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Pro Patria

Erminio Giana morì in guerra e lasciò il campo da calcio. Le ultime sul prossimo avversario della Pro Patria

Una sbrigativa cerimonia, una medaglia d’argento e un soprassoldo annuale di 250 lire. Questo è quanto l’allora Regno d’Italia riconosceva ai decorati per “azioni di segnalato valore” durante il primo conflitto mondiale. Un riconoscimento che competeva a sottufficiali e soldati (se sopravvissuti all’eroico atto), o alle corrispettive famiglie (se caduti in battaglia). Nella tarda primavera del 1916 la sorte in oggetto spettò, tra i tanti, anche ai congiunti di Erminio Giana, giovanissimo sottotenente del 4° Reggimento del Battaglione Alpino “Aosta”, perito a Coni Zugna durante una controffensiva dell’esercito imperiale austro-ungarico. Il valoroso gesto sarebbe semplicemente finito nella vastissima aneddotica bellica se solo la madre del militare gorgonzolese non avesse deciso di Ai caduti Coni Zugnadonare alla locale squadra di calcio un terreno da adibire a campo di allenamento. Di lì a qualche anno (nel 1932), quella squadra (prima chiamata Associazione Sportiva Gorgonzola) assunse, per riconoscenza, la denominazione per antroponimia di G.S. Erminio Giana. Nei decenni successivi la parabola sportiva dei Padroni della Martesana non riuscì però mai ad affrancarsi da un robusto dilettantismo. Una dimensione definitivamente abbandonata solo nel 2014, in occasione della prima storica promozione tra i professionisti.

Quell’impresa porta in calce la firma di tre indiscussi protagonisti. Il presidente (da oltre 30 anni) Oreste Bamonte, un ingegnoso imprenditore caseario nativo di Battipaglia capace di fare una fortuna producendo mozzarelle a Gorgonzola. Un colpo di genio, solo a pensarci. Il Direttore Generale (da 15 anni ma nel club da quasi 40, prima come giocatore e poi come segretario) Angelo Colombo, autentico factotum societario e regista dell’adeguamento del “Città di Gorgonzola”, tornato terreno di casa dopo l’esilio al “Brianteo” di Monza. E, ovviamente, l’allenatore (da 20 anni esatti) Cesare Albè, ex impiegato in pensione della Siemens Telecomunicazioni con ruvida schiettezza alla Paròn Rocco e longevità in panchina alla Sir Alex Ferguson. Dal 1995 questo trio è il segreto (meglio svelato) del calcio di provincia alle nostre latitudini.
Ma come tutte le favole (sportive e non) che si rispettino, non poteva certo mancare un Cavaliere. Ruolo ricoperto (in senso stretto e in senso lato) da Andrea Gasbarroni (nella foto in alto), insignito da Carlo Azeglio Ciampi dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana in virtù del bronzo olimpico ai Giochi di Atene nel 2004 e stella della squadra dal gennaio scorso quando arrivò in biancazzurro dopo lo svincolo dal Monza. L’eclettico attaccante torinese costituisce con Sasà Bruno la principale arma offensiva dei prossimi avversari della Pro Patria (domenica, ore 15). Con la vittoria per 2-0 a Bergamo con l’AlbinoLeffe, la Giana Erminio ha appena reso un (parziale) favore ai tigrotti, garantendosi peraltro una confortevole ottava posizione in classifica a 16 punti.

Quale formazione vedremo in campo contro i biancoblu? Assente per squalifica il fresco di laurea (cum laude) in Scienze Motorie Tiziano Polenghi, ma recuperati (dopo il turno di stop) Biraghi e Bonalumi, il rigoroso 4-4-2 di Albè dovrebbe prevedere interpreti consolidati. Il colombiano Pablo Sanchez in porta; Perico, Montesano, Bonalumi e Solerio in linea difensiva; Pinto (o Rossini), il veterano (a Gorgonzola) Marco Biraghi, Marotta e Augello in mediana; Gasbarroni e Bruno in attacco. Insomma, tanti onestissimi interpreti di categoria e due stelle di primaria grandezza. Una squadra tosta, quadrata ma con talento non marginale. Come il valoroso militare di cui porta il nome.

Giovanni Castiglioni