospetto e da lì in poi è iniziato invece un calvario durato 7 lunghi anni. Non potevo essere operato fino a sviluppo fisico completato e, visto che il ginocchio mi cedeva, ho pensato di smettere. Sono passato al Varese e poi ho proseguito al Legnano e, a 18 anni, dopo l’intervento mi sono sentito abbandonato perchè nessuno più credeva in me. Dovrò sempre ringraziare Zangrandi, il presidente del Venegono, che mi ha voluto ed è proprio da Venegono che sono ripartito con entusiasmo. Nonostante mi sia rotto l’altro crociato durante la mia prima stagione in quel club, ho recuperato e ho continuato a giocare togliendomi tantissime soddisfazioni dai miei 20 anni agli attuali 39″.

Nella tua carriera hai conosciuto e frequentato molte persone. Il tuo ringraziamento a chi va?
“In primis a Maurizio Zangrandi del Venegono così come ad Andrea Basilico, presidente della Base 96 Seveso, e a Lino Di Caro, patron della Varesina. Tra gli allenatori ricordo con immenso piacere Dossena, Gatti, Spilli, Dallo, Cagnin e Iori con il quale ho sempre avuto un rapporto trasparente. Il giocatore più forte che ho incontrato sui campi è di certo Francesco Cuscunà. Ma chi voglio ringraziare più di tutti sono i miei genitori Mara e Sergio, mia moglie Danila che mi ha sempre seguito dappertutto prima della nascita dei nostri figli, mio fratello Luca e i miei cugini Federico e Nicolò”.

Laura Paganini