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Ciclismo, Personaggio

Martino Caliaro ad un passo dalle 300 salite sul Cuvignone: “Il 24 dicembre l’evento”

Martino Caliaro è un ciclista che insegue un record del tutto particolare: nel 2015 salì in bicicletta sul Cuvignone da Cittiglio per ben 250 volte. Per il 2016 ha promesso di farcela per 300 volte ed è ormai ad un passo dal mantenimento di quel proposito. Il 24 dicembre Martino ha organizzato un evento per festeggiare il raggiungimento di questo straordinario traguardo. Sarà aperto a tutti coloro che vorranno accompagnare Martino sul Cuvignone per l’ultima volta in questa annata.

Come si svolgerà la giornata del ritrovo?
“Ci troveremo alle ore 10 [del 24 dicembre, ndr] alla pasticceria Zanoni di Cittiglio e chi vorrà partecipare potrà venire con la mountain bike o anche con la bici da strada, non fa differenza. Alcuni genitori mi hanno già detto che porteranno bambini e figli. L’anno scorso in molti hanno raggiunto la vetta in macchina ed è anche questa una possibilità. Rispetto all’evento del 2015, questa volta il rinfresco sarà direttamente in vetta e non in un ristorante a metà salita. Dovrebbe partecipare anche qualche professionista o ex professionista di mia conoscenza. Assicuro che l’andatura sarà molto tranquilla e blanda, per permettere a tutti di partecipare”.

Quante volte sei salito fino ad ora nel 2016?
“Ad oggi sono arrivato a quota 293 volte. Ho un Garmin che mi permette di scaricare tutti i dati sul computer e sul sito, per cui i numeri sono certificati. L’obiettivo è rimasto 300, non andrò oltre perché sinceramente in questo ultimo periodo ho esaurito tutte le energie. L’anno scorso, che ho fatto 250 ascese, sono arrivato alla fine sì stanchissimo, ma comunque con ancora qualcosa nelle gambe. Questa volta invece mi sento esaurito fisicamente e mentalmente. Queste ultime salite le sto facendo più di testa e di cuore che di gambe”.

L’anno prossimo cercherai ancora di migliorare il record?
“Cuvignone rimarrà sempre per me una palestra e un allenamento per migliorare la condizione, ma non mi imbarcherò più in una impresa di questo tipo. Il mio obiettivo per l’anno prossimo è tornare a fare le gare e a correre tra gli amatori, anche se il mio telefono resta sempre acceso. Ho già fatto quasi un anno nei professionisti in una squadra che, purtroppo, fallì prima della fine della stagione. Se qualche squadra di professionisti volesse chiamarmi, considererei l’ipotesi. Resta il mio sogno nel cassetto, anche se so che è un periodo economicamente nero per i team”.

Il Cuvignone è diventato routine o provi ancora emozioni?
“Ammetto che queste ultime ascese oramai le sento un po’ come un obbligo: l’anno scorso amici ed appassionati di ciclismo mi chiesero qual era il mio obiettivo per il 2016 e io dissi 300. Per cui voglio mantenere questa promessa che ho fatto. Fino a un mese fa, invece, era piacevole qualsiasi scalata: ogni volta provi un’emozione diversa. Se la fai con qualcuno ti può aiutare la compagnia, se la fai da solo puoi concentrati sul panorama che magari è diverso rispetto al giorno prima perché è cambiato il tempo. È sempre bello”.

Come ti condizionano le variabili atmosferiche?
“Fino a settembre riuscivo a fare più scalate al giorno: al sabato o alla domenica mi è capitato di salire anche cinque volte di fila. In settimana, invece, riuscivo a fare due o tre ascese. Però non mi ero messo giù una tabella ad inizio stagione, mi organizzo di volta in volta. Per esempio tre settimane fa ha piovuto ininterrottamente per giorni e ho deciso di rimanere fermo, allenandomi a casa. Appena il tempo ha iniziato ad essere bello ho sfruttato il weekend per recuperare le salite che avevo perso”.

Come organizzi le tue giornate?
“Fino a due mesi fa a lavoro facevo i turni: se avevo la mattina lavoravo dalle 6 alle 14, se avevo il pomeriggio dalle 14 alle 22. Perciò, in base al turno, riuscivo ad organizzarmi per andare alla mattina o al pomeriggio. Adesso invece faccio la giornata, per cui è più complicato. Stacco sempre alle 15.30 e poi parto per il Cuvignone. Mi sono dovuto dotare di un faro per poter salire anche quando è buio”.

Filippo Antonelli