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Varese Calcio

Tifosi arrabbiati. Lo stadio contesta il Varese. Confronto Curva-giocatori

Tanta rabbia e paura per un destino sempre più grigio che incombe in casa biancorossa dopo la sconfitta per 1-4 rimediata contro il Frosinone. Anche i tifosi sembrano aver perso la fiducia per un’impresa che diventa sempre più ardua, quasi ai limiti dell’impossibile. Lo spettro della retrocessione incombe ormai imminente alle spalle dei ragazzi di Bettinelli, incapaci di tirare fuori quella prova di coraggio e d’orgoglio che la piazza aveva invocato nei giorni precedenti la sfida. E pensare che prima del calcio d’inizio tutto lo stadio si era raccolto attorno alla squadra facendo sentire la propria vicinanza in quello che doveva essere un match da vincere ad ogni stendardo stadio costo. A cominciare dal gagliardetto portato a metà campo che recitava: “Le vittorie sofferte sono quelle più belle” (foto a lato), sino alla coreografia della Curva Nord: “In questo buio solo noi la luce” (foto in alto). Peccato però che le cose per il Varese hanno iniziato subito a mettersi male con l’espulsione di capitan Corti dopo 12′ e si sono messe ancora peggio quando il Frosinone è andato a segno due volte tra il 24′ e il 32′.

A quel punto l’entuasiasmo e la speranza di assistere alla prova tanto attesa alla vigilia hanno lasciato il posto all’amarezza e alla delusione. Dalla curva sono partiti cori di disappunto rivolti ai giocatori (“Andate a lavorare”), seguiti dall’esplosione dei primi petardi. Il gol di Zecchin ha riacceso una flebile speranza nei cuori del pubblico del Franco Ossola e per qualche minuto è ripreso l’incitamento degli ultras con cori dedicati esclusivamente alla maglia (“Noi abbiam Varese nel cuore”), senza alcuna menzione per gli undici biancorossi sul terreno di gioco.

Al terzo gol degli ospiti la situazione è però precitata del tutto: il lancio di petardi è proseguito e si è fatto più frequente, gli ultras hanno iniziato a rimuovere i loro striscioni e si sono lasciati andare ad insulti direttamente rivolti verso Bettinelli. Il nervosismo ha preso il sopravvento anche in tribuna, quando alcuni tifosi hanno inziato a litigare in maniera così vibrante da richiedere l’intervento di un paio di steward per riportare una certa tranquillità.

Mentre in campo i biancorossi correvano a vuoto, smarriti e rassegnati, il Frosinone andava a segno per la quarta volta. La curva iniziava così a svuotarsi e molti altri spettatori nei distinti e in tribuna lasciavano l’impianto. Dopo 3′ di recupero nei quali i biancorossi venivano umiliati con il torello orchestrato dagli uomini di Stellone, il direttore di gara Saia poneva fine all’agonia. Il Varese usciva così dal campo tra l’indifferenza dei pochi rimasti nello stadio e qualche timido applauso.

Clima infuocato anche nel post partita. Alcuni giocatori sono stati chiamati a colloquio con una rappresentanza degli ultras. Corti, Zecchin, Perucchini, Neto, Rea, il ds Ambrosetti e l’accompagnatore Frontini hanno avuto un faccia a faccia con i tifosi che non gliele hanno mandate di certo a dire.
«A mio parere, vista la situazione, non serviva neanche – il commento Zecchin –. Ognuno di noi deve farsi un esame di coscienza. È giusto che i tifosi dicano la loro perché pagano il biglietto. Noi ascoltiamo il loro sfogo e poi ci facciamo un esame».

Mentre Bettinelli in sala stampa si assumeva tutte le colpe per quanto successo e annunciava le sue possibili dimissioni. Zecchin e Corti si sono poi prestati alle domande dei giornalisti: bocche cucite per quanto riguarda lo scambio di opinioni avvenuto con i tifosi, così come per la protesta di Corti che gli è costata l’espulsione.

LA SALA STAMPA

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