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Calcio, Personaggio

L’addio di Gheller: “Il calcio è emozioni, con le emozioni si vive”

551 presenze e 25 reti con 10 maglie diverse nel calcio dei grandi, 7 promozioni e 3 Coppe, questo il biglietto da visita di Mavillo Gheller che dopo 25 anni di onorata carriera ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. “Veramente ha deciso il mio tallone d’Achille – ci racconta Gheller -. Da un mesetto mi dà fastidio, ho fatto degli accertamenti e i medici mi hanno consigliato di smettere”. Come ti senti? “Ancora non sento nulla, è talmente fresca la cosa che non ho ancora realizzato bene quello che devo fare e poi forse avrò la fortuna di non dover concretizzare il mio distacco dal calcio giocato. Qui al Busto 81 sono stati subito fantastici tutti e già da domani sarò in campo per dare una mano a mister Tricarico e Vitiello che mi hanno accolto nello staff tecnico. Un gesto importante per me, un grazie a Galli e Gorrasi che mi hanno dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto ‘professionista’ sia questa società”.

Ma torniamo all’inizio, da bambino sognavi di fare il calciatore? “Veramente no. Le mie estati le passavo ad Asiago in vacanza dai miei nonni: trattori e camion nella mia giornata. Non l’ho mai detto a nessuno, ma sognavo di fare il camionista o guidare il trattore, poi il calcio mi ha fatto capire che forse il mio destino era altrove”.

Due promozioni dalla  Serie B alla Serie A, con Novara e Treviso (non sul campo la vittoria con i trevigiani). Una dalla C1 alla B con il Novara, due dalla C2 alla C1 con Pavia e Varese, una promozione dalla D alla C2 con il Varese e, sempre con i biancorossi, dall’Eccellenza alla Serie D. Una supercoppa di Lega Pro con il Novara e due Coppe Italia (Serie C e Serie D) con il Varese. Un palmares non indifferente, quale il tuo ricordo più bello? “Ho avuto la fortuna di vincere con diverse squadre e questo fa di tutte quelle stagioni una serie di ricordi indimenticabili. Se te ne devo dire uno su tutti, beh la partita di Coppa Italia Milan-Novara del 2010 mi fa ancora venire i brividi. 14.000 tifosi biancoblù a San Siro a sostenerci e, nonostante la sconfitta, siamo usciti tra gli applausi del pubblico. Poi aggiungo anche l’ultima promozione, quella dello scorso anno con il Varese dall’eccellenza alla serie D, una bella soddisfazione”.

Rimpianti? “Nessuno, tutto quello che ho fatto l’ho sempre fatto convinto pur, a volte, sbagliando. Forse mi manca almeno una presenza in Serie A, con Treviso e Novara ci ero arrivato e ci potevo stare ma poi ho fatto altre scelte”.

IMG_5549Tempo di bilanci, chi vuoi ringraziare? Non essere banale… “Primo su tutti mister Ramella, fu lui a volermi al Varese nel 1991 quando venni scartato dai biancorossi. Mi ha cambiato la vita, mi ha tolto dal trattore (ride ndr). Poi Alberto Bergossi, il mio procuratore, i miei genitori, che hanno fatto tanti sacrifici all’inizio, ed infine mia moglie Manuela. Siamo insieme da oltre 22 anni, mi ha seguito fin da ragazzo, abbiamo sempre fatto tutte le scelte insieme e lei mi ha sempre assecondato senza mai farmi pesare nulla”.

Nemmeno il tempo di smettere e hai già svoltato, futuro in panchina? “Mi piacerebbe provarci davvero. Con i ragazzi faccio già qualcosa ma mi sento più portato per guidare un gruppo di prima squadra. Con il Busto 81 avrò l’occasione di testarmi in questi mesi poi si vedrà”.

A Cassano Magnago hai una Scuola Calcio che porta il tuo nome, come spiegheresti ai tuoi ragazzi il mondo del Calcio che tanto sognano? “All’Union Villa stiamo facendo un grande lavoro con Gigi, Sandro e tutto lo staff veramente super. Il mondo del calcio mi ha regalato tantissime emozioni, belle e brutte, ma le emozioni sono la vitamina della vita, quindi il calcio è vita”.

Troppo seria come chiusura, raccontami un episodio degno di essere definito una ‘Ghellerata’. “Agosto 2015, Coppa Italia in campo con il Varese a Trezzano. Caldo esagerato, giocavo a centrocampo e al 25′ della ripresa non ne avevo più. Come un miraggio vedo alzarsi il tabellone con il n. 4 per il cambio e rasserenato mi siedo in panchina, mi faccio passare una borraccia e mi slaccio le scarpe. Melosi si gira mi guarda e mi dice: “Mavi cacchio fai?” “Mister hai tolto il 4, il 4 sono io”. “Mavi è il 4 dell’altra squadra, sveglia, in campo”. No comment, grazie”.

Michele Marocco